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POLEMICA 24 Settembre Set 2014 1013 24 settembre 2014

Ferruccio de Bortoli: «Renzi tema soprattutto se stesso»

Il direttore del Corriere critica Renzi sulla gestione del potere. Marchionne lo difende.

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A un vero re si addice vincere se stesso, più che non i nemici. Almeno, così la pensava Alessandro Magno secondo un biografo d'eccezione, il greco Plutarco. E così sembra pensarla anche Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Non a proposito di un antico monarca, ma del contemporaneo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, criticato per il modo in cui gestisce il potere.
UN DURO EDITORIALE. L'editoriale pubblicato mercoledì 24 settembre sul quotidiano e sul sito web di via Solferino ha un titolo eloquente: «Il nemico allo specchio». E un incipit che non lascia spazio a equivoci: «Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante».
LA SVOLTA DEL DIRETTORE. La conclusione, poi, si può quasi definire velenosa: «Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi».
Insomma, un articolo in netto contrasto con il posizionamento moderato del Corriere e con la prudenza del suo direttore. Anche per questo è subito finito al centro delle conversazioni sui social network: linkato, citato, alluso e commentato.

Non è mancato nemmeno chi ha fatto notare, un po' maliziosamente, come l'editoriale scoppiettante del dimissionario de Bortoli sia arrivato proprio nel giorno in cui il quotidiano del gruppo Rcs ha lanciato la sua nuova veste grafica.

C'è poi chi, ancora più maliziosamente, si è lanciato in ardite interpretazioni 'di Palazzo'.

E chi invece ha rilanciato, prendendo sul serio le critiche e invitando de Bortoli ad andare a fondo.

Non tutti, però, hanno trovato il 'pezzo' del direttore del Corriere così incisivo e sorprendente.

Mentre altri lo hanno addirittura stroncato dal punto di vista giornalistico.

In ogni caso, ancor più del patto del Nazareno e della massoneria, il vero nodo politico su cui de Bortoli ha puntato il dito potrebbe essere un altro, sfuggito ai più: quello che riguarda il Colle.

De Bortoli: «Partiti facogitati dai loro leader e senza futuro»

Nella serata di mercoledì 24 settembre lo stesso de Boroli è tornato sul rapporto tra leadership e politica intervento alla presentazione del libro La nebbia del potere di Marco Follini
«Con la personalizzazione della politica non si dà un avvenire ai partiti, si tende a fagocitare lo stesso partito, che non sopravvive al suo leader»
«IN QUESTI ANNI RAPPORTO VISCERALE TRA PUBBLICA OPIONE E POLITICI». «Non credo che oggi esistano i poteri forti, spesso sono un luogo vuoto. Tutta questa tematica dei poteri forti agitata ogni volta che la politica è debole non ha grande consistenza», ha aggiunto.
«I vecchi poteri forti sono stati fin troppo idolatrati, hanno lasciato un vuoto riempito da altri ma avevano una certa idea di società, di Italia, di responsabilità nazionale», ha proseguito il direttore del Corriere della Sera. «Quanto avvenuto in questi anni è che la pubblica opinione ha avuto un rapporto viscerale con il leader politico, trasformandosi in un insieme di curve, di tifosi», ha poi osservato avanzando il rischio che, un'eccessiva semplificazione della politica e del suo rapporto con la leadership possa portare allo stesso tempo «all'individuazione di un responsabile, di un capro espiatorio». Infine, de Bortoli si è soffermato sul rapporto tra la politica e il canale della comunicazione via web, oggi pressoché dominante. «La politica ha il dovere morale di non farsi guidare dalla Rete, dal guardarsi dal rischio di semplificare tutto» altrimenti ci si potrebbe illudere che «i proprio follower siano dei votanti».

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