Papa Tirana 140921122015
LA VISITA 21 Settembre Set 2014 0843 21 settembre 2014

Papa Francesco a Tirana, quarto viaggio all'estero

Bergoglio in Albania: «Uccidere in suo nome è un sacrilegio». Poi si commuove.

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Papa Francesco saluta i fedeli a Tirana.

Uccidere in nome di Dio è «un sacrilegio» e nessuno deve pensare «di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione». Gli estremisti che stanno facendo della religione un'arma di scontro «travisano l'autentico senso religioso».
Papa Francesco è arrivato il 21 settembre in Albania per premiare la convivenza pacifica tra le religioni, che in questo Paese è realtà, e per additare questo modello a tutto il mondo.
Bergoglio non ha citato i focolai di violenza che si estendono dall'Iraq alla Siria, non ha pronunciato la sigla Isis, che sta piegando migliaia di cristiani. Ma il messaggio è sembrato diretto a loro quando, ricordando il sacrificio dei martiri albanesi durante la dittatura comunista, Francesco ha detto: «Quanti cristiani non si sono piegati davanti alle minacce ma hanno proseguito senza tentennamenti sulla strada intrapresa».
L'ALBANIA ESEMPIO DI CONVIVENZA. Di fronte ai ricordi delle sofferenze vissute da un superstite, durante i quasi cinquant'anni di regime comunista, don Ernest Simoni, il pontefice si è commosso fino alle lacrime. Papa Francesco ne è convinto: l'esempio dell'Albania dimostra che «la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile».
D'altronde il «rispetto», parola che ha pronunciato più volte nei suoi sei discorsi in terra d'Albania, è «un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo».
NO ALL'IDOLATRIA DEL DENARO. Il papa si è poi rivolto alle nuove generazioni albanesi che guardano all'Europa. «Sappiate dire no all'idolatria del denaro, no alla falsa libertà individualista, no alle dipendenze e alla violenza». Quindi ha chiesto che «alla globalizzazione dei mercati corrisponda una globalizzazione della solidarietà».

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