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TENSIONI 29 Settembre Set 2014 0715 29 settembre 2014

Hong Kong, Occupy Central contro la Cina

Chiedono libere elezioni a Pechino. Ma il Dragone seda le proteste. Altri scontri.

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Le proteste a Hong Kong contro la Cina per ottenere libere elezioni.

Cariche, scontri, lacrimogeni, pallottole di gomma e strade occupate. A Hong Kong, dopo un'altra giornata di proteste contro la Cina e di braccio di ferro con le forze dell'ordine, la tensione resta altissima, con ripercussioni negative sui mercati asiatici.
ALTRI SCONTRI. Ancora una volta le strade dell’ex colonia britannica sono state invase da migliaia di cittadini del movimento Occupy Central, in piazza per ottenere elezioni libere nel 2017 senza nessuna imposizione da parte del Dragone: una protesta che ormai va avanti dall'inizio del 2014. E che s'è inasprita a fine giugno, quando Pechino aveva bollato come «illegittimo» il referendum con cui Hong Kong ha chiesto al governo cinese di mantenere le promesse sulle future consultazioni.
DIETROFRONT CINESE. La Cina, infatti, contrariamente a quanto sperato, ha deciso di limitare a due o tre il numero dei candidati alla carica di chief executive. E il governo centrale ha stabilito che i candidati devono essere approvati da un'apposita commissione elettorale di 1.400 persone, i cui membri vengono nominati da Pechino.
Decisioni che per Occupy Central sono una chiara marcia indietro rispetto alle promesse di instaurare una piena democrazia politica.
PECHINO NON CEDE. Così se da una parte nell'ex colonia britannica la polizia cerca di sgomberare con tutti i mezzi il sit in di protesta che ha occupato il distretto finanziario, dall'altra il Dragone è tornato ad avvertire che Pechino «è fermamente contrario ai movimenti illegali» e ha ribadito «pieno sostegno all'esecutivo del territorio», dimostrando di non avere alcuna intenzione di ascoltare i circa 700 mila elettori che a giugno si sono espressi per chiedere l'elezione diretta del capo del governo.
GENTE IN STRADA. Tuttavia, i manifestanti gridano di non volere alcuna imposizione da parte della Cina e sono tornati a rioccupare le strade appena sgomberate, allargando la protesta anche ad altre zone.
Quindi dalla penisola di Kowloon al quartiere commerciale di Causeway Bay, l'intera Hong Kong è teatro di sit in, cariche della polizia e manifestazioni di studenti e dei loro sostenitori.
Le autorità, che pare abbiano anche provato a bloccare internet, come denunciato su Twitter da un attivista di Occupy Central, hanno risposto con il pugno duro. Ma non hammo fatto altro che aumentare in modo esponenziale la loro presenza nelle piazze.

Rilasciato il leader degli studenti Joshua Wong

Il sit in nella parte centrale dell'isola di Hong kong è stato definito illegale dal governo di Pechino.

Pechino ha provato a stemperare le tensioni, arrivando pure a rilasciare il 17enne Joshua Wong, leader degli studenti che ha trascorso due giorni in prigione (in totale sono 78 le persone fermate negli ultimi giorni della protesta). Eppure le manifestazioni non si sono fermate.
Il 76enne Martin Lee, veterano della lotta per la democrazia, ha definito «pazzesco» il modo in cui il governo di Hong Kong, a suo dire sotto gli ordini diretti di Pechino, sta reagendo: anche lui è rimasto vittima delle forze dell'ordine che l'hanno colpito in pieno volto con i gas lacrimogeni.
OMBRELLI IN PIAZZA. D'altra parte, i manifestanti non si sono presentati in piazza armati: davanti all'uso della forza, hanno scelto ombrelli e cellophane con i quali proteggersi dagli spray urticanti e dai lacrimogeni. E nel dramma hanno anche mostrato una grande capacità organizzativa e disciplina: dietro ai dimostranti, infatti, gruppi di volontari hanno raccolto la spazzatura, dividendola per il riciclaggio.
APPELLO DEL GOVERNO. Nella notte, poi, il capo dell'esecutivo di Hong Kong, Chun-yung Leung, del quale non si avevano notizie da quasi tre giorni, si è appellato alla popolazione in un messaggio registrato trasmesso dal sito web del governo, chiedendo di «sgomberare le strade» e negando le voci circolate in queste ore secondo le quali l'Esercito popolare di liberazione sarebbe pronto ad intervenire per «riportare l'ordine». Cercando così di scacciare lo spettro di una nuova Tienanmen che aleggia sull'ex colonia britannica.
NUOVE PROTESTE. Anche le sue parole, però, non hanno avuto effetto.
Il sindacato degli insegnanti di Hong Kong ha indetto uno sciopero generale a partire da lunedì 29 settembre per unirsi alle proteste di Occupy Central. E gli studenti hanno annunciato di voler continuare le proteste anche nei prossimi giorni.
Insomma, malgrado la determinazione del governo locale di riportare tutto all'ordine in tempo per celebrare la festa nazionale del 1 ottobre, i manifestanti non danno segno di voler rientrare nelle case, accesi da una rabbia crescente man mano che i gas lacrimogeni vengono sparati contro di loro.

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