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CRIMINALITÀ 23 Settembre Set 2014 1700 23 settembre 2014

Mafia, blitz a Corleone: arrestato fedelissimo di Totò Riina

Appalti e favori: in manette 5 persone. Tra cui l'uomo del boss, Antonino Di Marco.

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Da sinistra in alto: Nicola Parrino, Pietro Paolo Masaracchia, Pasqualino D'Ugo, da sinistra in basso Franco D'Ugo e Antonino Di Marco gli arrestati dai carabinieri durante del blitz a Corleone.

Una maxi operazione antimafia denominata «Grande passo» e condotta all'alba di martedì 23 settembre dei carabinieri ha portato a cinque fermi di altrettanti rappresentanti di Cosa nostra, tra i quali Antonino Di Marco, 58 anni.
Di Marco teneva le fila di questo pezzo della mafia che continuava ad avere come suo riferimento il ‘capo dei capi’ detenuto al 41 bis. Un vero boss, secondo chi indaga, che avrebbe tessuto la sua rete tra opere pubbliche e vicende elettorali, a Corleone come a Palazzo Adriano il cui capomafia, Paolo Masaracchia, risulta tra gli arrestati.
Custode insospettabile del campo sportivo dove si decidevano strategie, estorsioni, attentati e la spartizione degli appalti, con l’imposizione della ‘tassa’ del 3 per cento, Di Marco aveva una parentela che amava far valere: suo fratello, infatti, era l'autista di Ninetta Bagarella, moglie di Riina. In manette sono finiti anche Nicola Parrino, Pasqualino e Franco D'Ugo.
Il blitz, che ha coinvolto oltre 100 carabinieri supportati da unità cinofile e da un elicottero, è stato coordinato dal procuratore Leonardo Agueci e dai sostituti Caterina Malagoli e Sergio Demontis su indagini avviate nel 2012.
APPALTI E SPINTE A PALAZZO ADRIANO. Le intercettazioni dei carabinieri hanno svelato che l'ultimo ambasciatore di Totò Riina a Corleone aveva costituito una sorta di personalissimo feudo nel vicino comune di Palazzo Adriano. Faceva da supervisore al clan locale, perché in quel territorio Cosa nostra gestiva affari importanti.
Appalti soprattutto, grazie alla complicità di funzionari collusi. Le microspie hanno fatto emergere anche il particolare attivismo dell'organizzazione mafiosa per l'elezione dell'attuale sindaco di Palazzo Adriano, Carmelo Cuccia. Di Marco è stato pedinato dagli investigatori mentre andava a Palermo per incontrare il primo cittadino. In auto, preparava il discorso: «Come in periodo di elezioni, come che sei sindaco, come che tu hai bisogno di qualunque cosa, però io ho bisogno pure di te».
SOSPETTI LEGAMI CON L'ESPONENTE DELL'UDC DINA. La procura distrettuale antimafia sostiene che il gruppo legato a Di Marco si sarebbe mosso anche per la campagna elettorale di un esponente dell'Udc, Nino Dina, attuale presidente della commissione Bilancio dell'Assemblea regionale siciliana. Un altro pedinamento ha ripreso Di Marco mentre entra nella segreteria politica del deputato, a Palermo.
GLI INVESTIGATORI: «PRESSIONI SUGLI IMPRENDITORI LOCALI». L'insospettabile custode del campo sportivo di Corleone si atteggiava a grande tessitore di relazioni. Il suo ultimo affare è stato davvero una sorpresa per gli investigatori: il clan di Corleone gestiva alcuni terreni della Curia di Monreale, in contrada Tagliavia. Le intercettazioni dicono che era stato addirittura Salvatore Riina a concedere questo privilegio ai Di Marco, come ricompensa per i servizi resi.
«Emerge uno spaccato che è quello di un'associazione mafiosa ancorata alle tradizionali regole di Cosa nostra e con un giro d'affari consistente, frutto anche dell'imposizione del 3% sugli appalti», ha spiegato il comandante del gruppo Monreale, tenente colonnello Pierluigi Solazzo.
Intimidazioni e bottiglie incendiare contro gli operatori economici erano all'ordine del giorno, come lo erano le pressioni per il controllo delle opere pubbliche, soprattutto a Palazzo Adriano. Ma nessuna delle vittime, è stato spiegato spiegato, ha collaborato. Regole, affari e silenzio, insomma come da tradizione nell'operato della mafia.
«Siamo intervenuti registrando diverse pressioni sugli imprenditori locali», ha detto Solazzo, comandante del gruppo Monreale, «adesso ci auguriamo che gli operatori economici vessati possano collaborare, per ricostruire pienamente quanto accaduto».
Con Di Marco sono stati arrestati Pietro Paolo Masaracchia (ritenuto il capomafia di Palazzo Adriano), Nicola Parrino, Franco e Pasqualino D'Ugo.

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