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SOCIAL NETWORK 2 Ottobre Ott 2014 1533 02 ottobre 2014

Facebook, Chris Cox si scusa con trans e drag queen

Centinaia di account con nomi di fantasia erano stati cancellati. La gioia Lgbt.

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Facebook, alla fine, si è scusato.
Il social network aveva di recente cancellato gli account di alcune drag queen e persone Lgbt, che avevano usato i loro nomi d'arte o comunque nomi di fantasia per registrarsi anziché quelli indicati sui loro documenti d'identità. Una scelta che aveva provocato la reazione delle comunità transgender, che avevano lanciato una petizione su change.org per chiedere un cambiamento delle regole e l'hashtag #mynameis su Twitter, per raccogliere le voci della protesta. Giovedì 2 ottobre è arrivata la svolta, dopo un incontro tra il social network e il gruppo di attivisti, comunicata personalmente dal Chief product officer di Facebook, Chris Cox, con un post sul suo profilo.

«ABBIAMO CREATO UN DISAGIO». «Voglio chiedere scusa a tutta la comunità per il disagio che abbiamo creato nelle ultime settimane», ha scritto Cox. La policy identitaria di Facebbok, che richiede l'uso dei nomi 'veri' per poter gestire un profilo, non è cambiata. Tuttavia, il Transgender law center di San Francisco, attivo nella difesa dei diritti delle persone Lgbt, ha dichiarato: «È stato chiarito che Facebook è pronto a collaborare con le nostre comunità. Condivide il valore fondamentale di assicurarsi che online ognuno sia sicuro di essere se stesso».

IL GRAZIE DI SISTER ROMA. Ed ecco come la notizia è stata accolta da Sister Roma, drag queen in prima linea nella lotta contro le regole di autenticazione di Facebook, che era stata costretta a digitare il suo nome di battesimo per poter continuare a usare il social network. Alla base della policy 'incriminata', non c'è soltanto la volontà di reprimere fenomeni come cyberbullismo e trolling. Ma anche l'opportunità di fornire precise informazioni sull'identità degli utenti, ai fini di migliorare la raccolta pubblicitaria. Tenere conto delle preferenze di genere potrebbe essere un passo in avanti ulteriore anche in questa direzione.

SOLTANTO UN EQUIVOCO? Qui invece è possibile trovare un articolo di Tech Crunch che rivela come all'origine della cancellazione degli account ci sarebbe stato il comportamento di «un singolo utente», che avrebbe segnalato centinaia di pagine di drag queen per l'utilizzo di falsi nomi, facendo partire la procedura operativa standard prevista in questi casi. E provocando quindi la rimozione dei profili senza che l'azienda di Zuckerberg si rendesse conto che si trattava, per l'appunto, di quelli usati in maniera del tutto innocua da drag queen e persone Lgbt.

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