CULTURA 2 Ottobre Ott 2014 0544 02 ottobre 2014

Film novità 2014, da «Sin City» a «Boxtrolls»

Nelle sale il sequel del film uscito nel 2005. L'horror Annabelle. E Boxtrolls.

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Frank Miller ha voluto concedersi tutto il tempo che ha considerato necessario per riportare sul grande schermo, assieme al regista Robert Rodriguez, il mondo in bianco e nero, con qualche spruzzata di sangue e colore, di Sin City. Il sequel Una donna per uccidere, pur potendo contare su un ottimo cast, soffre un po' del paragone con il film precedente e la sua trama frammentata crea qualche problema alla fluidità del lungometraggio, ma non avrà alcuna difficoltà a soddisfare i suoi fan.
Ben diverso, invece, il pubblico a cui è destinato Boxtrolls – Le scatole magiche: il gioiellino realizzato dalla Laika, infatti, propone un'avventura piena di brio animata da un messaggio destinato a tutta la famiglia che potrà apprezzarne l'ironia e l'ottimo livello tecnico raggiunto dalla commistione tra tecniche di animazione classiche e moderne.
DALL'HORROR AL NOIR. Si passa quindi all'horror con Annabelle, la cui storia è legata a quella di L'evocazione – The Conjuring e al noir all'italiana Perez., che può contare su un'ottima performance di Luca Zingaretti, molto applaudito alla recente edizione della Mostra del Cinema di Venezia dove era stato presentato anche La trattativa, con cui Sabina Guzzanti prova a ricostruire le tappe e gli elementi principali del rapporto tra Stato e mafia.
ARGENTERO-BOVA A BRACCETTO. Il cinema italiano è protagonista con altri due titoli: Take Five, con il suo tentativo di rapina da parte di un improbabile gruppo di criminalei, e Fratelli unici, una commedia leggera e spensierata interpretata da Luca Argentero e Raoul Bova.
Gli ultimi due film distribuiti nei cinema sono l'interessante opera prima Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires, dalla struttura originalmente romantica, e il purtroppo deludente Una promessa, diretto da Patrice Leconte, che spreca un ottimo cast e un testo di partenza molto ricco di spunti intriganti.

Annabelle, la bambola demoniaca

Dopo il successo di L'evocazione - The Conjuring, gli eventi raccontati dagli esperti di fenomeni paranormali Ed e Lorraine Warren ritornano nei cinema grazie ad Annabelle, film dedicato alla bambola già apparsa brevemente proprio nel precedente lungometraggio.
John e Mia Form (Ward Horton e Annabelle Wallis) sono una coppia giovane e felice, in attesa della loro prima figlia. Il futuro medico chirurgo vuole fare un regalo alla moglie e acquista una bambola rara, poi chiamata Annabelle, che rappresenta la perfetta aggiunta alla collezione di Mia. Quando la figlia dei vicini e il suo fidanzato, seguaci di una setta satanica, uccidono la famiglia che abita di fronte ai Form, Annabelle viene utilizzata dagli assassini per compiere un maleficio e diventa una porta d'ingresso nel nostro mondo per un'entità demoniaca.
CAST DI LIVELLO INFERIORE A THE CONJURING. Il regista John R. Leonetti porta sul grande schermo la storia di una nuova bambola-creatura demoniaca dopo molti titoli del passato che hanno sfruttato lo stesso espediente narrativo, dando spazio a incubi e paure senza tempo.
Rimane da capire se il film riuscirà a ottenere lo stesso livello qualitativo di The Conjuring, pur potendo contare sulla carta su uno spunto più debole e streotipato, e su un cast di minore appeal rispetto al lungometraggio a cui è legato.
Annabelle, tra gravidanze, possessioni e sanguinose morti sembra in grado di accontentare gli appassionati del genere horror con un insieme di elementi di provata effiacia, ma non di possedere quegli elementi originali necessari a non far perdere la tensione nell'assistere all'evoluzione della trama. Pauroso.

Regia: John R. Leonetti; genere: horror (Usa, 2014); attori: Annabelle Wallis, Ward Horton, Brian Howe, Eric Ladin, Tony Amendola, Afre Woodard.

Uovo nel mondo dei Boxtrolls

Unendo una delle tecniche di animazione più classiche e affascinanti, quella in stop-motion, a tecniche più innovative, lo studio d'animazione Laika prosegue il suo affascinante percorso evolutivo che aveva già regalato un gioiellino come Coraline e la Porta Magica.
In Boxtrolls - Le scatole magiche, l'ambientazione è la città di Pontecacio, nei cui sotterranei vive una comunità di creature bizzarre e pacifiche. Uovo, un ragazzino rimasto orfano, è stato accolto e adottato proprio dai Boxtrolls, accusati ingiustamente di averlo rapito dagli abitanti della cittadina, ossessionati dalla ricchezza, dall'esteriorità e dai formaggi. Lord Gorgon-Zole, il sindaco di Pontecacio, crede a quanto riferitogli dal malvagio Archibald Arraffa, che spera di entrare a far parte del gruppo d'élite delle Tube Bianche, e permette che i Boxtrolls vengano perseguitati e imprigionati. Quando però Uovo incontrerà Winnie, la figlia di Lord Gorgon-Zole, emergerà il vero piano di Arraffa.
UN'AVVENTURA TRASCINANTE. Il film diretto da Graham Annable e Anthony Stacchi è visivamente sorprendente grazie agli innumerevoli dettagli e particolari che danno vita a questa avventura trascinante che riesce a intrattenere e trasmettere con facilità un importante messaggio, recepibile senza ostacoli a tutte le età. La sceneggiatura curata da Irena Brignull e Adam Pava, ispirandosi al bestseller Arrivano i Mostri! di Alan Snow, è animata da un senso di umorismo irresistibile nell'avvicinarsi alla divisione in classi sociali alla base della trama. I Boxtrolls, che vivono sottoterra indossando scatole di cartone e creano invenzioni meravigliose riciclando i rifiuti trovati per la strada, sono in netta contrapposizione con i pomposi, colorati e superficiali abitanti di Pontecacio, e i rispettivi comportamenti si riflettono anche nella dimensione famigliare.
PERSONAGGI BEN DELINEATI. Winnie, pur avendo un padre, è infatti cresciuta in solitudine e immersa nelle sue fantasie, mentre Uovo ha potuto contare sull'affetto e sulla costante presenza dei suoi 'genitori' adottivi. L'intersecarsi della dura analisi dei problemi della società divisa in classi con l'enfasi posta sull'accettazione del diverso e dell'importanza dell'amore per i propri figli non rende mai retorico il film che, al contrario, scorre rapido grazie alle sue continue svolte, sorprese, battute e a una straordinaria colonna sonora composta da Dario Marianelli che impreziosisce la narrazione con musiche dalle sonorità classiche e un esilarante brano lirico in cui si lodano i formaggi. I personaggi sono tutti ben delineati, esteriormente e interiormente, anche grazie all'ottimo lavoro compiuto dai doppiatori originali, ed è impossibile non provare simpatia per i bizzarri Boxtrolls o per la personalità decisa di Winnie, personaggio a cui sono stati affidati i dialoghi più divertenti e dall'ironia tagliente. La commistione di tecniche di animazione regala profondità e il realismo necessario a sostenere la trama e l'effetto finale è un film in grado di conquistare. Trascinante.

Regia: Graham Annable, Anthony Stacchi; genere: animazione (Usa, 2014); doppiatori: Isaac Hempstead-Wright, Elle Fanning, Ben Kingsley, Nick Frost, Simon Pegg, Toni Collette.

Luca e Raoul sono Fratelli unici

Il regista Alessio Maria Federici porta sul grande schermo la coppia composta da Luca Argentero e Raoul Bova, affidando ai due affascinanti attori il compito di sostenere una commedia ironica a sfumature romantiche.
Francesco (Argentero) e Pietro (Bova) sono due fratelli dal rapporto complicato e burrascoso. Quando Pietro perde la memoria a causa di un incidente, la sua ex moglie Giulia (Carolina Crescentini) non riesce a sopportare i suoi comportamenti da adolescente e Francesco è obbligato ad accoglierlo in casa e a occuparsi di lui. La vicina di casa di Francesco, Sofia (Miriam Leone) non apprezza la visione che il giovane cerca di insegnare al fratello smemorato e si intromette nella vita dei due uomini.
TRAMA STEREOTIPATA. Il film porta in scena una serie di situazioni surreali e divertenti, causate dall'amnesia di uno dei suoi due protagonisti, per poi virare in modo più deciso verso il romanticismo che anima la seconda parte del lungometraggio diretto, in modo forse più adatto al piccolo che al grande schermo, da Federici. La qualità tecnica e le performance del cast sono discrete e sono sufficienti a dare la spinta giusta alla storia per arrivare senza troppi intoppi allo scontato epilogo, anche se i dialoghi poco convincenti e la trama stereotipata rendono l'insieme non del tutto efficace e convincente. Fratelli unici riesce comunque a regalare più di una risata e molta leggerezza, inserendosi agevolmente nell'attuale panorama della commedia italiana. Prevedibile.

Regia: Alessio Maria Federici; genere: commedia (Italia, 2014); attori: Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone, Sergio Assisi.

La trattativa in salsa teatrale

In un teatro di posa un gruppo di attori, guidati da Sabina Guzzanti, mette in scena le vicende legate alla trattativa che sarebbe avvenuta tra Stato e mafia nel tragico periodo storico funestato dalle bombe esplose a Roma, Milano e Firenze.
La ricostruzione prende il via con l'uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tocca molti eventi che hanno segnato le pagine più recenti della storia italiana. Gli attori danno corpo e voce a chi ha vissuto da vicino quanto accaduto, dai testimoni ai boss mafiosi, in una cornice teatrale sempre in precario equilibrio tra realtà e finzione. Elemento, questo, che confonde forse più di quanto previsto, migliorando il coinvolgimento del pubblico e al tempo stesso diminuendo la forza di denuncia che anima il progetto, alla cui base c'è un'evidente attenzione e dedizione nel ricercare e analizzare fonti e testimonianze.
UN'ANALISI ORIGINALE. Senza cadere nel tranello di proporre un'unica verità, La trattativa fatica eccessivamente proprio nel raggiungere il suo obiettivo di denuncia sociale pur proponendo un'analisi interessante degli eventi storici, scivolando inoltre in più punti in un'enfasi espressiva che rischia di avvicinarsi alla drammaticità che contraddistingue il materiale trattato con una retorica che ne dimuisce proprio la carica emotiva, di fronte a una fin troppo chiara volontà di suscitare una reazione. Il film diretto da Sabina Guzzanti è comunque un modo originale e ben gestito di documentare e informare senza rientrare nei canoni tradizionali del documentario. Ibrido.

Regia: Sabina Guzzanti; genere: documentario (Italia, 2014); attori: Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Ninni Bruschetta, Claudio Castrogiovanni, Franz Cantalupo, Filippo Luna.

Medianeras, un amore inaspettato

Il regista Gustavo Taretto debutta alla regia di un lungometraggio con l'interessante Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires, versione estesa di un suo precedente cortometraggio in cui architettura, società e amore si intrecciano in modo originale.
Martin (Javier Drolas) e Mariana (Pilar Lopez de Ayala) vivono un'esistenza solitaria a causa dei rispettivi problemi: lui soffre di fobie e si è rifugiato nella realtà virtuale, mentre lei si trova in una fase caotica della sua esistenza dopo aver concluso una lunga relazione sentimentale. I due vivono a Buenos Aires in due edifici opposti sulla stessa strada, ma non si sono mai incontrati.
La città argentina diventa in Medianeras il terzo personaggio protagonista della storia, con i suoi edifici diversi tra loro, la folla per le strade, le vetrine spoglie che devono essere sistemate, gli appartamenti che riflettono la personalità dei suoi abitanti e un cielo che si intravede quasi a malapena, spesso soffocato dalle tante abitazioni.
ROMANTICISMO BEN CALIBRATO. Taretto gestisce quindi bene la rappresentazione esteriore dell'interiorità di Mariana e Martin, le cui esistenze si incrociano in un momento drammatico e simbolico, come la morte inaspettata di un cane, e segue il loro percorso introducendo solo progressivamente tutti gli elementi che rendono evidente come siano destinati a innamorarsi. Il romanticismo è infatti ben calibrato e lascia piuttosto spazio a un acuto umorismo e alla scelta di concedere alla coppia il tempo necessario per aprire se stessi al mondo, e a un possibile nuovo amore, dopo essersi lasciati alle spalle qualcuno di importante. Il lungometraggio argentino non è privo di difetti, come l'esagerata rappresentazione della solitudine di Mariana che trova conforto grazie alla presenza dei manichini, o il personaggio sopra le righe della dog sitter, ma Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires riesce a differenziarsi rispetto ad altre commedie grazie a una buona dose di realismo e all'attenzione nel delineare i personaggi principali. Promettente.

Regia: Gustavo Taretto; genere: commedia (Argentina, 2011); attori: Javier Drolas, Pilar Lopez de Ayala, Ines Efron, Rafael Ferro, Adrian Navarro.

Perez., noir all'italiana

Avrebbe avuto bisogno di un po' più di cura la sceneggiatura di Perez. per permettere a Luca Zingaretti di non dover sostenere da solo l'intero peso della struttura del film, diretto in modo efficace ma non particolarmente brillante da Edoardo De Angelis.
L'avvocato di ufficio Demetrio Perez (Zingaretti) ha perso la sua occasione di fare carriera accontentandosi di un'esistenza all'insegna della mediocrità. La sua scelta consapevole viene però messa alla prova da un mafioso che lo assume e gli offre la possibilità di un guadagno, solo apparentemente facile, in grado di dargli tutto quello a cui ha rinunciato nel corso degli anni. La situazione del legale verrà resa ancora più complicata dalla figlia Tea (Simona Tabasco) che si innamora del figlio di un boss, Corvino (Marco D'amore).
ZINGARETTI SUGLI SCUDI. Perez. non si addentra molto nel mondo oscuro della criminalità, preferendo far restare al centro il personaggio di un avvocato deluso dalla vita e sconfitto dalla società, il cui unico motivo per andare avanti è l'amata figlia, a cui concede tutto. Ed è proprio nel portare in scena la figura femminile che Perez. scivola negli stereotipi a causa di un personaggio fin troppo vittima degli eventi e miope di fronte alla realtà che la circonda. Privo di chiaroscuri anche il collerico Corvino, ruolo affidato all'emergente Marco D'Amore (già protagonista di Gomorra), che passa dalla voglia di redenzione all'adeguarsi ai comportamenti violenti con fin troppa rapidità e facilità. Zingaretti, però, sfrutta al meglio il suo talento e regala una performance ricca di sfumature che arricchisce il film con un susseguirsi di emozioni e conflitti interiori. Perez. si avvicina al noir con delle buone idee ma non sviluppate adeguatamente, perdendo però il confronto diretto con progetti televisivi e cinematografici che affrontano le stesse tematiche con maggiore personalità e un pizzico in più di originalità. Cupo.

Regia: Edoardo De Angelis; genere: drammatico (Italia, 2014); attori: Luca Zingaretti, Marco D'Amore, Simona Tabasco, Massimiliano Gallo, Gianpaolo Fabrizio.

Sin City, il ritorno

A distanza di nove anni dall'uscita di Sin City, arriva nelle sale il sequel del film diretto da Frank Miller e Robert Rodriguez, intitolato Una donna per uccidere.
La vita di Dwight McCarthy (Josh Brolin) viene sconvolta dal ritorno del suo primo amore, Ava Lord (Eva Green), che gli chiede aiuto per fuggire dal suo violento marito. Johnny (Joseph Gordon-Levitt) è un giocatore d'azzardo senza paura il cui cammino si scontra con quello del Senatore Roark (Powers Boothe). Nancy (Jessica Alba), nel frattempo, vuole vendicare la morte di John Hartigan (Bruce Willis) e decide di affrontare proprio il malvagio politico.
Nonostante i punti in comune tra le diverse storie, Sin City - Una donna per uccidere fatica proprio a legare i vari elementi della trama, rendendo fin troppo frammentata la narrazione. Dopo l'adrenalinica e sanguinosa introduzione affidata al personaggio di Marv (Mickey Rourke), il film prosegue con una struttura quasi a capitoli, approfondendo di volta in volta quanto accade ai vari personaggi.
VISIVAMENTE IMPECCABILE. Visivamente impeccabile, con il suo aspetto che rispecchia fedelmente quello che contraddistingue i graphic novel, il sequel dell'allora innovativo progetto firmato da Miller e Rodriguez non riesce a trovare la stessa carica di originalità che permetta al risultato finale di reggere il confronto con il lungometraggio del 2005. I dialoghi e le scene d'azione sono costruite su stereotipi e frasi fatte, e non basta l'indubbio fascino e la bellezza delle sue protagoniste a mantenere alta l'attenzione su una storia ripetitiva e lenta nel suo svolgimento. Il cast di ottimo livello e l'atmosfera fredda e tagliente che contraddistingue da sempre il mondo di Sin City permette di soddisfare, ma non entusiasmare, lo spettatore che ritorna ad avvicinarsi all'ambizione, alla passione, all'avidità e all'odio che animano la città del peccato creata da Miller. Sottotono.

Regia: Frank Miller, Robert Rodriguez; genere: azione (Usa, 2014); attori: Mickey Rourke, Eva Green, Jessica Alba, Joseph Gordon-Levitt, Josh Brolin, Juno Temple, Jamie Chung, Rosario Dawson, Ray Liotta, Dennis Haysbert.

Take Five, un colpo un po' troppo ambizioso

Guido Lombardo torna alla regia, dopo il pluripremiato Là-bas - Educazione criminale, con Take Five.
Carmine (Carmine Paternoster) è un idraulico con il vizio del gioco che viene incaricato di riparare una perdita della rete fognaria e si ritrova a lavorare nel caveau di una banca. Il giovane decide quindi di ideare una rapina e forma un gruppo di criminali per riuscire a effettuare l'ambizioso colpo: Gaetano (Gaetano di Vaio) fa il ricettatore nei sotterranei di Napoli; Peppe (Peppe Lanzetta), chiamato 'O Sciomèn, ha da poco terminato di scontare 10 anni a Poggioreale; Ruocco (Salvatore Ruocco), è un ex pugile professionista che ora combatte clandestinamente; e Sasà (Salvatore Striano) è un fotografo in attesa di un trapianto di cuore specializzato nel rapinare banche. Gli eventi, però, sfuggono presto di mano ai cinque durante la preparazione e l'esecuzione del colpo.
TRA IRONIA E CRITICA SOCIALE. Il nuovo film di Lombardi mescola atmosfere e generi cinematografici, compiendo anche salti temporali e cercando di realizzare dei ritratti originali di ladri quasi improvvisati che rincorrono sogni e aspirazioni effimere. Take Five ha l'ottimo merito di scorrere rapido e coinvolgente fino all'epilogo, pur soffrendo la scelta di affidarsi fin troppo al proprio cast, inserendo anche alcuni momenti improvvisati, e di proporre una narrazione visivamente frammentata e discontinua. Lombardi, infatti, pecca un po' di sicurezza e in più momenti perde il controllo sulla sua opera. Il film, tuttavia, trova un equilibrio convincente tra la critica sociale e l'ironia, offrendo una commedia atipica non priva di fascino. Discontinuo.

Regia: Guido Lombardi; genere: drammatico (Italia, 2013); attori: Gaetano di Vaio, Peppe Lanzetta, Salvatore Ruocco, Salvatore Striano, Carmine Paternoster, Gianfranco Gallo.

Una promessa è per sempre

Patrice Leconte con il suo Una promessa delude ogni aspettativa e propone una storia d'amore fredda e priva di emozioni, incapace persino di offrire un'adeguata rappresentazione storica dell'epoca in cui è ambientata.
Nel 1912, in Germania, il giovane laureato Ludwig (Richard Madden) viene assunto in un'acciaieria e conquista in breve tempo la stima dell'anziano proprietario dell'azienda, Karl Hoffmeister (Alan Rickman), che gli apre le porte della sua casa. La giovane moglie di Hoffmeister, Lotte (Rebecca Hall), stabilisce con il dipendente del marito un immediato legame di comprensione e complicità, che si evolve ben presto in amore. Il loro rapporto si interrompe però quando Karl affida a Ludwig l'incarico di gestire i suoi affari in Messico; prima della partenza Lotte e il suo giovane innamorato si scambiano una promessa messa a rischio dallo scoppio della Prima guerra mondiale.
IL FILM NON SCALDA. Il complesso materiale a disposizione di Leconte avrebbe potuto dare vita a un film in grado di sfiorare tematiche importanti e senza tempo come amore, ambizione, differenze sociali e imprevedibilità del destino, ma Una promessa si limita a seguire in modo distaccato e privo di passione il romanzo scritto da Stefan Zweig da cui è tratto, incapace di gettare le basi per sostenere emotivamente l'epilogo della storia. L'esperienza di Alan Rickman e il fascino di Rebecca Hall risollevano un po' il livello del progetto che, tuttavia, non approfondisce o dà spessore a personaggi ed eventi, perdendo inoltre l'occasione di rappresentare in modo adeguato la solitudine provata da Lotte negli anni di distanza dal suo amato Ludwig e le inevitabili conseguenze di un evento drammatico come la guerra. Il film rende infine molto difficile convincersi della profondità dei sentimenti dei due protagonisti e la loro promessa appare così un contenitore esteriormente ben costruito ma completamente vuoto al suo interno. Freddo.

Regia: Patrice Leconte; genere: drammatico (Francia, Belgio, 2014); attori: Alan Rickman, Richard Madden, Rebecca Hall, Maggie Steed, Christelle Cornill, Shannon Tarbet.

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