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STORIE 19 Settembre Set 2014 0745 19 settembre 2014

Napoli, le cappelle votive non autorizzate

Edicole, mausolei, statue illegali. Viaggio nei quartieri dove lo Stato non si vede.

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La piccola cappella votiva nel rione Traiano di Napoli dedicata a Davide Bifolco.

La procura ha sancito che è stata costruita illegalmente nei giardinetti in cui la notte tra il 4 e 5 settembre è morto Davide Bifolco, 16 anni, due fratelli con guai giudiziari sulle spalle e un’adolescenza complicata da troppe tentazioni nel rione Traiano a Napoli.
È abusiva, la cappelletta-mausoleo che gli amici del rione (ad altissima densità camorrista) hanno innalzato da giorni sotto gli occhi dei vigili urbani allo scopo - assicura Gianluca Muro, che si definisce «portavoce» della famiglia della vittima - «di poter pregare ogni sera tutti insieme per l’anima giovane del nostro amico ammazzato».
I GUAGLIONI SENTINELLA. Gladioli freschi, fotografie, bigliettini con su scritto «Davide come eri bello», pupazzi di peluche e teneri ninnoli giacciono esposti alla rinfusa sopra un tappeto di finto prato inglese. Dalla mattina fino a notte inoltrata, al mausoleo di Davide c’è sempre qualche guaglione a far da sentinella. E non mancano i turisti del macabro: ogni tanto, qualche automobilista si ferma per gettare lo sguardo o un fiore colorato.
La procura di Napoli ha sancito che quel sacrario è abusivo. E che va demolito all’istante.
Detto e fatto, dunque? Ma quando mai. «Da giorni», dice a Lettera43.it Saverio G, che abita in via Tertulliano a due passi dal sacrario, «il Comune di Napoli fa finta di non aver colto l’urgenza del decreto giudiziario».
DE MAGISTRIS E LA SOLUZIONE AIUOLA. A palazzo san Giacomo, sede del Municipio, si è svolto un incontro (il secondo, in pochi giorni) tra il sindaco e la famiglia del ragazzo morto. A quale scopo? De Magistris ha affidato alla famiglia Bifolco la gestione dell’aiuola in cui è morto Davide dopo essere sfuggito ai carabinieri. Una sorta di adozione ufficiale, affinché ne faccia «un luogo di memoria e di cura urbana».
In tal modo, il Comune si è assicurato - secondo molti - la mediazione della famiglia della vittima rispetto a eventuali proteste che potrebbero scatenarsi nel rione all’arrivo delle ruspe che dovranno abbattere il mausoleo abusivo.

Cappelle, statue, icone nei quartieri in cui lo Stato «non comanda più»

La statua di San Vincenzo Ferrer detto 'o munacone.


Già, perché a Traiano, come nelle altre zone franche di Napoli, lo Stato - sussurrano in molti - «scende a patti e da molto tempo non comanda più». Dalla Pignasecca ai Quartieri spagnoli fino al rione Sanità, da Forcella al rione De Gasperi fino a Scampia e a San Giovanni, si contano a centinaia le edicole votive, gli altarini, le cappelle e i mausolei fuorilegge costruiti dai boss per celebrare i propri «eroi» morti ammazzati. E a nessuno, sebbene siano illegali, è mai venuto in mente di abbattere quei mausolei.
LA PREGHIERA A 'O MUNACONE. Riti, suggestioni, eresie e sacrilegi: al rione Sanità ogni guaglione, prima del battesimo di camorra, entra nella chiesa di santa Maria per pregare la statua di san Vincenzo Ferrero, patrono locale che i boss chiamano ‘o munacone (il monacone).
Madonna dell’Arco, madonna di Pompei, Volto santo e padri Pio sparsi un po’ ovunque: la gallery dei volti sacri più gettonati da MalaNapoli è ricca di icone da primato. Fiori e lumini servono a ricordare «i caduti». E a imporne a tutto il rione la memoria.
COME UNA SPOON RIVER BLASFEMA. «Come in una Spoon river vesuviana», osserva chi ama le citazioni. Però arrogante. Spesso blasfema. Dice chi nei rioni a rischio abita da sempre: «Lo Stato a Napoli trova più comodo evitare le azioni di forza, facendo finta di non sapere che così legittima il contropotere dei boss». E spiega: «Qui a prevalere non è quasi mai la necessità di ripristinare le regole stabilite dalla legge ma la voglia di evitare che, applicando le norme, si scatenino reazioni violente da parte della popolazione che nell’illegalità sopravvive».
Di più. Napoli «sta diventando come Città del Messico», ha commentato Vittorio Vasquez, filosofo e consigliere comunale, «dove i quartieri più ricchi come la cosiddetta Zona sono separati dai rioni poveri e violenti tramite alte e spesse mura perimetrali».
LA CAMORRA ALZA LA VOCE. A Traiano, ha continuato, da giorni «la camorra sta tentando di ribadire con ogni mezzo la sua supremazia sul territorio rispetto a uno Stato che, in nome del quieto vivere, accetta che si imponga a un comandante dei carabinieri di togliersi il cappello, che si svolgano cortei mai autorizzati, che si insultino le forze dell’ordine, che si costruiscano manufatti abusivi». Per Vasquez, «quell’abuso andava demolito immediatamente».
L’incontro (il secondo) tra il sindaco De Magistris e la famiglia del ragazzo ucciso è, per il consigliere, «un atto inopportuno che la cittadinanza può legittimamente leggere come grave segno di debolezza istituzionale».


Da prevenzione dei reati, le edicole sono diventate veicoli di predominio criminale

I familiari di Davide Bifolco in corteo nel Rione Traiano.


Anche ad Agnano, periferia ovest, nel luogo in cui nel 2000 un poliziotto uccise il giovane Mario Castellano che fuggiva da un posto di blocco, sorge una edicola votiva con la foto della vittima e i fiori sempre freschi. L’autorizzazione? «Non ricordo se sia mai stata chiesta», sbotta infastidito il barista lì accanto.
TRIBUTO A MARADONA. In piazzetta Nilo, nel centro antico, sorge l’edicola votiva più famosa di Napoli: è quella dedicata a Diego Armando Maradona, tappezzata di ex voto, biglietti, domande di grazia, capelli del mitico, lumini grandi e piccini, fiori e piante profumate. L’edicola è autorizzata o no? «Suvvia, l’immenso Diego si adora e basta, mica si autorizza», risponde un anziano spalancando le braccia.
Al vico Giardinetto, nei Quartieri spagnoli a ridosso della centralissima via Toledo (oggi via Roma), nessuno ha mai pensato di buttar giù le orride cappelle in alluminio anodizzato. Poco più avanti, in via Concordia, la madonnina nella grotta è circondata da decine di foto-tessera dei guaglioni trapassati a suon di proiettili. Tutto, sussurrano, è fuorilegge, ma nessuno ci fa più caso.
L'IDEA DI PADRE GREGORIO. L’obbrobrio, però, diventa quasi nulla rispetto alla bruttura del padre Pio a grandezza naturale che troneggia al vico Lungo san Matteo, dove abitano le più storiche famiglie di camorra locale. «In pochi sanno», racconta un anziano, «che fu proprio per impedire le aggressioni notturne della malavita, favorite dal buio fitto, che padre Gregorio Rocco, un domenicano del ‘700, propose di illuminare i vicoli a rischio edificando edicole e cappelle votive. Da fonte di prevenzione dei reati, le edicole e i mausolei improvvisati si sono nel tempo trasformati in veicoli di predominio criminale».
NUOVO SMACCO PER LO STATO. Uno smacco «per lo Stato sempre più inerte. Né sembra trovare consensi la soluzione stile «adotta la aiuola» escogitata dal sindaco per tirarsi fuori dai guai nella vicenda di rione Traiano.
E allora, secondo i pessimisti, c’è poco da scandalizzarsi se i giornali di Praga hanno consigliato ai tifosi dello Sparta, impegnato a Napoli per la partita di calcio di Europa league, di stare molto attenti ale rapine e di non addentrarsi nei rioni più a rischio.

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