DRAMMA 27 Settembre Set 2014 1345 27 settembre 2014

Agrigento, esplode un vulcanello: morta una bambina

La bimba è stata travolta dal fango. Trovato corpo del fratello. Salvo il padre.

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Dramma familiare ad Agrigento. Un vulcanello (leggi cos'è) è esploso nella mattinata di sabato 27 settembre nella riserva Macalube, gestita da Legambiente, ad Aragona-Caldare. Morti due fratellini travolti dal fango: una bambina di sette anni e uno di nove, il cui corpo è stato recuperato nel tardo pomeriggio. Il padre, appuntato dei carabinieri di Joppolo Giancaxio, si è salvato.
COMPLEANNO TRAGICO. I tre erano nella riserva, che si trova a circa 15 chilometri da Agrigento e a quattro da Arabona, per festeggiare il compleanno del figlio più grande quando sono stati travolti da una massa di fango vasta quanto un campo di calcio.
CHIUSA LA RISERVA. Per evitare nuove tragedie, il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ha ordinato alla Protezione civile e al dipartimento Ambiente della Regione di sospendere immediatamente gli accessi nella riserva.
«Capisco che il fenomeno dei vulcanelli attiri la curiosità dei turisti, ma la priorità è sempre la sicurezza dei cittadini», ha spiegato il governatore, «vogliamo capire se questa sicurezza è stata garantita fino a oggi da chi ha gestito la riserva».

  • L'esplosione di un vulcanello (video di Youreporter).

BOMBA IMPROVVISA. Secondo la ricostruzione di quanto è accaduto, l'esplosione, improvvisa, ha alzato una colonna di fango ricaduta sul terreno come una 'bomba' verso le 12.30: il cosiddetto «vulcanello freddo» è esploso eruttando gas e fango e ha investito la famiglia di Joppolo Giancaxio.
L'esplosione sarebbe avvenuta in una zona in cui è consentito il passaggio delle persone senza alcuna precauzione.
NESSUN PREAVVISO. «Non avevamo registrato un preallarme di alcun tipo», ha fatto sapere Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, e direttore della riserva. «Mezz'ora prima i nostri operatori erano sulla collina dei vulcanelli e tutto era normale. All'improvviso poi è accaduta la tragedia».
I vulcanelli, da quanto ha raccontato Fontana, si trovavano in cima alla collina e l'esplosione ha provocato quello che viene definito «il ribaltamento»: la collina in sostanza è collassata su se stessa, creando un'area fangosa con un diametro di alcune centinaia di metri. E al momento dell'esplosione il genitore con i due figli si trovava proprio sulla collina, mentre altri turisti erano più lontani.


Sull'incidente, la procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta: sul posto, per coordinare le indagini, è presente il sostituto procuratore Carlo Cinque. Anche la Regione ha stabilito di istituire una commissione per fare luce sulla gestione della riserva.
NESSUN GEOLOGO NEL PERSONALE. Secondo quanto si è appreso, sono tre gli operatori che lavorano a Macalube: si tratta di personale di Legambiente Sicilia, che si occupa dell'area dal 1996 per conto della Regione. Ma tra loro nessuno è geologo.
«Tuttavia», ha detto Fontana, «si tratta di personale che ha maturato esperienza sul campo e che è in grado di osservare le tracce del fenomeno di vulcanesimo».


CHIUSURA AD AGOSTO. Nonostante il direttore della riserva abbia smentito che ci fossero stati preavvisi, alcune fratture e altri segnali visibili sul terreno l'hanno indotto a interdire l'area per 15 giorni ad agosto.
«Abbiamo registrato delle lesioni e abbiamo deciso di sospendere gli ingressi mettendo dei cartelli», ha chiarito Fontana, «anche se non possiamo impedire l'accesso perché parliamo di una riserva pubblica: noi facciamo da guida a chi lo richiede, ma non possiamo impedire gli accessi, una media di 10 mila visitatori all'anno».
DRAMMA INASPETTATO. A confermare la versione del direttore della riserva è stato poi il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede. Che davanti alla collinetta dove si è verificata l'eruzione, ha precisato come prima non «si è mai verificato nulla di paragonabile». «Dopo agosto la situazione si era normalizzata e il divieto era stato rimosso», ha raccontato. Quindi ha concluso: «Altre volte i erano verificate piccole esplosioni, ma nulla che potesse far presagire tutto questo».

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