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EMERGENZA 22 Settembre Set 2014 1215 22 settembre 2014

Ebola, in Sierra Leone 150 nuovi casi e 70 morti

Dall'inizio dell'epidemia 2.811 vittime e 5.864 persone colpite.

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Controlli medici sul virus Ebola.

Dopo tre giorni di quarantena in Sierra Leone sono stati scoperti altri 150 nuovi casi di ebola e 70 cadaveri.
Questo è il bilancio della diffusione dell'epidemia, aggiornato al 22 settembre e reso noto dal governo di Freetown.
Il Paese africano è il più colpito dal virus, insieme a Guinea e Liberia.
In tutto, secondo l'ultimo bilancio datato 18 settembre dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono 2.811 i morti provocati dall'epidemia di ebola in Africa occidentale. Le persone colpite sono in totale 5.864.
EUROPA: RISCHIO BASSO. Ma se in Africa la situazione è ormai «al limite», come ha avvertito l'organizzazione Medici senza frontiere (Msf), in Europa il rischio di contagio resta al momento «basso».
La situazione più grave resta quella della Liberia, con 1.578 morti e 3.022 casi. Gli altri due Paesi più colpiti sono Guinea e Sierra Leone, mentre i focolai sono «più contenuti» in Nigeria e Senegal.
Quella in atto, ha ribadito l'Oms, «è la più grave epidemia di ebola dall'identificazione del virus nel 1976. Si tratta di una emergenza di sanità pubblica mondiale».
OMS CONTRO LE RESTRIZIONI AI VIAGGI. Tuttavia, l'Oms ha anche ribadito la propria «opposizione» alle restrizioni ai viaggi verso i Paesi colpiti, poiché la «cancellazione di voli e altre restrizioni ai viaggi continuano a isolare i Paesi, provocano conseguenze economiche nefaste e impediscono i soccorsi e l'assistenza, il che accresce il rischio di propagazione internazionale» del virus.
Intanto, Msf ha lanciato un nuovo allarme: «La risposta internazionale è ancora inadeguata, stiamo perdendo troppe vite e le nostre equipe sono al limite delle loro capacità».
LORENZIN: «BISOGNA LAVORARE DI PIÙ IN AFRICA». Una risposta all'emergenza in atto è però giunta il 22 settembre dal meeting informale dei ministri della Salute dell'Ue, in corso a Milano: «È estremamente importante lavorare di più in Africa: serve un sistema di cooperazione non solo sanitario ma anche umanitario per bloccare l'epidemia», ha spiegato il ministro Beatrice Lorenzin, annunciando un censimento delle forze attive in Europa e dei posti letto disponibili nei vari Paesi per il trasporto degli operatori contagiati.
E ancora: «Il rischio di diffusione della malattia in Europa è considerato molto basso da tutti gli esperti, ma ciò non riduce la necessità di tener alta la guardia», ha avvertito Lorenzin, spiegando che «dobbiamo comunque aumentare il nostro grado di preparazione, per rafforzare la capacità di identificazione, trasporto, diagnosi e cura di pazienti o sospetti. Ciò è necessario soprattutto nell'ipotesi dell'arrivo di qualche caso di importazione, con possibili casi secondari, o di rimpatrio di cittadini ammalatisi in Africa. È importante un lavoro congiunto».
RIMPATRIATO IL MISSIONARIO SPAGNOLO MALATO. Sempre il 22 settembre è stato rimpatriato in Spagna Manuel Garcia Viejo, il medico missionario ammalatosi di ebola: non è previsto però che sia trattato con il siero sperimentale Zmapp, perché «le dosi sono esaurite e non c'è disponibilità nel mondo», hanno reso noto le autorità.
Un altro infermiere, di cui non si conosce la nazionalità, morso da un bambino affetto dal virus in Sierra Leone, è stato trasferito a Ginevra. Una buona notizia, anche se parziale, è giunta invece dalla Nigeria, dove non si sono registrati casi negli ultimi 21 giorni: gli studenti sono rientrati il 22 settembre nelle scuole in una parte del Paese, dopo un prolungamento delle vacanze estive a causa dell'epidemia.

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