Imprenditore Gianluca Ciferri 140915180338
REPORTAGE 15 Settembre Set 2014 2000 15 settembre 2014

Fermano: tra crisi, violenza e criminalità

Perché l'uccisione dei due operai kosovari non stupisce la città.

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da Fermo

Molino Girola (Fermo): uomini della scientifica e carabinieri sul luogo della sparatoria (15 settembre 2014).

La gente a Fermo scuote la testa, ma non è che si stupisca più di tanto se scopre di lunedì mattina che un imprenditore, uno conosciuto, ha appena regolato i conti con due operai kosovari che volevano esser pagati per dei lavori compiuti. Mustafa Neomedim, 38 anni, e Avdyli Valdet, 26, si sono presentati, duri e decisi, a una villa nella contrada fermana di Molini Girola, sede di una minuscola impresa edile, con una piccozza. Allora Gianluca Ciferri, 48 anni, sposato, tre figli, ha tirato fuori la sua pistola, regolarmente posseduta, e li ha freddati entrambi. In casa aveva altre armi. Lo hanno portato in caserma dai carabinieri.
IL MIRAGGIO DI UN'ISOLA FELICE. La gente scuote la testa, ma non trasalisce più. Perché i sintomi ci sono e sono antichi, anche se il Fermano non è facile da raccontare. Riposa sull'idillio di un'isola felice che non esiste più da anni, da decenni ma guai a scriverlo, i fermani non vogliono sentirselo dire, vogliono cullarsi nei loro incantesimi. «Qui? Qui è il posto più bello del mondo, quello dove si vive meglio sulla terra». Ma allora perché sono tutti così esasperati?
Lo scorso Natale la frana che ha travolto il centro storico di Fermo, giù fino alla Strada Nuova, è stata la strenna che nessuno voleva, è sembrata travolgere le ultime illusioni di una Piazza del Popolo splendida, col suo loggiato del Duecento, col Palazzo dei Priori da cui guarda severo Papa Sisto V, ma sempre così avvilita, così silente, così invasa di ombre e di echi.
UN CENTRO FANTASMA. Metà negozi morti da anni, il sovrastante cinema Helios bruciato e rimasto cenere, nessuno con la forza o la voglia di riportare in vita il centro storico. Corso Cefalonia felpato, ovattato di fantasmi.
Tutto il Fermano è una galassia di centri bellissimi ma ripiegati, sfibrati. A Porto San Giorgio i negozi chiudono, ma il mercato immobiliare è drogato, ha quotazioni da metropoli europea.
Dice a Lettera43.it un direttore di banca: «Non si ha idea di quanta gente viene a chiedere aiuto perché non riesce più a pagare le bollette. I soldi girano ancora ma sempre in meno tasche e comunque nelle solite. Per gli altri, sempre più angoscia».
FACCIA A FACCIA CON LA CRISI. Gli fa eco il dirigente dell'Ufficio postale: «Adesso i correntisti non si accontentano più di 'bruciare' tutta la pensione: prima ne lasciavano metà, poi una parte, ora intaccano i risparmi». Dice il negoziante: «Mi sa che è l'ultimo giro, l'affitto è troppo caro, la clientela evapora, meglio fermarsi prima che sia troppo tardi». Dice la commessa nell'outlet deserto: «Oggi sono qui, domani non si sa». Dice l'imprenditore calzaturiero: «È finita, ho resistito fino a qui ma adesso penso solo a guadagnare la pensione: altri continueranno, io non ho più ossigeno».


Nel 2013 si sono registrati 54 fallimenti

Palazzo dei Priori a Fermo.


Sono atroci i numeri della crisi economica nel Fermano, diffusi dalla Cgil. Nel solo 2013 sono stati registrati 54 fallimenti, 30 concordati preventivi, 261 pratiche concorsuali. La morte in cammino di un distretto che nei primi 20 anni di globalizzazione ha visto spazzar via la filiera delle 3 mila microfabbriche di scarpe a gestione familiare.
DISOCCUPAZIONE AL 17%. Il dato più grave riflette la disoccupazione, attestata sul 17%. Dura pure la cassa integrazione, cresciuta nel 2013 del 24,55%, nonché, addirittura, del 69,3% rispetto al 2009. Critica la variabile degli avviamenti al lavoro, scesa da 40 mila nel 2012 a 35 mila nel 2013.
I giovani non trovano sbocchi, né per assunzione né in proprio.
Un solo esempio. Agriturismi, bed & breakfast non mancano, frutto di antiche abitazioni e casali ristrutturati con gusto e attenzione. Ma hanno un problema: la penuria di manodopera o di “eredi” in grado di continuare il discorso aziendale. Nessuno sembra voler più scommettere su niente.
UNA PROVINCIA IN APNEA. Uno degli specchi di un territorio è la sede dell'ufficiale giudiziario, là dove fioriscono i pignoramenti. Si spalanca una finestra fatta di situazioni paradossali, patetiche, indicative di una provincia in apnea. Tutto si cerca di «impegnare», mobile o immobile, i pegni non si contano più e la confusione è grande sotto il soffitto di questa stanza al quinto piano del palazzo che affianca il tribunale. Molti disperati veri, altri che marciano sullo squallore del loro stato di indigenti presunti.


Criminalità e violenza: il nuovo volto dell'isola felice

Molino Girola (Fermo): uomini della scientifica e carabinieri sul luogo della sparatoria (15 settembre 2014).


Poi c'è l'altro specchio, quello opaco della criminalità. A cominciare da quella spicciola dei vandali, dei balordi che sfasciano il centro storico e poi sostengono di non ricordare niente, del teppismo delle risse giovanili sempre più violente, delle pischelle che anche qui, non solo ai Parioli, si danno via per niente.
BOOM DI GIOCHI E SCOMMESSE. C'è il desiderio bruciante di far soldi facilmente perdendone più facilmente assai. Fermo è la seconda città italiana per giochi e scommesse, e sempre più spesso a puntare sono minorenni.
Tensioni che si innestano su un rapporto sempre meno disteso, sempre più problematico anche con gli stranieri, e fra questi ultimi. L'ambiente del sesso è effervescente, degenera in episodi trucidi, clienti che violentano prostitute e vengono massacrati dai protettori. Ma ci sono anche donne che si affrontano a colpi di coltello, di scure.
TENSIONE CON GLI IMMIGRATI. Molti immigrati si integrano, ma il buon cuore di questa gente pare un po' spompo se una ausiliaria al traffico ringhia a un nero che voleva farle concorrenza abusiva: «Vattene via, che m'infetti».
Le forze dell'ordine faticano davanti all'escalation, anche perché debbono fare fronte a situazioni più rilevanti, di quelle, dicono in tribunale, «che non saranno da profondo Sud, però ci stanno».
Nell'agosto del 2013, a Porto Sant'Elpidio, un sanguinoso regolamento di conti tra romeni per il controllo del racket della prostituzione aveva sortito una curiosa ordinanza volta a multare donne in abiti considerati «sconvenienti», vaghezza reiterata più volte, con effetti surreali.
IL RACKET INTERNAZIONALE. Alcuni mesi dopo, una operazione internazionale dei carabinieri del Fermano-Ascolano, col supporto del Ros regionale e dei colleghi antimafia dalla Romania, ha disarticolato una formazione rumena con base nell'Elpidiense, sempre dedita al racket della prostituzione. E sono parse riemergere ramificazioni che parevano riavvilupparsi ai grovigli maligni di epoche lontane.


Il «radicamento» della malavita a partire dagli Anni 80

Prostitute sulla statale Adriatica.


Nel Fermano, i primi elementi legati alla malavita organizzata risalgono addirittura agli Anni 80 per effetto della legge Pica, che aveva introdotto la pratica di smistare i boss in giro per l'Italia. A Fermo, il risultato fu il radicamento lungo la fascia costiera, tra San Tommaso-Lido 3 Archi e Casabianca-Lido. Non di rado questi elementi avevano parenti reclusi nel vicino supercarcere ascolano di Marino del Tronto, dove soggiornarono, tra gli altri, Raffaele Cutolo e Totò Riina.
IL PERICOLO INFILTRAZIONI. L'isola felice cominciò a scoprirsi insidiata all'inizio degli Anni 90, nella costante omertà denunciata dalla Procura e nel ripetersi inesorabile, all'apertura di ogni anno giudiziario, dell'appello dal procuratore generale sui pericoli di infiltrazioni. Ma le infiltrazioni c'erano già e si rigenerano, oggi anche cinesi e russe. Non sarà facile sradicarle: chiunque può constare l'età giovanissima di troppe ragazzine al loro “posto” già dal primo pomeriggio, lungo la Statale adriatica o nei cupi vialetti di Lido 3 Archi.
E davvero non poteva essere una sorpresa il blitz con cui, alla fine di luglio, i carabinieri sorprendevano sei soggetti pericolosi tra appartenenti alla 'ndrangheta, crimine locale ed elementi balcanici in un casolare di Montegranaro, dove si pianificava una organizzazione su più fronti, traffico di stupefacenti in primis.
DROGA E RAVE. Il 18 maggio scorso, a un rave party in contrada Leandra di Montegranaro, i carabinieri hanno trovato un centinaio di ragazzi sciamati dal circondario, “cotti” in un autentico bazar della droga: eroina, cocaina, extasy, speed, fumo. Secondo gli inquirenti, «questo è l'unico business che non conosce flessioni». Assieme all'alcol, a fiumi.
Poi, una mattina, un imprenditore tira fuori la pistola e fa secchi due operai stranieri che lo minacciano con la piccozza per un debito non pagato. E la gente scuote la testa.

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