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LA MODA CHE CAMBIA 15 Settembre Set 2014 1501 15 settembre 2014

L’allarme Daniza e la squadra delle tendenze Omicidi

L'Italia scopre di amare gli orsi. Che riempiono i giornali. Ma è solo una tendenza di passaggio.

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Un orso bruno in un'immagine d'archivio.

Due giorni dopo l’uccisione dell’orsa Daniza, perché si stenta a credere che esperti dichiarati non siano neanche in grado di misurare la quantità di narcotico contenuta in una siringa, dunque parliamo di volontà e non di errore, dagli Abruzzi è spuntata una notizia simile. Orso avvelenato.
Potete scommettere che ne seguiranno altri a breve: già vedo i colleghi delle Cozie disperarsi perché nessuna lontana parente di Daniza ha ancora assalito un fungaiolo locale, oppure un pollaio o, ancora, il recinto dei maiali di Antonio Rossi, zio Toni per i vicini, che avendo preso a fucilate l’orso salvandosi per un pelo ma abbattendo il povero plantigrado, verranno tutti debitamente intervistati, e tutti sosterranno senz’altro come zio Toni sia sempre stato un bravo ragazzo e un fratello d’oro, e che dunque il suo gesto sia spiegabile solo come un momento di follia.
SI PARLERÀ SOLO DI ORSI. Fuor di metafora, o per meglio dire di schema compositivo e iter procedurale ormai standard per ogni notizia di cronaca in cui sia scappato il morto, a due o quattro zampe poco sembra importare purché alimenti un qualsivoglia dibattito e possano essere intervistati parenti e vicini che testimonino dell’assoluta dolcezza e dell’animo compassionevole del loro congiunto e amico perché la cattiveria non esiste e siamo tutti uguali salvo inspiegabili derive, sappiate che per un paio di settimane parleremo (noi giornalisti e voi lettori) solo di orsi.
INDIFFERENZA PER LE SUORE IN BURUNDI. Si chiederanno le dimissioni del ministro dell’Ambiente, di cui peraltro ci è stato ricordato il nome in questa occasione, e gli psicologi più influenti verranno intervistati sui risvolti mnemonico-affettivi che ci fanno intenerire per l’orsa trentina e rimanere invece del tutto indifferenti per l’uccisione delle tre suore in Burundi (solo alla monaca di Monza, dopotutto, venivano regalate bambole vestite da badessa, mentre tutti noi abbiamo posseduto una schiera infinita di orsetti di peluche in età prepuberale, dunque è più logico che piangiamo per Daniza che per quelle tre disgraziate, uccise da un proprietario terriero come ovvio 'in un momento di follia').
Le signore commenteranno con orrore i prossimi orsicidi davanti al banco polleria del supermercato continuando a infilare serenamente vassoi di soli petti e piccole cosce nel carrello, preparandosi a cucinarli per i figli a casa senza timori e senza pensieri, perché i polli, essendo allevati in batteria col becco tagliato perché non si feriscano l’un l’altro o tentino di uccidersi pazzi di sofferenza, non possiedono corpi interi come Daniza ma solo fuselli, cosce e petti già spellati e dunque non fanno notizia.
FEMMINICIDI E PEDOFILIA SPARITI DALLE PRIME PAGINE. Nel frattempo, non so se ve ne siate accorti, i femminicidi sono diminuiti: oppure no, però andavano di moda la scorsa primavera, all’epoca del processo all’ex fidanzato di Lucia Annibali, e sono stati dimenticati insieme con gli infradito con gli strass, anche loro di gran tendenza fino a quando le piogge continue dell’agosto più freddo degli ultimi 20 anni ce li hanno fatti riporre.
E i pedofili? Che fine hanno fatto? Pare continuino a darsi parecchio da fare, vedi il fotografo romano che adescava ragazzine o il caso orrendamente assurdo della gang di pedofili pakistani di Rotherham, insabbiato dalle autorità per timore di accuse di razzismo, ma essendo stati gli stupratori di bambini l’argomento di conversazione dominante dell’ultimo decennio, hanno lo stesso appeal del capo di abbigliamento classico: buono in ogni occasione, per carità, ma non meritevole di un’apertura o di salotto televisivo.
In Italia, poi, sul tema abbiamo anche qualche sfondone da farci perdonare, vedi il caso dell’asilo di Rignano, e ultimamente tendiamo ad andarci con cautela.
ANCHE LA CRONACA SEGUE LE MODE. Dunque, se credevate che la cronaca non fosse soggetta alle mode e alla sciatteria istruttoria vi sbagliavate di grosso. Perciò, se fossi il fungaiolo malaccorto che ha messo la forestale sulle tracce di Daniza, invece di lamentarmi per essere stato preso di mira da mezza Italia, proverei innanzitutto a tacere, e poi a espatriare per un paio di mesi. Al ritorno, troverei che la folla guidata da noi provveditori alle notizie si è già diretta inferocita sotto la casa di qualcun altro. Senza sapere e soprattutto senza approfondire. Così, per passare il tempo.

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