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SECONDO CASO 18 Settembre Set 2014 1900 18 settembre 2014

L'orso nell'Aquilano ucciso da una fucilata: niente veleno

Cinque pallettoni trovati dentro al corpo. Indaga la magistratura. Gli ambientalisti: «Basta violenze».

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La carcassa dell'orso ritrovato morto nell'Aquilano.

L'orso marsicano trovato morto il 12 settembre a Pettorano sul Gizio è stato ucciso da una fucilata: sono cinque i pallettoni trovati dentro al corpo del plantigrado al termine della necroscopia. Lo si apprende da fonti nell'ambiente giudiziario.
L'ipotesi dell'avvelenamento è stata così definitivamente esclusa.
Dei cinque pallini da caccia uno solo avrebbe perforato l'intestino, provocando una peritonite acuta e la morte dell'animale, mentre gli altri quattro pallini non sarebbero andati a bersaglio.
INDAGA LA PROCURA DI SULMONA. I pallettoni hanno colpito l'orso bruno nella parte posteriore sinistra del corpo, perciò chi ha sparato si trovava alle spalle dell'esemplare.
Dalla mattina del 18 settembre la procura di Sulmona con il Corpo forestale dello stato (Cfs) «sta procedendo ad effettuare tutte le operazioni di ricerca delle fonti di prova per rintracciare i colpevoli dell'uccisione del plantigrado, nonché a ricostruire gli spostamenti dell'orso nelle ore antecedenti il decesso».
Il Cfs dell'Aquila ha avviato una serie di controlli mirati per risalire all'arma che ha sparato e quindi al suo possessore.
Nel frattempo si attende l'esito degli altri esami in corso all'Istituto zoo profilattico di Grosseto per stabilire l'ora del decesso e altri particolari utili all'inchiesta aperta per il momento contro ignoti con l'accusa di uccisione di animale protetto con arma da fuoco.
«FERMARE L'ESCALATION DI VIOLENZA». La Lega antivivisezione (Lav) ha così commentato le ultime novità sul caso: «È un'emergenza, e va fermata l'escalation di violenza in atto, di reati che non sono solo contro gli animali ma contro tutti, contro lo Stato. Vittime, peraltro, specie particolarmente protette poiché a rischio di estinzione, per non parlare degli altri animali».
La Lav ha quindi chiesto al Ministro dell'Interno, Angelino Alfano di disporre per il 21 settembre, «come misura di sicurezza pubblica», il blocco dell'apertura della stagione di caccia. «Un'attività - ha sostenuto l'associazione ambientalista - che somma, per di più, decine e decine di morti e feriti umani ogni anno, anche laddove esercitata legalmente. L'orso marsicano trovato morto in Abruzzo è stato infatti ucciso a fucilate. Una vittima che va sommata a quelle registrate in Toscana, più di dieci lupi e canidi uccisi in pochi mesi».
«RITIRO DEL TESSERINO VENATORIO». L'Ente nazionale protezione animali (Enpa) ha proposto invece di ritirare il tesserino venatorio a tutti i cacciatori che operano negli Ambiti Territoriali di Caccia confinanti con il Parco Nazionale d'Abruzzo ed di avviare in tutto il Paese un piano straordinario per la tutela degli orsi, con un rafforzamento di tutti i presidi del Corpo Forestale dello Stato, «perché questa è una guerra non solo contro la natura, ma contro lo Stato italiano, di cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile (art. 1 legge 157/92)».
In particolare l'Enpa ha chiesto che il ministro dell'Ambiente svolga un ruolo più attivo e concreto nell'adempimento dei propri compiti istituzionali. «Prima il Trentino, ora l'Abruzzo. È ormai a tutti chiaro che stiamo vivendo una vera e propria emergenza che riguarda non solo gli orsi, ma, più in generale tutta la fauna selvatica, vittima di una campagna d'odio senza precedenti».
«NON ISTIGARE ALLA VIOLENZA». Dopo lo strazio di 13 orsi in pochi anni in Abruzzo l'Enpa ha sottolineato «La responsabilità di queste morti cade non soltanto su chi materialmente pone fine alla vita di un altro essere senziente ma, anche e soprattutto, su quelle associazioni di categoria e su quei rappresentanti istituzionali che, in aperta violazione della normativa italiana ed europea, alimentano l'allarme nei cittadini, istigandoli in vario modo a violare la legge con l'illusione che ciò sia necessario a proteggere le propria sicurezza. Da un nemico che in realtà non esiste: è l'uomo a minacciare le altre specie, non il contrario».

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