SPARATORIA 15 Settembre Set 2014 1418 15 settembre 2014

Imprenditore uccide due operai nel Fermano

Si presentano armati a casa del datore di lavoro. Lui li ammazza a colpi di pistola.

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Gli avevano fatto causa dopo il licenziamento avvenuto in estate.
Ma rivolgersi al giudice è stata una mossa che ha fatto imbestialire il loro ex datore di lavoro. Che li ha ammazzati.
Due operai edili kosovari - Mustafa Neomedim, 38 anni, e Avdyli Valdet, 26 - sono stati uccisi a Fermo dal vecchio capo Gianluca Ciferri, arrestato per duplice omicidio (guarda le foto).
Sembra rivendicassero una somma di denaro non corrisposta, ma i carabinieri non hanno escluso neppure un tentativo di estorsione dietro l'aggressione subita la mattina del 15 settembre da Ciferri.
L'assassino ha spiegato di aver sparato per legittima difesa. Le vittime erano entrambe incensurate e con un regolare permesso di soggiorno a Fermo.
SPARI DOPO LA LITE. Sarebbe stato lo stesso imprenditore, dopo la sparatoria, a chiamare i soccorsi e i carabinieri.
Secondo il suo racconto, i due ex dipendenti, originari dei Balcani, lo avrebbero affrontato brandendo una piccozza per ottenere del denaro.
DUE COLPI MORTALI. La discussione è presto degenerata in una colluttazione e a quel punto l'imprenditore avrebbe impugnato la pistola, regolarmente detenuta, e ha esploso vari colpi contro gli aggressori, due dei quali sono risultati mortali.
Al momento dell'agguato Ciferri era solo in casa. Stava facendo dei lavori all'esterno della villetta di famiglia e sarebbe stato sorpreso alle spalle dai due ex operai.
L'imprenditore avrebbe raccontato ai carabinieri di aver tentato una reazione, e di essersi poi diretto in garage, dove teneva la pistola. Attimi di terribile concitazione, seguiti dalla raffica di colpi, che non ha lasciato scampo ai due lavoratori.

La Cgil: «Inascoltate le loro richieste»

L'episodio di cronaca ha avuto anche strascichi politici, soprattutto nel mondo sindacale.
Il segretario provinciale della Cgil Maurizio Di Cosmo ha commentato così: «Le richieste dei due lavoratori erano state diverse, reiterate e non ascoltate. Rivendicavano mensilità arretrate, un problema comune a molte piccole aziende edili, mentre la crisi sta sconquassando la tenuta sociale dei territori».
LA VICENDA ERA NOTA. Uno dei due, Mustafa Neomedim, 38 anni, fino a pochi mesi fa era iscritto alla Fillea Cgil, ma da quando aveva perso il lavoro non aveva rinnovato la tessera.
Si era rivolto alla Uil, che pare avesse avviato l'iter per un'ingiunzione di pagamento a carico di Ciferri. La vicenda insomma era nota ai sindacati.
«IL CLIMA È ESASPERATO». In una nota congiunta la Cgil, la Cisl, la Fillea, la Filca e Feneal di Fermo hanno attaccato: «La tragedia è una parte sintomatica di una realtà sociale diventata pesante, soprattutto per i lavoratori, ma anche per le piccole imprese. Il clima è esasperato dalla crisi e dalle mancate risposte ai tanti a cui manca il lavoro, a coloro che vivono in una perenne precarietà, come ai molti che il lavoro ce l'hanno ma non riescono a far fronte alle spese quotidiane ordinarie, ai licenziati, alle migliaia di cassaintegrati, ai giovani mai entrati nel mercato del lavoro. Il crollo del settore edile, oltre a determinare una massa di disoccupati, sta subendo la balcanizzazione del proprio mercato del lavoro dominato sempre più da lavoro nero, sommerso, non pagato, insicuro».

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