RICORDO 3 Ottobre Ott 2014 0800 03 ottobre 2014

Tragedia di Lampedusa, un anno dal naufragio

Il 3 ottobre 2013 morirono 366 persone a poche miglia dalla spiaggia dei Conigli.

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Trecentosessantasei morti. Circa 20 dispersi. E 155 superstiti salvati (di cui 41 minori).
Numeri che hanno posto la tragedia di Lampedusa come la più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall'inizio del XXI secolo.
È passato un anno da quel 3 ottobre 2013, giorno in cui l'imbarcazione libica naufragò davanti alla spiaggia dei Conigli a poche miglia dal porto (guarda le foto e i video).

Il natante, un peschereccio lungo circa 66 piedi (20 metri), era salpato dal porto libico di Misurata il primo ottobre 2013 e aveva a bordo migranti di origine africana provenienti da Eritrea, Ghana, Somalia, Etiopia e Tunisia.
La barca si è incendiata a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane.
TORCIA IN UNA POZZA DI GASOLIO. Secondo alcune testimonianze e in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, le fiamme sarebbero state provocate dall'assistente del capitano che avrebbe gettato in una pozza di gasolio una torcia infuocata. La barca ha cominciato a girare su se stessa tre volte prima di colare a picco.
Alle 7 del 3 ottobre alcune imbarcazioni civili e pescherecci locali hanno notato i naufraghi e dato l'allarme caricando la maggior parte dei superstiti a bordo.

Per il naufragio Khaled Ben-salam, capitano tunisino di 35 anni, è stato posto in stato di arresto per il sospetto di aver causato l'affondamento ed è stato accusato di omicidio colposo.
In sua difesa l'uomo si è dichiarato un semplice «passeggero» e non membro dell'equipaggio.
REATO DI CLANDESTINITÀ. Secondo le leggi sull'immigrazione vigenti al momento del disastro, i superstiti del naufragio sono stati inseriti nel registro degli indagati e accusati di reato di clandestinità per essere entrati illegalmente in Italia.
Nessuna inchiesta o indagine è stata aperta in merito a eventuali errori e ritardi nei soccorsi.

La tragedia di Lampedusa provocò un vortice di reazioni da diverse parti.
Papa Francesco (che visitò l'isola a luglio) affermò su Twitter: «Pregate Dio per l'anima delle vittime del naufragio al largo delle coste di Lampedusa».
Sempre sul social network, l'allora presidente del Consiglio Enrico Letta scrisse che si trattò di «una tragedia immensa».
IL DOLORE DI NAPOLITANO. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dichiarò: «Provo vergogna e orrore. È necessario rivedere le leggi anti-accoglienza».
Cecilia Malmström, commissario europeo per gli Affari interni sollecitò l'Unione europea a incrementare le attività di ricerca nel Mediterraneo con pattuglie di soccorso e intervento dedicate a intercettare le imbarcazioni di migranti attraverso l'agenzia Frontex.

José Manuel Barroso ed Enrico Letta visitarono Lampedusa il 9 ottobre, venendo duramente contestati dalla popolazione al grido di «assassini» e «vergogna».
Il presidente della Commissione europea stanziò 30 milioni di euro per aiutare i rifugiati in Italia.

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