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PANICO 7 Ottobre Ott 2014 1200 07 ottobre 2014

Ebola in Spagna, allarme contagi: altri casi sospetti

A Madrid altre tre persone ricoverate. Bruxelles chiede chiarimenti.

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L'infermiera spagnola infettata dall'ebola.

L'ebola getta nel panico anche la Spagna. Dopo il caso di accertato dell'infermiera 44 enne ricoverata il 6 ottobre, Madrid è in allerta per il manifestarsi di altri possibili casi di contagio. Altre tre persone sono stare infatti ricoverate Carlo III-La Paz e poste sotto osservazione, ha dichiarato in una conferenza stampa il gestore della struttura Rafael Perez-Santamarina.
L'UE CHIEDE CHIARIMENTI. Intanto la Commissione dell'Unione europea ha chiesto «chiarimenti» al governo spagnolo per individuare la falla nel suo sistema sanitario che ha permesso il contagio al di fuori dell'Africa.
Il ministero della Sanità spagnolo ha già iniziato a cercare le «fonti del contagio» della prima infermiera, che è in condizioni stabili e con la febbre alta.
UN'ALTRA INFERMIERA. Trasferita nello stesso nosocomio, dove sono stati assistiti i due missionari spagnoli rimpatriati dalla Sierra Leone e poi deceduti, l'infermiera è stata messa in isolamento e sottoposta agli esami per la conferma della diagnosi.
Se dovesse confermarsi, si tratterebbe del secondo caso di contagio in Spagna e al di fuori dell'Africa, dopo l'infermiera di 44 anni ricoverata domenica 5 ottobre mattina per ebola.
POSSIBILI CONTAGI. «Esiste la possibilità che qualcuna delle persone entrate in contatto con lei si siano infettate», ha riconosciuto il coordinatore del Centro di Allerta ed emergenze del ministero della Sanità, Fernando Simon. «Questo non comporta rischi per la popolazione, ma dobbiamo garantire che questa situazione non torni a prodursi», ha aggiunto. Secondo il responsabile sanitario, «esiste la possibilità di contagio», che «è bassa, ma esiste».
CERCARE L'ERRORE UMANO. Il coordinatore del Centro emergenze del ministero della Sanità ha confermato che si sta redigendo una lista delle persone entrate in contatto con l'infermiera per porle in isolamento, così come già fatto con il marito della donna, durante i 21 giorni in cui possono svilupparsi i sintomi dell'infezione.«I protocolli» di prevenzione «sono corretti perché sono identici ovunque», ha sottolineato Simon, tuttavia «questo non significa che non ci siano stati errori», ha aggiunto. «Rivedremo tutto» per riscontrare «eventuali errori umani o tecnici», dato che «la priorità è garantire che i rischi associati a questo caso siano sotto controllo».
ALLARME IN ITALIA. L'allarme ebola, però, sta interessando anche l'Italia.«Abbiamo chiesto al responsabile per la Cooperazione allo sviluppo Lapo Pistelli un censimento degli operatori italiani che lavorano nei Paesi colpiti dal virus ebola», ha fatto sapere il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel corso dell'audizione in Commissioni riunite Esteri e Affari Sociali della Camera dei deputati, specificando che «la mappatura degli italiani in loco serve per modulare e programmare eventuali interventi di evacuazione qualora necessario».
Nella gestione delle emergenze, due le criticità evidenziate dal ministro. «La prima è l'evacuazione dei cooperatori in loco infetti», poiché «quasi nessun Paese in Europa ha aerei adatti». La seconda «è la tracciabilità degli spostamenti dei non infetti».

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