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ANALISI 25 Settembre Set 2014 1804 25 settembre 2014

Pedofila, si aspetta la riforma dei vescovi

Ora la Cei può renderla obbligatoria. E seguire la linea di Francesco.

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Il cardinale Angelo Bagnasco.

E dopo l'arresto dell'ex nunzio papale a Santo Domingo Jozef Wesolowski, che cosa fare? Oltretevere c'è chi mette in risalto il fatto che uno Stato come quello del Vaticano non dovrebbe ospitare carcerati tra le sue mura. Perché, ci si chiede in queste ore, non affidare la custodia di Wesolowski alle prigioni italiane? Passato il clamore mediatico, infatti, c'è chi osserva che se Joseph Ratzinger avesse deciso, come ha fatto Francesco, di fare arrestare qualcuno nel territorio della Santa Sede, sarebbe stato accusato di agire come un Papa-re, come i Papi dell'era del potere temporale, caduto con la Breccia di Porta Pia.
I POTERI ASSOLUTI DEL PAPA. E invece qui un Papa ha dato l'ok all'arresto di un suo oramai ex dipendente, forse anche ex cittadino vaticano (la questione non è chiara). Può farlo perché è il capo di una teocrazia assoluta, nella quale non ci sono le garanzie di legge di una democrazia.
Ora il punto è capire se Wesolowski sarà estradato. È pur sempre un ex diplomatico della Santa Sede e, una volta condannato dai tribunali vaticani, potrebbe scontare la sua pena in un carcere italiano (Paolo VI, si sa, ha abolito le carceri nel 1970 ed è diventata leggendaria la figura di Mastro Titta, l'ultimo boia papalino che operò sotto Pio IX nella Roma dell'800). Anche qui peserà la parola di Francesco, che avendo i pieni poteri potrà decidere effettivamente di Wesolowski come ha potuto dare l'ok al suo arresto.
IL NODO DELL'OBBLIGO DI DENUNCIA. L'altra cosa da capire è se per caso in Cei, la Conferenza episcopale italiana, si decideranno a rendere obbligatoria la denuncia alle autorità italiane di un prete pedofilo da parte del suo vescovo.
A oggi si parla di obbligo morale: contorsione lessicale che però potrebbe spingere a non procedere alla denuncia del colpevole. Una decisione presa alla fine di marzo 2014, nelle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici.
In questo testo si osserva: «Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti».
BAGNASCO PER LA TUTELA DELLA PRIVACY. Le polemiche sull'argomento non sono mancate: il presidente Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha sostenuto che tale scelta è per tutelare la privacy delle vittime e «risponde a quel che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli». Infatti, «per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime».
LA LINEA DI BERGOGLIO. Bergoglio con la decisione, il 25 settembre, di rimuovere dalla diocesi di Ciudad del Este in Paraguay monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato tra l'altro di malversazione e copertura di abusi sessuali di preti della sua diocesi, ha dato un forte segnale.
Ora la palla passa ai vescovi. Devono decidere se proseguire sulla linea di pulizia tracciata dal pontefice oppure continuare a ribadire l'efficacia «dell'obbligo morale» della denuncia.

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