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DISSERVIZI 30 Settembre Set 2014 1640 30 settembre 2014

Sanità pubblica, attese e ticket cari: italiani in fuga

Rapporto di Cittadinanzattiva: per il 31% dei malati costi troppo elevati.

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Su oltre 24 mila segnalazioni giunte nel 2013 al Tribunale per i diritti del malato oltre un quarto riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie.

Due anni per un intervento all'ernia del disco e altrettanti per le varici, 20 mesi per una visita psichiatrica, 14 mesi per una mammografia. I lunghi tempi di attesa della sanità pubblica restano tra i principali motivi di malcontento per i cittadini ma, soprattutto, quello che iniziano ad avvertire in modo sempre più crescente è 'l'insostenibile pesantezza' del ticket. È il quadro emerso dalla 17esima edizione del Rapporto Pit Salute «(Sanità) in cerca di cura», presentato martedì 30 settembre dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.
PER IL 31% TICKET TROPPO CARO. Su oltre 24 mila segnalazioni giunte nel 2013 al Tribunale, quasi un quarto riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, attribuite nel 58% dei casi (in netto calo sul 2012) alle liste di attesa e nel 31% dei casi al peso dei ticket (voce in un aumento del 21%), dunque ad una sanità 'troppo costosa'. Il secondo grande motivo di malcontento è l'assistenza territoriale, che rappresenta il 15,6% delle segnalazioni, in aumento rispetto all'anno precedente, in particolare per il servizio ricevuto da medici di base e pediatri di libera scelta.
IN AUMENTO I DISAGI SULL'ASSISTENZA OSPEDALIERA. In calo invece il problema della presunta malpractice: per anni al primo posto, rappresenta ora la terza voce di segnalazione (15,5% nel 2013, 17,7% nel 2012). Sono aumentate invece le segnalazioni di disagi sull'assistenza ospedaliera, dal 9,9% del 2012 al 13,1% del 2013, soprattutto per le lunghe attese al pronto soccorso. «Ridurre i ticket, scongiurare nuovi tagli al Fondo sanitario nazionale e governare seriamente i tempi di attesa di tutte le prestazioni sanitarie, e non solo di alcune come accade ora», sono le priorità per Tonino Aceti, coordinatore del tribunale per i diritti del malato. A questo si aggiunge «la necessità di aggiornare i livelli essenziali di assistenza unita a un effettivo monitoraggio della loro erogazione».

IL 20% DELLE SEGNALAZIONE SUI DISSERVIZI DA RIABILITAZIONE. Il rapporto Pit salute 2014 ha anche segnalato come la spending si sia abbattuta sulla qualità e la quantità dei servizi di riabilitazione offerti al cittadino. Nell'ambito dell'assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale, a peggiorare, nel 2013, è soprattutto l'area della riabilitazione, a domicilio così come nelle strutture di ricovero. Rappresenta il 20% delle segnalazioni di difficoltà dei cittadini in questo settore, con un aumento di 7 punti percentuali rispetto all'anno precedente.
Oltre la metà delle segnalazioni relative a disservizi nella riabilitazione riguarda i ricoveri: scarsa qualità dell'assistenza, addirittura in alcuni casi non effettuata. Segue la riabilitazione domiciliare (con il 28,4% delle segnalazioni). In questo caso i cittadini si confrontano, in particolare, con la difficoltà nell'attivazione del servizio o la sua riduzione. A farne le spese soprattutto i pazienti che vivono in Regioni in piano di rientro, dove secondo Aceti «si taglia dove non si dovrebbe». «Sulla riabilitazione», ha spiegato, «si coglie l'orientamento di alcuni sistemi regionali orientati a guardare, non tanto all'obiettivo dell'utilità del ciclo riabilitativo, ma a quello dell'appropriatezza contabile della tariffa di rimborso».

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