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GIUSTIZIA 1 Ottobre Ott 2014 0927 01 ottobre 2014

Evasione delle accise, indagati due manager dell'Eni

Secondo la procura di Roma avrebbero accumulato fino a 2 milioni di fondi neri.

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Il logo dell'Eni.

Evasione fiscale per accumulare fondi neri. Con quest'accusa la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati un imprenditore e due manager dell'Eni. Per i pm capitolini, l’ex direttore generale della Divisione refining and marketing e ora dipendente di Eni servizi, Angelo Caridi, il manager Angelo Fanelli e l’imprenditore Roberto Turriziani dell'omonima ditta di Frosinone avrebbero falsificato le «bolle» per non pagare le accise e creare una provvista occulta nei bilanci.
PERQUISITA LA SEDE MILANESE. Come riferito dal Corriere della Sera, sono stati gli investigatori del Nucleo tributario romano, guidati dal colonnello Cosimo Di Gesù, a scoprire il meccanismo illecito, che avrebbe permesso per anni di aggirare l’Erario: dai depositi uscivano camion con benzina, diesel o Gpl in quantità maggiore di quella dichiarata. In questo modo, l’Eni si sarebbe fatta pagare il costo reale del materiale, denunciandone una quantità inferiore per non versare le tasse e accantonare il denaro risparmiato. Il 31 settembre sono scattate le perquisizioni nella sede di San Donato Milanese, oltre che nelle sette case di proprietà di Caridi a Roma, Reggio Calabria, San Donato e Anzio.
EVASIONE PER 2 MILIONI DI EURO. Nell’ordine di perquisizione firmato dal pubblico ministero Mario Palazzi è spiegato il «sistema»: «Il nucleo di Roma calcolava come dal 2007 al 2012 vi fosse stata una commercializzazione in eccedenza di oltre 3 milioni di litri di Gpl uscito dalle basi di carico di Napoli e Livorno con un’accisa evasa pari a oltre 444 mila euro e dalla base di Gaeta di 572 mila litri di benzina, un milione e mezzo di litri di gasolio e 221 mila litri di gasolio ecologico con un’accisa evasa di oltre 1 milione e 550 mila euro». La contestazione di evasione fiscale supera i 2 milioni di euro, ma la stima è che il danno per lo Stato sia ben più alto e su questo si sono concentrati gli accertamenti tuttora in corso anche per individuare i canali di reimpiego di denaro.
I PM: «VASTO PROGRAMMA CRIMINOSO». Palazzi nel provvedimento ha scritto: «Emergono gravi indizi del fatto che all’interno degli uffici quantomeno della divisione Refining and marketing dell’Eni ubicati in Roma vi siano dei soggetti che ormai da anni evadono le accise sui carburanti caricati in eccedenza sulle autobotti destinate ai distributori appartenenti o meno alla rete Eni. Ciò avviene necessariamente sulla scorta non di un semplice accordo criminale meramente occasionale o accidentale, ma di un accordo diretto all’attuazione di un più vasto programma criminoso per la commissione di una serie indeterminata di delitti. Risulta infatti come i carburanti in eccedenza vengano comunque fatturati all’acquirente dalla proprietaria Eni e immessi sul mercato.
L'ENI: «PRONTI A COLLABORARE». Dall’Eni hanno replicato che «si tratta di attività giudiziarie eseguite nell’ambito di un indagine pendente da circa due anni presso la procura di Roma, che riguarda potenziali variazioni di misura nel trasporto del Gpl. Sebbene si tratti di attività industriale di non particolare rilevanza, della ex direzione generale refining and marketing, Eni presta la massima attenzione al tema e assicura una piena collaborazione alle autorità».

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