Mario Mori 140927085610
INCHIESTA 27 Settembre Set 2014 0840 27 settembre 2014

Mafia, Mario Mori e il Protocollo Farfalla

Nuove prove in arrivo. Deve rispondere per la mancata cattura di Provenzano.

  • ...

Mario Mori.

L'esordio ha un taglio neutro. Il pg Roberto Scarpinato ha parlato di «nuove prove» per chiedere in appello la riapertura a tutto campo del processo al generale Mario Mori e al suo braccio destro Mauro Obinu, assolti in primo grado per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.
Come spiegato il 27 settembre dal Corriere della Sera, dalle carte del processo affiora uno dei segreti inseguiti più a lungo dalle indagini antimafia dell'ultimo decennio.
Il cosiddetto Protocollo Farfalla, siglato dal Sisde e dalla Direzione delle carceri tra il 2003 e il 2004, quando Mario Mori guidava il servizio segreto civile.
INFORMAZIONI A PAGAMENTO. Un patto per raccogliere informazioni a pagamento da detenuti di Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra, all'insaputa di investigatori e inquirenti. Che ora, per la procura generale di Palermo, diventa una nuova prova a carico dell'imputato.
Mario Mori è chiamato rispondere per la presunta trattativa tra Stato e mafia, dopo l'assoluzione definitiva per la perquisizione mai fatta al covo di Riina nel 1993 e quella di primo grado per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.

Mori e il «modus operandi delle strutture segrete»

L'ex numero uno di Cosa nostra, Bernardo Provenzano.

Il 26 settembre, al processo d'appello per quell'episodio, la procura generale rappresentata in aula dal capo Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio ha chiesto l'acquisizione di nuove prove a carico di Mori.
Con l'obiettivo di dimostrare che anche quando era ufficiale di polizia giudiziaria «ha sempre mantenuto il modus operandi tipico di un appartenente a strutture segrete, perseguendo finalità occulte, e per tale motivo ha sistematicamente disatteso i doveri istituzionali di lealtà istituzionale, traendo in inganno i magistrati».
AL SISDE NEL 2001. Passato dal servizio segreto militare tra il 1972 e il 1975, quando i vertici del Sid furono coinvolti in trame golpiste e despistaggi, nel 2001 Mario Mori assunse la direzione del Sisde, il servizio segreto civile. E in questa veste attivò il Protocollo Farfalla, operazione «per la gestione di soggetti di interesse investigativo» che secondo il pg Scarpinato aveva un «punto critico»: «La mancanza di un controllo di legalità da parte della magistratura, unico organismo preposto alla gestione dei collaboratori di giustizia secondo severe e garantiste disposizioni di legge».
''INGAGGIATI'' DIVERSI DETENUTI. Alla fine di luglio il governo ha annunciato di aver tolto il segreto di Stato dal protocollo. Ai magistrati di Palermo è giunto dalla procura di Roma, alla quale l'aveva consegnato il successore di Mori al Sisde, Franco Gabrielli. Un appunto del Servizio datato luglio 2004 dà conto di una «avviata attività di intelligence convenzionalmente denominata Farfalla, attraverso l'ingaggio di preindividualizzati detenuti». Da mesi gli agenti segreti avevano verificato una «disponibilità di massima» a fornire informazioni da un gruppo di reclusi al «41 bis», il regime di carcere duro, «a fronte di idoneo compenso da definire».
L'elenco comprende una decina di nomi tra appartenenti alla mafia, alla 'ndrangheta e alla camorra da cui attingere notizie.

Da Cosa nostra alla mafia: coinvolta tutta la criminalità

Totò Riina.

Tra i detenuti contattati ci sono quattro appartenenti a Cosa nostra. Tre dell'area palermitana: Cristoforo «Fifetto» Cannella, condannato all'ergastolo per la strage di via D'Amelio; Salvatore Rinella, della mafia di Caccamo, considerato vicino al boss Nino Giuffrè, braccio destro di Provenzano che in quel periodo stava collaborando con la magistratura; Vincenzo Buccafusca. E poi il catanese Giuseppe Di Giacomo, del clan Laudani.
Tra i calabresi viene indicato Angelo Antonio Pelle, mentre per i campani ci sono Antonio Angelino e Massimo Clemente, più qualche altro. I risultati dei contatti non si conoscono, né quanto siano costati.
L'OMBRA DELLA P2. Per gli uomini dei Servizi è tutto legittimo, mentre per i pm palermitani è un'ulteriore prova dell'attività «opaca e occulta» di Mori. Il quale, secondo il testimone Angelo Venturi (ex uomo del Sid oggi 84enne, coinvolto e prosciolto nell'indagine sul golpe Borghese), «gli propose di aderire alla loggia P2 di Licio Gelli e fu allontanato dai Servizi perché intercettava abusivamente il telefono d’ufficio del suo superiore Maletti (iscritto alla P2, ndr)».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso