ORRORE 4 Ottobre Ott 2014 0001 04 ottobre 2014

Isis, decapitato il britannico Alan Henning

Il parente della vittima: «Londra poteva fare di più». Minacce all'ostaggio Usa.

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Ancora una decapitazione, ancora una vittima occidentale. La quarta. Nella tarda serata del 3 ottobre, l'Isis ha diffuso un video su internet che mostra un combattente dello Stato islamico mentre giustizia l'ostaggio inglese Alan Henning, cooperante 47enne in mano ai jihadisti da dicembre, dopo essere entrato in Siria con un convoglio umanitario.
«PAGO IL PREZZO DEI RAID». Il filmato ricalca i precedenti, in cui l'Isis mostrava la decapitazione degli atri tre ostaggi, gli statunitensi James Foley e Steven Sotloff e lo scozzese David Haines. Il boia, che dalle immagini e dalla voce pare essere sempre 'Johnny il jihadista', si rivolge direttamente al premier britannico David Cameron: «Il sangue di David Haines era sulle tue mani, quello di Alan sarà sulle mani di tutto il parlamento britannico». Poco prima di essere ucciso, le ultime parole di Henning sono state: «Per via della decisione del nostro parlamento di attaccare lo Stato Islamico, io, in quanto britannico, pagherò il prezzo di quella decisione».
«IL PROSSIMO? L'AMERICANO KASSIG». Quindi, l'annuncio che la prossima vittima sarà lo statunitense Peter Edward Kassig, anch'egli nelle mani dei jihadisti.
«Obama hai iniziato a bombardare la Siria, la nostra gente: è quindi giusto che noi attacchiamo un altro dei tuoi uomini».
L'assassino, come negli episodi precedenti, appare col volto completamente coperto, ma in un secondo video all'attenzione dei responsabili militari di Londra, si vedrebbe il viso di un jihadista.

Il cognato di Henning: «Londra poteva fare di più»

Il premier britannico David Cameron.

Solo pochi giorni fa la moglie di Henning, tassista di Manchester e attivista umanitario, aveva lanciato un disperato appello per la sua liberazione. Cameron ha immediatamente espresso la sua condanna per il «brutale omicidio» di Henning, che «mostra quanto sono barbari e ributtanti questi terroristi». L'assassinio di Henning è un crimine «abominevole, insensato e assolutamente imperdonabile», ha aggiunto Cameron, «Faremo tutto il possibile per stanare questi assassini e portarli davanti alla giustiziam non modificheremo il nostro approccio». Contro il premier si è espresso il cognato della vittima, Colin Livesey: «Avrebbe potuto fare di più».
Anche Barack Obama ha parlato di «uccisione brutale», sottolineando che gli «Usa assieme alla Gran Bretagna e agli alleati continueranno a lavorare per portare i responsabili davanti alla giustizia». Gli ha fatto eco il presidente francese François Hollande: «Sono indignato per il crimine odioso commesso sull'ostaggio britannico Alan Henning da parte dell'Isis. Questo, come i precedenti, non resterà impunito».
ONU: «RILASCIATE GLI OSTAGGI». Anche i membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno condannato fermamente l'efferato e vile assassinio di Alan Henning da parte dell'Isis: «Questo crimine è un tragico promemoria del pericolo che i volontari umanitari fronteggiano ogni giorno in Siria e dimostra ancora una volta la brutalità dello stato islamico, responsabile di migliaia di abusi contro i popoli siriano e iracheno». Che hanno aggiunto: «Queste continue barbarie non ci intimidiscono, piuttosto riaffermano la determinazione che ci deve essere uno sforzo comune tra governi e istituzioni per contrastare lo stato islamico e gli altri gruppi estremisti», chiedendo l'immediato rilascio di tutti gli ostaggi, e che i responsabili di tali crimini vengano assicurati alla giustizia.

La vittima: padre di due bimbi, era stato rapito a dicembre

Alan Henning.

Padre di due bimbi, originario di Manchester, Henning aveva 47 anni e dedicava il suo tempo libero a raccogliere aiuti per i bambini siriani e a trasportarli in Medio Oriente, con una piccola organizzazione di volontariato chiamata 'Aid 4 Syria'. Secondo quanto riferito a metà settembre dal Daily Telegraph, Henning era al suo quarto viaggio in Siria quando il 26 dicembre del 2013 è stato rapito da un gruppo di uomini mascherati nella città di Al Dana, vicino al confine con la Turchia.
FORSE TRASFERITO A RAQQA. Un attivista siriano che aveva trascorso con lui una notte di prigionia, prima di riuscire a fuggire, ha raccontato che Henning era convinto che sarebbe stato liberato molto presto per via della sua attività di volontariato per un'organizzazione musulmana. Ma non è stato così. Sarebbe stato trasferito dai suoi rapitori nella città siriana di Raqqa, considerata la roccaforte dell'Isis. I suoi amici lo descriveano come una persona molto generosa, pronta a tutto per gli altri. «Lui pensava che la sua missione fosse quella di aiutare i bambini siriani», aveva dichiarato sua moglie Barbara.

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