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CRISI 7 Ottobre Ott 2014 1330 07 ottobre 2014

Lavoro, italiani sempre più in fuga all'estero

Rapporto Migrantes: nel 2013 doppiati gli stranieri arrivati nel nostro Paese.

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Le mete dei giovani in fuga dall'Italia sono Gran Bretagna, Germania e Belgio.

Il numero di italiani che emigrano all'estero è quasi doppio a quello degli stranieri che arrivano nel nostro Paese.
Lo si evince dal Rapporto Italiani nel Mondo pubblicato il 7 ottobre dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.
Le partenze dall'Italia hanno raggiunto nel 2013 il numero di 94 mila persone: una cifra superiore ai flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà, precisamente 43 mila nel 2010.
Da questi calcoli sono esclusi gli arrivi clandestini.
Nel mondo sono 4.482.115 milioni i cittadini italiani residenti all'estero: l'aumento in valore assoluto rispetto al 2013 è di quasi 141 mila iscrizioni, il 3,1% nell'ultimo anno.
IN UN ANNO +16,1%. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977 milioni) e per nascita (1.747.409 milioni).
Durante il 2013 si sono trasferiti all'estero 94.126 mila italiani (nel 2012 erano stati 78.941 mila): vale a dire una variazione in un anno del +16,1%.
Per la maggior parte si tratta di uomini: il 56,3% nel 2013 (nel 2012 erano 56,2%), non sposati nel 60% dei casi e coniugati nel 34,3%, la classe di età più rappresentata è quella che va dai 18 ai 34 anni (36,2%).
LE CAUSE: DISOCCUPAZIONE E RECESSIONE. Ha una forte rilevanza anche la fascia anagrafica compresa tra i 35 e i 49 anni (26,8%) a riprova del fatto che la recessione economica e la disoccupazione siano le cause principali che spingono ad andarsene per cercare fortuna.
Le donne emigranti provengono spesso dalle zone di provincia e si recano soprattutto in Argentina.
Macerata e Trieste, in particolare, sono le prime due aree di partenza con il 51,1%, seguono poi Fermo (50,7%) e Pordenone (50,5 %).
Consultando i dati ci si accorge che gli italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) provenienti dal Friuli Venezia Giulia sono 162.203 mila, di cui 81.600 mila sono donne, cioè il 50,3%: è l'unica regione d'Italia da cui sono partite più donne che uomini.
I minori sono il 18,8% e di questi il 12,1% ha meno di 10 anni.
META PRINCIPALE: IL REGNO UNITO. Il Regno Unito, con 12.933 mila nuovi iscritti all'inizio del 2014, è il primo Paese verso cui si sono diretti i recenti migranti italiani con una crescita del 71,5% rispetto all'anno precedente.
Seguono la Germania (11.731 mila, +11,5 % di crescita), la Svizzera (10.300 mila, +15,7%), e la Francia (8.402 mila, +19,0%).
L'organismo della Cei ha inoltre analizzato e descritto anche le iscrizioni all'Aire con la sola motivazione dell'espatrio avvenute nel corso del 2013.
Questi dati, insieme alle riflessioni sull'emigrazione interna, sulla mobilità per studio e formazione der ricercatori italiani, dei frontalieri nel Canton Ticino e il confronto con gli spostamenti degli italiani nell'ambito dei principali paesi europei, offrono un quadro articolato sul significato della mobilità italiana di oggi, sulle sue caratteristiche, sui trend che segue e sulle novità che emergono.
«La prospettiva storica», si legge nel rapporto, «è prerogativa fondamentale di questo annuario soprattutto perché affiancata alla riflessione sull'attualità con indagini non solo su specifiche situazioni territoriali di partenza e di arrivo, ma anche sull'idea che i media trasmettono della mobilità, il desiderio di partire e quello di tornare dei nostri connazionali».
«NON UNA FUGA MA UNA SCELTA». Alla presentazione dell'analisi realizzata dalla Fondazione Migrantes è intervenuto anche il sottosegretario agli Affari esteri con delega agli italiani nel mondo Mario Giro, che ha sostenuto: «Non è corretto parlare di fuga di cervelli. Quella degli italiani che si trasferiscono all'estero non è una fuga come chi scappa da guerre e persecuzioni religiose, percorre deserti e mare e arriva a Lampedusa, ma è una scelta».
Giro ha sottolineato: «Gli italiani che migrano all'estero non rischiano la vita, come non l'hanno rischiata i nostri nonni. Non dobbiamo parlare di fuga e tenere anche presente inoltre che oggi, rispetto al passato, migrare significa spostarsi per mantenere un contatto costante con la famiglia grazie a skype e la possibilità di tornare. Non si parte più definitivamente».
Inoltre il sottosegretario ha ricordato la propria volontà di battersi per la rivitalizzazione dei Comites, gli organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all'estero nelle circoscrizioni consolari, ogni cinque anni.
«Abbiamo bisogno di una forza di rappresentanza di questo immenso mondo che fa parte della nostra storia, una pagina di successo economico, sociale e di integrazione», ha detto Giro, «C'è tanta voglia di Italia del mondo, come ci ha ricordato anche il premier Renzi».

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