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LA MINACCIA 30 Settembre Set 2014 2114 30 settembre 2014

Isis, un jihadista: «Raid Usa non ci fermano»

Un disertore: «I combattenti europei sono più integralisti di noi».

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Miliziani dell'Isis.

Per quanto propagandati dagli Usa, gli attacchi aerei contro l'Isis hanno scarsi risultati. A dirlo è un combattente dell'Isis in un'intervista esclusiva alla Cnn. Agli attacchi aerei «eravamo preparati da qualche tempo», dice il miliziano Abu Talha, «sappiamo che le nostre basi sono note perché ci controllano con radar e satelliti, e dunque ne abbiamo altre di riserva».
FINANZIAMENTI DIVERSIFICATI. Poco efficaci a suo avviso anche gli attacchi aerei ai danni delle raffinerie mobili in controllo dell'Isis. «Abbiamo fonti di finanziamento diverse», sottolinea l'intervistato, ripreso dalla telecamera in modo che il suo volto non sia riconoscibile, e «le nostre finanze non si esauriranno per la perdite del petrolio».
Nei giorni scorsi i caccia statunitensi, sauditi ed emiratini hanno bombardato una dozzina di raffinerie modulari di petrolio, impianti con i quali, secondo il Pentagono, l'Isis era in grado di produrre dai 300 ai 500 barili di petrolio al giorno, da contrabbandare attraverso Turchia e Kurdistan iracheno.
«RAID NON SONO SUFFICIENTI». «Grazie a Dio loro non sanno nulla», aggiunge Abu Tahla, secondo il quale, se anche la coalizione internazionale ingaggiata da Obama può creare qualche ostacolo all'Isis, i suoi attacchi aerei «non sono sufficienti per fermare i miliziani nel loro obiettivo di creare uno Stato islamico nelle zone sunnite tra Siria e Iraq. Se ci colpiscono in qualche area», osserva, «noi avanziamo in altre».
ARMI NASCOSTE SOTTO TERRA. Le precauzioni prese dai miliziani in vista degli attacchi aerei vengono confermate anche da un disertore dell'Isis. «Hanno completamente svuotato le loro basi», dice Abu Omar dei suoi ex compagni, «e hanno nascosto gli equipaggiamenti nei quartieri civili oppure sotto terra».
Quanto ai miliziani di origine straniera i francesi, sottolinea, «sono persino più estremisti di noi». Abu Omar dice di sognare ancora un califfato nella regione, ma di aver pensato alla diserzione da molto tempo. «Ho visto uno 'sheikh' di 70 anni ucciso proprio di fronte a me», dice, «lo Stato islamico non può andare avanti in questo modo». Ci sono tanti giovani che si arruolano, anche di 14-15 anni, conclude il disertore, «forse la mia voce li può aiutare a cambiare idea».

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