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OCCUPY CENTRAL 5 Ottobre Ott 2014 1312 05 ottobre 2014

Hong Kong, gli studenti via dai palazzi del governo

Ma la protesta continua. L'ultimatum della polizia e il rischio coprifuoco.

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Il presidio degli studenti davanti ai palazzi del governo di Hong Kong.

Gli studenti di Hong Kong, dopo otto giorni di proteste, hanno annunciato che sarà abolito il presidio davanti agli uffici del governo. Ma non sembrano avere intenzione di mollare, nonostante l'ultimatum del governo e l'appello dei leader più moderati del campo democratico: «Avete poche ore per evitare la tragedia». Il diciassettenne Joshua Wong, uno dei leader del movimento, ha affermato che i giovani sono destinati a rimanere in migliaia per le strade dell'ex colonia britannica. Gli studenti hanno inoltre giudicato insufficiente la risposta del governo alle violenze compiute ai loro danni dai cittadini filocinesi, in particolare a Mongkok. La polizia, nel tentativo di disperdere i manifestanti democratici che chiedono libere elezioni a Hong Kong nel 2017, ha usato gli idranti al peperoncino, nonostante il carattere pacifico della protesta.
ANNUNCIO SU INTERNET. L'annuncio dell'abolizione del presidio davanti ai palazzi del governo è stata data dal sito web di Occupy Central, uno dei gruppi che hanno organizzato le manifestazioni. I giovani hanno detto che libereranno completamente la strada dalla quale gli impiegati, che lunedì 6 ottobre devono tornare al lavoro dopo un weekend lungo di vacanza, entrano negli uffici governativi. Gli studenti hanno anche deciso di abbandonare il presidio di Mongkok, sulla penisola di Kowloon, attaccato da gruppi di cittadini filogovernativi che a detta dei manifestanti sarebbero però delinquenti prezzolati. L'occupazione principale, nel quartiere di Admiralty, non è stata revocata. Ma è stato deciso di lasciare libera la strada per gli impiegati, dopo le dichiarazioni della polizia di Hong Kong che aveva definito «essenziale» il loro rientro sul posto di lavoro.
L'IPOTESI DI UN ACCORDO. Eppure, l'ipotesi di un accordo era balentata domenica 5 ottobre, attorno alle 13 ora locale (le 7 del mattino in Italia), sulla base di una dichiarazione del governo. Come riportato dal Corriere della Sera, le autorità di Hong Kong hanno offerto l'apertura di un dialogo sulla riforma costituzionale con la Federazione degli studenti, a due condizioni: la liberazione del ponte pedonale che unisce i palazzi governativi, occupato dai dimostranti, e la rimozione dei blocchi sulle grandi arterie stradali del quartiere di Admiralty.
IL CARDINALE ZEN: «SERVE IL DIALOGO». Il quotidiano di via Solferino ha raccolto in esclusiva le parole del cardinale Zen, vescovo coadiutore di Hong Kong: «C’è minaccia di coprifuoco, i ragazzi devono capire che bisogna dialogare con il governo ora. Sto andando adesso una riunione decisiva e disperata: la ritirata non è una sconfitta, ci vogliono dividere. Ci vogliono stancare, e siamo stanchi, usano anche i mafiosi delle triadi. Dobbiamo riflettere».

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