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DIBATTITO 3 Ottobre Ott 2014 1402 03 ottobre 2014

Stamina, Lorenzin: «Il verdetto è definitivo»

Il ministro della Salute: «A queste condizioni la sperimentazione non si fa».

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Beatrice Lorenzin chiude il dibattito su Stamina. Il ministro della Salute ha spiegato che «il verdetto del Comitato di esperti è senza possibilità di appello: la questione è conclusa».
«Abbiamo ricevuto la relazione tecnica e ora gli uffici la stanno elaborando», ha detto. «Il verdetto dice che il metodo Stamina non sussiste e non ci sono i requisiti né di efficacia né per poter iniziare una sperimentazione».
IL COMITATO: «NON C'È SICUREZZA PER I PAZIENTI». «Le condizioni per avviare una sperimentazione con particolare riferimento alla sicurezza dei pazienti, non esistono». I «metodi Stamina per la preparazione di cellule staminali mesenchimali Msc», è quanto indicato nella relazione consegnata al ministero della Salute, «non sono adeguati».
LORENZIN: «SOPPRIMERE DL BALDUZZI». Questo significa che, «se non emergono ulteriori elementi, la sperimentazione non si farà, le conclusioni del Comitato sono definitive», ha ribadito il ministro. Adesso, ha aggiunto Lorenzin, «la via è quella della soppressione del decreto Balduzzi», che prevede la sperimentazione. «Spero anche che con serenità il nuovo Csm apra una fase di riflessione sul rapporto tra giustizia e scienza».
FRECCIATA A VANNONI: «FA I SUOI INTERESSI». Parlando del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, il ministro ha commentato: «È un imprenditore, e come tale legittimamente può fare ricorso a tutti gli strumenti che ci sono per tutelare i suoi interessi. Il mio interesse è tutelare la salute dei pazienti».
BELLERI AVEVA DETTO: «NON È FINITA». In precedenza, sulla questione era intervenuto il direttore generale degli Spedali civili di Brescia, Ezio Belleri, che a proposito del verdetto del Comitato ministeriale aveva dichiarato: «Si tratta di un tassello importante, ma che non risolve la questione perché ancora oggi teoricamente potremmo essere chiamati in causa per effettuare infusioni. La vicenda quindi non è ancora finita».

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