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MAFIA 6 Ottobre Ott 2014 1710 06 ottobre 2014

Giallo Scarpinato, manomesse le videocamere di sicurezza

Sorveglianza aumentata al procuratore di Palermo che ha ricevuto intimidazioni.

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Il Procuratore Generale della Corte di Appello di Palermo Roberto Scarpinato.

Il Comitato provinciale per la sicurezza pubblica ha potenziato le misure di sicurezza per il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. La decisione è stata presa dopo la scoperta che nelle immagini delle videocamere del suo ufficio mancavano proprio quelle dei giorni in cui qualcuno si era introdotto per fare una scritta intimidatoria su una porta davanti alla stanza del magistrato.
CANCELLATE LE REGISTRAZIONI. Le minacce subite da Scarpinato, la scritta sulla porta e una lettera anonima, avevano infatti indotto gli inquirenti a visionare le immagini delle videocamere che si trovano nel corridoio della procura generale. I tecnici si erano immediatamente accorti che mancavano le riprese relative a 10 giorni su 15 (la memoria dell'impianto è tarata per riprendere per due settimane).
Al momento della visione dei file, poi, un'altra sorpresa: tutto sparito tranne 24 ore di riprese. Sono state infatti completamente cancellate le registrazioni dei giorni che interessavano agli inquirenti: quelli in cui qualcuno è entrato in tribunale e, indisturbato, ha lasciato la scritta intimidatoria sulla porta.
«POSSIAMO RAGGIUNGERTI OVUNQUE». Il 3 settembre, il magistrato di Caltanissetta, rientrato dalle ferie, aveva ricevuto una missiva anonima che era stata lasciata sulla scrivania del suo ufficio all'interno del palazzo di giustizia. L'autore della lettera, scritta in italiano forbito e a tratti ossequioso, mostrava di conoscere molto bene le abitudini e i luoghi frequentati da Scarpinato, fino a descrivere con precisione alcun particolari delle sue abitazioni. Il testo proseguiva esortandolo a «rientrare nei ranghi» e terminava con un secco: «possiamo raggiungerti ovunque».
UNA «MENTE RAFFINATISSIMA». Ad allarmare gli inquirenti, in particolare, sono stati i toni e i contenuti dell'autore anonimo, che fa pensare a una di quelle «menti raffinatissime» di cui aveva parlato Giovanni Falcone, le più intelligenti e quindi pericolose. L'anonimo aveva dimostrato anche di essere a conoscenza delle attività investigative avviate dal procuratore generale, il quale è chiamato a seguire personalmente il processo d'appello al generale dei carabinieri Mario Mori, accusato e assolto in primo grado, insieme a Mario Obinu, dall'accusa di aver favorito la latitanza del mafioso Bernardo Provenzano.

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