Boschi 140110195404
ANALISI 1 Ottobre Ott 2014 1005 01 ottobre 2014

Grandi Rischi, dov'è l'etica dei protagonisti?

Da Boschi a Dolce: i loro profili sfatano il mito del processo alla scienza.

  • ...

La precedente analisi del processo Grandi Rischi ha messo a fuoco distorsioni, omissioni ed errori di una ricostruzione di approfondimento giornalistico statunitense.
Tale distorta rappresentazione del processo è esemplificativa di come gran parte della stampa estera abbia diffuso, con il “contributo” attivo dei dirigenti dell’Ingv, il falso mantra del processo alla scienza. Il risultato è paradossale: gli scienziati, in quel frangente cariche dello Stato, si sono preoccupati di non irritare il potere politico, non delle sorti della comunità di cui erano responsabili per legge. E invece sono stati rappresentati solo in quanto uomini di scienza, dal curriculum prestigioso, quindi vittime di un potere giudiziario ignorante.
SCIENZIATI TROPPO VICINI ALLA POLITICA. Il sottotesto lo ha espresso in modo chiaro Nature: «Una cosa del genere non sarebbe pensabile in nessun altro Paese europeo o negli Stati Uniti». Insomma, nell’Italia di Silvio Berlusconi può accadere qualsiasi cosa: persino che finiscano in galera scienziati di merito, colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. È vero il contrario e un profilo etico-deontologico di alcuni degli attori principali (anche questo trascurato dalla stampa estera, in altri casi invece molto attenta) mostra quanto siano contigui al degrado etico e culturale del ventennio berlusconiano, la loro eccessiva prossimità al potere politico, se non compiacenza. Ecco chi sono i civil servants della Grandi Rischi.

Sesso, bugie e Ingv: il potere secondo Enzo Boschi

Enzo Boschi.

«Anch'io ho fatto tutto quello che in genere si fa per fare carriera. Ho leccato il sedere quando c’era da leccarlo, ho assecondato, ho chinato la testa: non ho paura a negarlo. (…) Sono sempre stato gentile con i potenti perché sapevo che avrebbero potuto aiutarmi». È l’8 settembre 2008 quando Enzo Boschi, ai tempi presidente dell’Ingv, rilascia a La Stampa, importante quotidiano nazionale, queste dichiarazioni. L’intervista segue di pochi giorni lo scandalo che coinvolse Mariastella Gelmini, allora ministro dell’istruzione del governo Berlusconi. Emerse che Gelmini, che andava predicando per una riforma meritocratica dell’università, per superare l’esame di avvocato aveva scelto una scorciatoia: con un viaggio di 1.000 chilometri era andata all’Università di Reggio Calabria, dove la percentuale di ammessi saliva a oltre il 90% di contro a quella dove aveva studiato (meno del 30%).
IL PRESIDENTE INGV STA CON GELMINI. L’ex ministro ammise il fatto. Boschi, nell’intervista sopra citata, commenta: «Ha fatto l’esame a Reggio Calabria perché era più facile? E allora? Al suo posto l’avrei fatto anch’io». L’intervistatore osserva che, poiché i finanziamenti dell’istituto da lui diretto dipendono dal ministero di Gelmini, qualcuno potrebbe «malignare».
Replica: «Non prendo le parti del ministro per i finanziamenti, ma per rispondere a chi fa facili moralismi». Per la «figura titanica» della comunità scientifica, come la chiama il giornalista americano David Wolman, Gelmini sarebbe stata attaccata «solo perché è una donna giovane e carina». I fatti non sembrano dargli ragione.
BUFERA SULLA NOMINA DI GHILARDI. Il 24 settembre 2011 in un comunicato Gelmini, complimentandosi con gli scienziati per l’esperimento al Cern di Ginevra, afferma: «Alla costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro». Il governo rimuove la pagina, ma l’idea di «un’infrastruttura» per il passaggio fisico dei neutrini è probabilmente la gaffe più clamorosa dell’ex ministro, che su Twitter diventa un cult. L’anno successivo l’ex ministro nomina alla direzione generale dell’Ingv Massimo Ghilardi, laureato in Scienze motorie. Le “competenze” del compagno di partito dell’ex ministro diventano oggetto, oltre che di nuovo scandalo per Gelmini, di interrogazioni parlamentari.

Sonia Topazio, da Playboy ai terremoti

Sonia Topazio ai tempi in cui era attrice e performer hard.

A giugno del 2012, invece, i ricercatori precari dell’Istituto attaccano Sonia Topazio, capo ufficio stampa. Il suo curriculum non li convince.
Topazio è un’ex modella e attrice soft porno che dalla copertina di Playboy (2001) arriva all’Istituto «su chiamata diretta» nel 2002 e nel 2004 diventa capo ufficio stampa, ruolo ricoperto per 10 anni.
«Mi sono laureata in Lettere e ho il tesserino di giornalista», si difende lei. E contrattacca: «La loro (dei ricercatori, ndr) è solo invidia, ma non sono diversi. La differenza è che io ho un grande passato e posso riciclarmi, loro fuori dall’Istituto non contano un cazzo».
«ARRIVATA GRAZIE A UNA RACCOMANDAZIONE». L’intervistatore le chiede se è vero che abbia una relazione con Boschi: «Se proprio lo vuoi sapere sono arrivata lì per raccomandazione di un politico. (…) E poi diciamolo, se anche avessi avuto una storia con il presidente, che male c’è?».
Al di là dei risvolti osé, poco interessanti, anche questo episodio mostra, al pari degli altri, una promiscuità tra mondo politico e accademico in cui la grande assente è l’etica pubblica.
ISTITUTO A RISCHIO COMMISSARIAMENTO. Ora Il Fatto Quotidiano riporta che i revisori dei conti dell’Ingv «in genere assai prudenti (…) hanno stilato un verbale di tre pagine (…) contro l’attuale vertice (...), accusato in blocco di inseguire affari estranei all’istituto o in contrapposizione a esso. Hanno scritto i revisori: ‘La quasi totalità dei membri del Consiglio di amministrazione è incompatibile’ perché in conflitto d’interessi». L’istituto, che «pare in tutt’altre faccende affaccendato», scrive il giornale, ora rischia di essere commissariato. Ma vediamo che fine hanno fatto gli altri condannati.

Bernardo De Bernardinis, polemiche sulla nomina di un condannato

Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile.

L’11 marzo 2014 un magistrato istruttore della Corte di Conti (ufficio controllo di legittimità sugli atti della presidenza del Consiglio) chiede alla presidenza del Consiglio dei ministri «chiarimenti» sulla nomina di Bernardo De Bernardinis a presidente dell’Istituto superiore per la protezione della ricerca e dell’ambiente (Ispra).
«Il dottor De Bernardinis risulta essere stato condannato in primo grado con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici».
Risposta della presidenza del Consiglio dei ministri: «Da quanto risulta dai mezzi di informazione il dottor De Bernardinis è stato condannato in primo grado per omicidio plurimo e lesioni colpose plurime, con le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena (…)».
L'OMICIDIO? NON È UN REATO CONTRO LA PA. Ma, specifica il documento, l’inconferibilità degli incarichi si ha solo in presenza «di reati dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione». Insomma, l’omicidio non è un reato contro la Pubblica amministrazione, così l’allora presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta conferma De Bernardinis al vertice di uno dei maggiori centri di ricerca italiani.
Di recente, De Bernardinis («Facciamoci pure un bicchiere di vino, va tutto bene») è stato chiamato a tenere una lezione sulla comunicazione del rischio sismico.

Mauro Dolce e quella «frode nell’esecuzione della pubblica fornitura»

Mauro Dolce.

Mauro Dolce, direttore del Servizio sismico del Dipartimento della Protezione civile nazionale, dopo il terremoto viene nominato Responsabile unico del procedimento per il progetto C.a.s.e (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili): 4.500 unità abitative da dare agli sfollati. Gian Michele Calvi, presidente di Eucentre, invece viene nominato Responsabile generale e direttore unico dei lavori presso il dipartimento della Protezione civile. Ma il 7 marzo 2013 la procura de L’Aquila li indaga per «frode nell’esecuzione della pubblica fornitura». L’ipotesi accusatoria è forte: il materiale di fornitura, per un valore totale di 12 milioni di euro è inferiore agli standard pattuiti da contratto.
CONDANNA A UN ANNO. Il giudice per le indagini preliminari dispone così una perizia (che perciò ha valore di prova), che si svolge al Politecnico di Torino, confermando l’ipotesi dell’accusa. Il materiale è di gran lunga inferiore a quello concordato, non rispetta le specifiche di legge ed è meno sicuro. E, come si legge nelle motivazioni, è dimostrabile il «dolo diretto». Perché Dolce era stato informato, ma non era intervenuto, venendo meno ai suoi obblighi e lasciando che i lavori andassero avanti. La condanna, per Dolce, che sceglie il rito abbreviato, è a un anno di galera. Che non fa solo perché incensurato.
COINVOLTI ANCHE CALVI E AGOSTINO. L’indagine mette sotto accusa anche una ditta (Alga S.p.A.) che avrebbe fornito isolatori antisismici scadenti. Così alcuni isolatori campione sono partiti per San Diego, in California, dove c’è uno dei pochi laboratori al mondo con le tecnologie adatte per questo tipo di verifiche. E lì, durante il test, un isolatore si è rotto «in modo macroscopico». Di questa seconda accusa Dolce non è responsabile, perché non a conoscenza del comportamento fraudolento della ditta. A oggi il processo in corso vede coinvolti l’altro dirigente della Protezione civile, Calvi, e Mariani Agostino, amministratore della ditta che ha fornito gli isolatori.

Le responsabilità minori di Giulio Selvaggi

Giulio Selvaggi, la “vittima”? Le responsabilità di Selvaggi, che pure ai tempi era direttore del Centro nazionale terremoti, sembrano minori, come discutibile è la sua posizione giuridica: è curioso che Wolman scelga l’attore più debole-passivo come osservatore paradigmatico.

Il 'freno a mano' della giustizia e le mancanze della politica

Non sappiamo che direbbe Galileo Galilei, così spesso chiamato in causa, di questi promiscui rapporti con il potere, lui che pagò così a caro prezzo la difesa della scienza, non di se stesso.
Ciò che segnala la tragedia aquilana, al di là dell’esito penale, è che un Paese in cui è necessario aspettare una sentenza giudiziaria per decidere della moralità di alte cariche dello Stato non ha un’etica pubblica.
LE COLPE DI BERTOLASO. Non a caso Guido Bertolaso, contro cui non ci sono elementi concreti per un’azione penale, ma che sul piano etico ha le responsabilità maggiori, è assente dalla gran parte delle ricostruzioni mediatiche.
È questo che avviene da 20 anni a questa parte: il dispositivo giuridico interviene a mettere un “freno a mano” laddove la politica, e i suoi doveri di normazione morale verso la comunità, sono assenti. E e lo fa con strumenti, quelli penali, che non sempre sono adeguati.

Leggi questo articolo in inglese

Articoli Correlati

Potresti esserti perso