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CRESCITA ZERO 1 Ottobre Ott 2014 1145 01 ottobre 2014

Crisi, in Italia 62 mila nascite in meno all'anno

Ricerca Censis-Ibsa: «Il 90% dei giovani fino a 34 anni non fa figli per motivi economici».

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Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Dall'inizio della crisi in Italia si sono registrate oltre 62 mila nascite in meno all'anno.
Nella percezione degli italiani, i motivi economici sarebbero la causa principale del fenomeno.
UNA RICERCA DEL CENSIS. La fotografia è stata scattata dalla ricerca realizzata dal Censis e dalla fondazione Ibsa, presentata a Roma il 1 ottobre.
Secondo il rapporto Diventare genitori oggi, si è passati dai quasi 577 mila nuovi nati del 2008 ai poco più di 514 mila del 2013, il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni.
«Tra gli italiani», si legge nel documento, «c'è una diffusa consapevolezza in merito al problema. Per l'83% la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio. E la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l'impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione».
L'indagine punta il dito anche sull'insufficienza delle politiche pubbliche a sostegno della famiglia.
«SERVONO SGRAVI FISCALI E AIUTI ECONOMICI». Il 61% degli italiani è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli, se migliorassero gli interventi pubblici: sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%).
Il 67% degli intervistati ha segnalato l'esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% ha fatto riferimento ad aiuti pubblici per sostenere i costi per l'educazione dei figli: rette scolastiche, servizi di mensa o di trasporto.
Proprio per fare aumentare le nascite nel nostro Paese, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha proposto un progetto per combattere l'infertilità, coinvolgendo i medici di famiglia e specialisti.

Il 40% è favorevole alla fecondazione eterologa

La stessa indagine ha inoltre rivelato che la maggior parte degli italiani è favorevole alla fecondazione omologa, mentre sull'eterologa i giudizi si dividono. La fede religiosa influirebbe molto sul giudizio espresso.
Secondo il sondaggio, la maggioranza degli intervistati ha espresso un parere positivo riguardo all'inseminazione omologa in vivo (l'85% del totale) e alla fecondazione omologa in vitro (73%).
«DUBBI SULLA MATERNITÀ SURROGATA». Le opinioni si dividono però sulla fecondazione eterologa.
«È d'accordo con l'uso di gameti esterni alla coppia il 40% degli italiani (tra i cattolici praticanti la percentuale scende al 30% e sale al 65% tra i non credenti)», come segnalano i dati, «il 35% è favorevole alla diagnosi pre-impianto (il 29% tra i cattolici praticanti). Solo il 14% concorda con la possibilità di ricorrere alla maternità surrogata (il cosiddetto «utero in affitto»). E appena il 9,5% è favorevole alla possibilità di scegliere in anticipo il sesso del nascituro».

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