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TERRORISMO 6 Ottobre Ott 2014 0600 06 ottobre 2014

Isis, minaccia in Spagna

Dalle enclave spagnole in Marocco partono migliaia di jihadisti per il Califfato.

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Le basi al confine in Turchia. Il Londonistan nel Regno Unito. Le cellule salafite sparse in Germania, Francia e sulle rive tunisine del Mediterraneo. Tralasciando la consistente sponda asiatica dell'Is (Stato islamico) - dal fondamentalismo sunnita nelle Filippine alle cellule malesi e australiane - c'è un'altra bomba a orologeria, abbastanza sottovalutata, che si affaccia sull'Europa.
LA MICCIA SPAGNOLA. Come l'Italia, almeno fino a pochi mesi fa la Spagna figurava tra gli Stati europei con meno jihadisti arrivati in Siria e in Iraq: poche decine, rispetto alle centinaia partiti dal Nord Europa, dove vivono più immigrati di seconda e terza generazione.
LE ENCLAVE MAROCCHINE. Un'analisi affrettata, che non tiene conto di un problema interno della Spagna (e che l'Italia non ha): la presenza di enclave come Ceuta e Melilla.
Oltre alla lotta contro i terroristi baschi dell'Eta, nel Paese delle stragi ai treni di Madrid dell'11 marzo 2004 l'intelligence infatti monitora il flusso continuo di migranti dalle due città spagnole in territorio marocchino.
ALTA TENSIONE. In entrambe le cittadine, rivendicate da Rabat, corrono chilometri di muro di filo spinato, pagato salatamente dall'Unione europea per bloccare i cosiddetti clandestini e i traffici illeciti dal Nord Africa verso lo Stretto di Gibilterra.
Soprattutto a Melilla, tra i poco più di 73 mila abitanti si sono ingrossati i campi con migliaia di migranti, emarginati e blindati da elicotteri, camion e motovedette della polizia spagnola.
Serbatoi di esclusione e odio, circondati da un Paese che, nel Nord Africa, stando ad alcune stime, figura secondo solo alla Tunisia per numero di foreign fighter, combattenti stranieri, in Medio Oriente.

Il numero e la provenienza dei combattenti stranieri in Siria. (Bbc)  

I Foreign fighter marocchini in Siria e Marocco sono 1.500

Un agente spagnolo di presidio a Melilla. (Getty)  

I numeri dei «combattenti stranieri» variano dal centinaio dichiarato dalla gendarmeria marocchina ai rilevamenti più allarmanti, diffusi dopo la nascita del Califfato da istituti di analisi d'intelligence come l'americano Soufan Group o l'inglese International Centre for the Study of Radicalization.
Dei 12 mila foreign fighter in Siria e in Iraq, 3 mila, secondo quest'ultimi, verrebbero dall'Occidente e altri 3 mila dalla Tunisia, un centro di smistamento di jhadisti anche dall'Europa e da altri Paesi africani. Circa 2.500 sarebbero invece i combattenti sauditi, della medesima radice wahabita-salafita, oltre 2.200 i giordani e circa 1.500 i marocchini: un dato superiore ai libanesi, libici e turchi.
STRETTA ANTITERRORISMO. Vale la pena di ricordare che i rilevamenti, anche di istituti autorevoli, sui flussi di combattenti stranieri entrati in al Qaeda e nell'Is, variano sensibilmente di settimana in settimana e di fonte in fonte: il numero di turchi in Siria, per esempio, oscilla dai 500 alle 3 mila unità.
Tra i tunisini e i marocchini possono, poi, figurare anche residenti in Europa da irregolari o con ancora la vecchia cittadinanza. Per quanto le autorità di Rabat stemperino l'allarme dell'Is, a settembre re Muhammad VI ha annunciato un inasprimento delle già dure norme antiterrorismo, varate a ridosso degli attentati a catena di Casablanca che nel 2003 fecero 41 morti, per mano di 10 kamikaze, contro obiettivi ebraici e occidentali.


Un ex detenuto di Guantanamo era il reclutatore di jihadisti

I combattenti stranieri nel Califfato di Siria e Iraq. (Bbc)  

Il sovrano intende poter fermare e processare, con condanne fino a 15 anni, anche i marocchini che militano o abbiano militato in formazioni jihadiste all'estero, abbattendo il limite della territorialità per i reati ritenuti di matrice terroristica. Nel progetto di legge, in esame dal Consiglio dei ministri, sarebbe fatta esplicita menzione dell'Is e sarebbe punibile sia chi parte a titolo individuale sia chi viene reclutato in gruppi.
Quando i jihadisti presero Mosul in Iraq, le autorità marocchine disposero un blitz a Fez, con sei arresti, nella sede di una cellula terroristica riconducibile a gruppi salafiti che mandava volontari in Siria dal Nord del Paese.
DA GUANTANAMO AL MAROCCO. Parallelamente, a Madrid la polizia intercettava una rete internazionale di reclutamento di foreign fighter con ramificazioni in Marocco, Francia e Tunisia, al capo della quale spiccava il 47enne marocchino Lahcen Ikassriem: una vecchia conoscenza dell'antiterrorismo catturato nel 2001 in Afghanistan e detenuto a Guantanamo fino al 2005, prima dell'estradizione in Spagna e del suo proscioglimento per insufficienza di prove.
Il gruppo inviava mujaheddin nel Califfato attraverso la Turchia, dopo l'addestramento nelle campagne castigliane, a un centinaio di chilometri dalla capitale spagnola.

Affiliati dell'Is a Melilla: combattenti anche verso la Libia e il Mali

Proteste alla frontiera dell'enclave spagnola di Ceuta. (Getty).


Tra i fermati nell'operazione di Madrid, oltre a marocchini e spagnoli, figuravano anche un argentino e un bulgaro, in procinto di partire per la jihad.
A maggio 2014, nei territori oltre lo Stretto, l'intelligence spagnola aveva bloccato una rete di jihadisti a Melilla, seguendo la pista che, in un'operazione congiunta tra forze spagnole e marocchine, sgominò un'analoga organizzazione con basi operative tra Melilla e Malaga portando all'arresto di quattro francesi.
SPAGNA A RISCHIO ATTENTATI. «Una cellula importantissima, con filiali in Marocco, Belgio, Francia, Tunisia, Turchia, Libia, Mali e Indonesia», in grado, per le autorità di Madrid, già dallo scorso inverno, di organizzare «attentati in Spagna».
Durante la Primavera araba i traffici sono proliferati. La polizia ha ricostruito che, attraverso i militanti marocchini di al Qaeda nel Maghreb, i combattenti venivano inviati in Medio Oriente, ma anche in Mali e in Libia. A settembre, altri nove sospetti affiliati all'Is (otto marocchini e uno spagnolo) sono stati fermati tra Melilla e Nador, in Marocco, in una nuova operazione congiunta.


Terrorismo e povertà: le sacche jihadiste nei ghetti degli immigrati

Un sospetto jihadista arrestato a Melilla (Getty).  

Gli indottrinatori ammanettati nell'enclave spagnola operavano a Canad, il quartiere più povero occupato dalla polizia dove il flusso di stranieri è sempre meno controllabile a causa delle rivolte popolari che esplodono sempre più spesso.
Il centro per stranieri scoppia con oltre 2 mila ospiti, quando nei compound potrebbero dormire al massimo 400 persone. Ai migranti africani, si sono aggiunti i profughi delle guerre di Libia e Siria, ghettizzati dal muro e umiliati dai controlli indiscriminati.
MILIZIANI TRA I PROFUGHI. L'antiterrorismo teme che tra loro si mimetizzino elementi pericolosi con passaporti falsi: dal 2014, tra Ceuta, Melilla e la Spagna sono stati arrestati 44 presunti jihadisti.
Muhammad VI, che rivuole indietro le due enclave, si era opposto al nulla osta dell'Ue a luoghi di respingimento oltre Gibilterra, che dal 1998 alimentano rancori. Nel 2011 le proteste in Marocco erano state contenute da un tempestivo pacchetto di riforme, ma l'equilibro resta fragile: la regione nordafricana è sempre più instabile e a nord, in Spagna, per l'Is e al Qaeda c'è una piattaforma d'approdo ideale per l'Europa.

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