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GUERRA 24 Settembre Set 2014 0939 24 settembre 2014

Siria, continuano i raid contro l'Isis

Attaccate postazioni e vie di rifornimento dei jihadisti vicine al confine turco.

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Seconda notte di raid in Siria della coalizione internazionale, che ha attaccato le postazioni dell'Isis vicino alla città curda di Ain al-Arab, vicino al confine turco. Secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano dei diritti umani, «prima e dopo la mezzanotte aerei venuti dalla Turchia hanno lanciato diversi attacchi su postazioni e vie di rifornimento dell'Isis».
UCCISO IL LEADER DI AL NUSRA. Gli Usa, con il sostegno di cinque Paesi arabi, hanno lanciato raid massicci dal 22 settembre colpendo anche dal mare con 47 missili Tomahawk e avrebbero inoltre ucciso il leader del fronte al Nusra (gruppo siriano legato ad al Qaeda).
Ma su quest'ultimo punto rimane incertezza: «Non posso confermare né l'uccisione del leader di al Nusra, né di quello di Khorasan», ha detto il segretario di Stato Usa, John Kerry.
Almeno 13 attacchi aerei sono stati compiuti nella regione orientale siriana di Dayr az Zor, al confine con l'Iraq, ed è stato colpito anche il valico frontaliero di Albukamal-Qaim.
RAID ANCHE IN IRAQ. Decine di morti e feriti tra i jihadisti dello Stato islamico sono stati registrati nell'area a nord-ovest di Kirkuk, in Iraq, finora risparmiata dai raid americani.




OBAMA: CI VORRÀ TEMPO. «Lo sforzo complessivo richiederà tempo», ha detto il presidente americano Barack Obama prima di partire per New York per partecipare all'Assemblea generale dell'Onu, «ma faremo ciò che serve per combattere questo gruppo terrorista, per la sicurezza del Paese, della regione e del mondo intero».
«Li abbiamo fermati», ha commentato il segretario di Stato americano, John Kerry in un'intervista alla Cnn, respingendo le critiche di chi sostiene che i bombardamenti in Iraq e in Siria finora non abbiano portato a grandi risultati.
CONFERMATI NUOVI RAID. Il segretario di Stato ha confermato che è in corso una seconda ondata di raid sulla Siria e sull'Iraq, e che gruppi legati ad al Qaeda stavano per preparare un attacco a gli Usa. Il segretario di Stato americano ha ribadito che la campagna contro l'Isis va avanti «per un certo periodo di tempo e in diverse forme», e che la strategia prevede anche il taglio dei finanziamenti ai terroristi. «La fase degli Stati-sponsor è finita. Ci sono ancora dei finanziatori individuali e ci concentreremo su queste mele marce».
APPELLO ALL'ISLAM. Kerry ha prennunciato l'intenzione del presidente americano, Barack Obama, di intervenire all'Assemblea generale dell'Onu per lanciare un appello all'islam affinché rivendichi la sua vera natura e si unisca alla lotta contro chi profana la loro religione.
«Questa è una guerra che riguarda tutti, una guerra contro la depravazione, contro il male», ha aggiunto Kerry, invitando la comunità internazionale a rafforzare e consolidare l'alleanza anti-Isis.

Abu Sayyaf: «Pronti a uccidere ostaggi tedeschi»

E che a correre rischi non siano solo gli Stati Uniti lo dimostra anche l'avviso di Abu Sayyaf, gruppo jihadista delle Filippine, che ha minacciato di uccidere due ostaggi tedeschi nelle proprie mani se Berlino dovesse continuare a sostenere gli Usa contro l'Isis. Il gruppo ha chiesto inoltre alla Germania di pagare un riscatto per la liberazione dei due.
I ribelli di Abu Sayyaf, 'padri-padroni' dell'isola di Jolo, nel sud delle Filippine, sono uno dei tanti gruppi della galassia jihadista che dopo un passato tra le file di al Qaeda ha ora chiesto di allearsi con lo Stato islamico di al Baghdadi. Il gruppo, fondato da Abdurajik Abubakar Janjalani, ucciso nel 1998, è protagonista di una trentennale insurrezione contro lo stato centrale e la maggioranza di cattolici. Autore di numerosi attacchi contro i militari e attentati, decapitazioni e assalti contro le chiese, si rese protagonista nel 2009 del rapimento di Eugenio Vagni, un collaboratore del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) liberato poi dopo sei mesi di prigionia nelle Filippine.
BERLINO NON CAMBIA STRATEGIA. Berlino ha però ribadito di non voler cambiare la sua strategia. A dirlo è stata la portavoce del ministero degli Esteri il 24 settembre a Berlino.
«Le minacce non sono un buon mezzo per influenzare la politica estera tedesca», ha affermato. «Per questo nella nostra politica in Siria e Iraq non cambierà nulla», ha aggiunto. Sul caso dei due ostaggi tedeschi rapiti ad aprile è stata istituita un'unità di crisi, ha spiegato poi.

I video dei bombardamenti Usa

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