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INDAGINI 22 Settembre Set 2014 1932 22 settembre 2014

Yara, Ris: «Impossibile certezza Dna»

La relazione base fondante della richiesta di scarcerazione di Bossetti.

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Massimo Giuseppe Bossetti durante il fermo per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Sembrava fatta. Il Dna di 'Ignoto 1' corrispondeva a quello di Massimo Bossetti. Yara Gambirasio sembrava aver trovato il suo assassino. Ma la relazione del Ris su cui poggia l'istanza di scarcerazione dei legali di Bossetti, rigettata dal gip, fa nascere più di un dubbio.
«Una logica prettamente scientifica, che tenga conto dei non pochi parametri che si è tentato di sviscerare in questa sede, non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara», hanno scritto i carabinieri della scientifica.
I LEGALI SMONTANO IL 'FARO'. Nell'istanza di scarcerazione, rigettata dal gip ma i cui argomenti saranno con tutta probabilità riproposti al tribunale del Riesame di Brescia, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni hanno cercato di smontare quello che per l'accusa costituisce il «faro dell'indagine», ovvero il Dna trovato su corpo di Yara.
I legali hanno riportato anche quella parte della relazione in cui è scritto che «pare quantomeno discutibile come a una eventuale degradazione proteica della traccia non sia corrisposta una analoga degradazione del Dna».
Questo per sottolineare come per la difesa il Dna «non sia un elemento così scevro da dubbi», tanto da essere individuato sempre dai medesimi Ris come 'quantomeno discutibile'. «In buona sostanza», hanno scritto i legali, «a parere della scrivente difesa, le enunciate certezze scientifiche paiono espresse secondo un criterio di ragionevolezza, principio più tipico del disquisire giuridico che dell'argomentare scientifico».
CONTESTATE LE ANALISI DELLE CELLE TELEFONICHE. Nell'istanza sono contestati anche i risultati delle analisi delle celle telefoniche. L'accusa, hanno spiegato i legali, indica come «indizio di rilievo» il fatto che il 26 novembre 2010 i cellulari di vittima e indagato abbiano agganciato la cella di Mapello, dove vive il muratore, «identificata come ultima cella di aggancio dell'utenza di Yara».
In un documento «riservato» di Vodafone Spa., del 25 gennaio 2011, allegato alla richiesta di scarcerazione, invece, «è emerso che l'ultimo aggancio dell'utenza della vittima non deve intendersi quella di Mapello, bensì quella di Brembate», dove Yara abitava e dove si trova la palestra dalla quale scomparve per essere trovata morta tre mesi dopo nel campo di Chignolo d'Isola.
«Attraverso l'analisi delle celle telefoniche», hanno scritto i legali, «come sappiamo, è possibile conoscere (con sensibile approssimazione) la posizione di un cellulare con precisione massima pari al raggio della cella stessa». Tradotto: «Non abbiamo informazioni che consentano di stabilire dove i cellulari fossero al momento del traffico telefonico con una precisione superiore al raggio di copertura della cella». Anzi, «non è neppure possibile stabilire se i cellulari fossero all'interno di una o dell'altra zona di copertura delle celle».
MESSA IN DUBBIO LA CALCE NEI POLMONI DI YARA. Ultimo aspetto, le tracce di calce nei polmoni di Yara e che fanno ipotizzare all'accusa che l'assassino sia un muratore, come Bossetti. I difensori hanno scritto che «non può non notare come l'indicata parte dell'apparato respiratorio, analizzata nella perizia Cattaneo, non evidenzi alcuna presenza di polveri riconducibili a calce. Ciò in evidente insanabile contrasto con quanto indicato nell'ordinanza di custodia cautelare ove si assume l'elemento in questione (calce nell'alveo bronchiale) quale importante indizio di colpevolezza».

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