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INDAGINE 15 Settembre Set 2014 1645 15 settembre 2014

Omicidio Yara, Bossetti resta in carcere

Respinta l'istanza. Gravi indizi di colpevolezza e pericolo di reiterazione.

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Massimo Giuseppe Bossetti.

Rimane in carcere Massimo Bossetti, arrestato il 16 giugno 2014 per l'omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha deciso il gip di Bergamo, Ezia Maccora, respingendo la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dell'imputato.
Nell'ordinanza si spiega, in sostanza, che per Bossetti persistono i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.
Non è quindi servita la 'rilettura critica' degli indizi nei suoi confronti operata dai suoi legali, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, i quali nei giorni scorsi avevano presentato una corposa istanza per chiedere la scarcerazione di Bossetti. Il gip ha ritenuto che non vi siano elementi nuovi, tendenti a scagionarlo, rispetto a quando, a metà giugno, dispose per lui il carcere.
«EFFERATA VIOLENZA». Rimane per il giudice quella «gravità intrinseca del fatto, connotato da efferata violenza e dalla personalità» di Bossetti, come il gip aveva scritto nella prima ordinanza, «dimostratosi capace di azioni di tale ferocia posta in essere nei confronti di una giovane ed inerme adolescente». Resta la sua «mancanza di freni inibitori» che alimentano il pericolo di reiterazione del reato e non autorizzano misure diverse dal carcere. E su questo avevano insistito anche i legali della famiglia di Yara nella memoria con cui si sono opposti alla scarcerazione.
IL DNA RIMANE VALIDO. I difensori di Bossetti avevano cercato anche di mettere in dubbio la validità dell'esame del Dna che attribuisce all'accusato le tracce emetiche trovate sul corpo della ragazza. Per il giudice, il Dna rimane valido, nonostante sia stato estratto quando il corpo di Yara giaceva da tre mesi nel campo di Chignolo d'Isola. La cella telefonica a cui alle 17.45 del 26 novembre del 2010 si agganciò il cellulare di Bossetti e poi quello della ragazza vero è che è la stessa dell'abitazione del muratore, ma a questo va aggiunto il fatto che sul corpo della ragazza fu trovato del materiale edile, simile a polvere di calce, e Bossetti è muratore e vive nella stessa zona della famiglia Gambirasio.
INCONGRUENZE NEL RACCONTO. C'è anche qualche incongruenza riguardo agli spostamenti del muratore di quel pomeriggio; quel raccontare, per esempio, di aver visto parabole delle tivù quando queste sarebbero arrivate solo due giorni dopo. E, aveva già sottolineato il gip, la Corte di Cassazione «raccomanda una valutazione globale ed organica degli indizi, e non separata, proprio per apprezzarne la gravità». Per Bossetti, che continua a proclamarsi innocente, quindi, l'unica misura cautelare possibile continua a essere il carcere.

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