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REPORTAGE 20 Settembre Set 2014 0729 20 settembre 2014

Roma, roghi di rifiuti: comunità nomadi nel mirino

Rifiuti tossici bruciati. Per profitto e per necessità. Scontro tra cittadini e rom.

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da Roma

L'insediamento di via di Salone.

Terra dei fuochi in salsa capitolina, così è stata ribattezzata l’emergenza roghi tossici nei campi nomadi di Roma. Nei primi quattro mesi del 2014, nella Capitale sono state denunciate 89 persone, per lo più rom, per gestione illecita di rifiuti.
Dal 2012 sono stati posti sotto sequestro 37 mila chili di spazzatura, 47 autocarri e 172.390 metri quadrati di terreni destinati a discariche abusive. Queste le cifre dell’ultimo report del nucleo di Sicurezza Pubblica ed Emergenziale della Capitale.
Lo scorso marzo l’ex eurodeputata Roberta Angelilli (Ncd) ha presentato a Bruxelles un’interrogazione sui roghi tossici negli accampamenti romani, solo uno degli aspetti del problema ben più ampio dello smaltimento dei rifiuti nel Lazio per cui l’Italia già è stata deferita dalla Corte di giustizia europea.
PC E CAVI DATI ALLE FIAMME. Angelilli ha documentato il fenomeno in prima persona all’insediamento di Monte Mario. I bordi della strada sono un tappeto di spazzatura di tutti i generi, compresa quella ingombrante. In alcune foto si vedono i residui di vecchi computer e cavi elettrici dati alle fiamme; sul terreno bruciato, qualche filo di rame.
«Sono stata sommersa da lettere e telefonate di cittadini, amministratori locali e comitati di quartiere perché dalle istituzioni non c’è nessuna risposta», spiega. «Quest’indifferenza, questo muro di gomma è la cosa più preoccupante. Per questo ho deciso di portarlo all’attenzione dell’Europa che ha chiesto una soluzione alle autorità italiane».
PONTE DI NONA, L'INSEDIAMENTO FUORI DAL GRA. Ponte di Nona è un quartiere di nuova costruzione della periferia Est di Roma, così di nuova costruzione da essere fuori dal Gra. Persino il campo rom di via di Salone, quello abusivo, era lì già da prima.
A Ponte di Nona vivono molte giovani coppie che, racconta Franco Pirino, «sono preoccupate per la salute dei loro figli». Pirino è il presidente del Caop, comitato associativo di alcuni abitanti del quartiere, che ogni notte pattuglia le vie della zona per allertare le forze dell’ordine e segnalare crimini. «Ma non chiamatele ronde», ci tiene a precisare a Lettera43.it.
LE DISCARICHE ILLEGALI COSTANO MENO. «Era un atto doveroso il nostro dettato dall’esasperazione di trovarsi, nel migliore dei casi, il vetro della macchina rotto. Dove c’è delinquenza arriva delinquenza. Il degrado porta degrado. Gli zingari rubano le auto, entrano negli appartamenti e come se non bastasse provocano dei roghi tossici».
Il presidente del Caop parla di fumi neri che con cadenza quasi quotidiana si alzano dal campo nomadi e fanno diventare l’aria malsana perché a bruciare sono rifiuti velenosi: «C’è la complicità di commercianti e imprenditori disonesti che invece di consegnare la spazzatura nelle discariche legali pagando, la portano lì perché spendono di meno. E gli zingari la incendiano. Ci sono poi quelli che provocano i roghi per ricavarne il rame. È una cosa risaputa, è da anni che succede».

La storia di Samir, dalla guerra in Kosovo a via di Salone

Samir Alija, 28 anni, nativo del Kosovo.

Uno degli inquilini del villaggio attrezzato di via di Salone è Samir Alija, 28 anni e padre di cinque figli. Viene dal Kosovo, da cui è scappato poco più che bambino per la guerra. «Lì avevo una casa e i miei genitori un lavoro normale».
Biasima chi giudica senza conoscere i fatti e invita ad andare a vedere con i propri occhi dove crescono i suoi bambini.
BARACCHE ADIBITE A CASE. Si arriva camminando in un campo con l’erba alta, gialla per il sole, a due passi dalla stazione ferroviaria. Intorno alla cittadella di baracche adibite a case si ergono cancelli alti, l’orizzonte è una fabbrica e il viavai dei camion. L’odore è di piscio e cemento, perché spesso le fogne non funzionano.
Piante ad abbellire l’uscio, qualche cane a fare da guardia. Persino una papera cammina tra le baracche. E tanti bambini, alcuni scalzi, con gli occhi grandi e scuri. Giocano e molti di loro sanno già stare al mondo, hanno imparato “l’arte dell’arrangiarsi”.
«SIAMO ISOLATI DA TUTTO». «I giornali titolano ‘la discarica dei rom’ senza conoscere la realtà di quasi 1.000 persone costrette a vivere in condizioni pessime e isolate dal resto della cittadinanza», racconta Samir. «Salone è al di fuori del raccordo anulare e l’Ama non viene regolarmente a ritirare la spazzatura che così si accumula nel campo».
Il ragazzo attribuisce ai cumuli di immondizia gli incendi di cui si lamentano i vicini di casa a Ponte di Nona che hanno documentato con foto e video i fumi neri che si innalzano nelle vicinanze dell’insediamento e sono convinti che l’attività di recuperare materiali da fabbriche di imprenditori conniventi per bruciarli sia una delle micce.
«È assolutamente una bugia, e poi a Salone ci sono le guardie giurate. Nessuno pensa che queste nubi nere possano provenire dalle fabbriche vicine».
«L'ARIA MALSANA UCCIDE ANCHE NOI». Secondo Samir, a causa dei pregiudizi nei confronti dei rom, lo sbaglio di un singolo spesso viene pagato da un’intera comunità. «È vero che alcune persone bruciano i rifiuti per ricavare i fili di rame e che quest’attività è insita nella nostra cultura ma la maggior parte ormai non lo fa più perché è diventato illegale. Se scopriamo che succede cerchiamo di intervenire soprattutto perché respirare quell’aria uccide noi e i nostri figli».
Secondo Samir per non far scoppiare più incendi basterebbe accogliere le richieste di raccolta dei rifiuti che continuamente vengono inoltrate attraverso gli sportelli sociali.

Ardolino: «Chi delinque non viene denunciato, paga tutto il campo rom»

Le fiamme si alzano da uno dei campi rom della Capitale.

«Il paradosso della questione rom è che chi commette un reato non viene denunciato e portato in galera, a farne le spese è tutto il campo attraverso lo sgombero», spiega Antonio Ardolino, operatore sociale che per molti anni ha lavorato a via di Salone.
DOVREBBERO ESSERE 700, SONO 1.000. «I roghi ci sono, è inutile negarlo», chiarisce fin da subito. «A Salone c’è chi raccoglie materiali in giro e ha bisogno di smaltire il superfluo per vendere il rame puro. Alcune famiglie vivono di questo, ma non tutti i rom: c’è chi si alza presto la mattina per andare a lavorare, chi spaccia e chi vive di elemosina».
Salone è stato un campo abusivo fino al 2006. Poi è stato trasformato in un villaggio attrezzato. Dovrebbero viverci in 700 ma in realtà sono più di 1.000 tra uomini, donne e soprattutto bambini che abitano in baracche e roulotte ammassate l’una all’altra.
«NESSUNO PARLA DELL'ECONOMIA SOMMERSA». «Non vuole essere una giustificazione, ma anche le famiglie più virtuose sono costrette a vivere in una situazione non normale dove l’illegalità sguazza. Non in tutti gli insediamenti ci sono i roghi, o almeno così frequenti, ma in quelli fuori controllo come Salone sono all’ordine del giorno».
Sara Miscioscia, antropologa che lavora a stretto contatto con la comunità rom, non accetta gli stereotipi: «Vengono chiamati popoli delle discariche, ma io stessa ho visto con i miei occhi gagè arrivare con i camioncini e scaricare rifiuti proprio davanti ai campi. Ovviamente a livello mediatico si parla delle loro colpe e non di tutta l’economia sommersa che gira intorno agli accampamenti».
«GLI SGOMBERI NON RISOLVONO NULLA». «Quella del rame», afferma, «è una vera e propria attività sommersa di cui sono responsabili pochi individui. A rimetterne a livello di immagine ma soprattutto di salute è l’intera comunità rom».
Per l’antropologa lo sgombero non è la soluzione: «Chi faceva i roghi a La Martora li è andati a fare a Castel Romano. Se si continuano a spostare le persone da una parte all’altra della città mantenendo le stesse modalità abitative, quello dei roghi rimane un’eventualità da mettere in conto».
E poi, conclude, «in mancanza di una reale politica occupazionale la raccolta del materiale ferroso è uno dei lavori più ‘legali’ che possono fare: non rubano a nessuno e spesso non sanno di fare e farsi del male con i fumi tossici».

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