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CONFLITTO 26 Settembre Set 2014 1235 26 settembre 2014

Isis: in Iraq una guerra lunga contro i jihadisti

Il premier britannico vuole il via libera del parlamento ai raid. Pronti i jet Raf.

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Il premier britannico David Cameron nel suo intervento davanti al parlamento inglese per il via libera ai raid.

Nessun intervento breve in Iraq contro lo Stato islamico (Isis). Ma una campagna militare molto lunga.
A spiegare il destino della guerra all'Isis, definita «una missione che durerà anni», è stato il primo ministro britannico David Cameron che venerdì 26 settembre s'è rivolto a Westminster per chiedere il via libera del parlamento ai raid in Iraq.
Il premier inglese, aprendo il suo intervento, ha parlato di un'azione «del tutto legale», in quanto risponde ad una richiesta da parte delle autorità irachene. «È moralmente giusto quindi agire adesso», ha detto Cameron.
DIMENTICARE IL 2003. Poi il premier, a conclusione del discorso ha sottolineato la consapevolezza che l'intervento britannico in Iraq nel 2003 «pesa pesantemente» alla Camera dei Comuni, ma ha insistito che l'attuale situazione è differente rispetto a 11 anni fa: «Non dobbiamo utilizzare gli errori del passato come una scusa per l'indifferenza o la mancata azione», è stato il messaggio lanciato dal capo del governo.
VIA LIBERA DAI LABOUR. La proposta del premier inglese ha subito trovato il sostegno dei leader dei principali partiti, anche se qualcuno ha posto il limite che l'azione sia limitata all'Iraq, che non contempli quindi raid in Siria e che non preveda truppe di terra in operazioni di combattimento.
Per esempio, il capo dell'opposizione britannica, il laburista Ed Miliband - nel 2013 aveva bloccato l'appoggio chge Cameron aveva promesso a Washington in Siria - s'è schierato a sostegno della mozione del governo.
Con il via libera del parlamento, i jet della Raf, alcuni già posizionati a Cipro, sono pronti a entrare in azione nel giro di poche ore.
ARRESTI IN EUROPA. Se questo è lo scenario sul campo, però, in Europa molti Paesi devono fare i conti con alcune cellule legate all'Isis che sarebbero pronte, secondo fonti d'intelligence, a compiere attentati.
In Gran Bretagna, per esempio, sono stati fermate venerdì 26 settembre due persone perché sospettate di appartenere o di dare appoggio a gruppi jihadisti.
In Spagna, invece, nove sono finiti in manette con l'accusa di terrorismo e di appartenenza a una cellula collegata all'Isis.
OK DEGLI ELETTORI. Proprio la minaccia di possibili azioni dei miliziani neri ha influenzato la maggioranza dei cittadini britannici che si sono detti favorevoli all'intervento militare in Iraq del Regno Unito, ma pure in Siria.
A svelare il sentimento degli inglesi è stato un sondaggio di YouGov pubblicato dal Sun: il 57% degli intervistati è in favore di un intervento di Londra in Iraq e il 51% in Siria.

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