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PROCURA 7 Ottobre Ott 2014 1936 07 ottobre 2014

Stato-mafia, i pm: sì alla presenza dei boss alla deposizione di Napolitano

Riina e Bagarella collegati dal carcere in video conferenza col Quirinale.

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La procura di Palermo, in una memoria depositata alla Corte d'Assise, ha dato parere favorevole al video collegamento dei boss Totò Riina e Leoluca Bagarella e dell'ex ministro Nicola Mancino alla deposizione, al Quirinale, del capo dello Stato al processo sulla trattativa Stato-mafia.
I capimafia, qualora la Corte accogliesse la loro istanza di assistere alla deposizione, parteciperebbero in video conferenza dal carcere, mentre Mancino potrebbe assistere dal Quirinale.
PREVISTO DALLA NORMA. Secondo i magistrati che rappresentano l'accusa (Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi) infatti, la possibilità di partecipare all'udienza, seppure con le forme della video conferenza, sarebbe prevista dalla norma richiamata dalla Corte d'Assise per lo svolgimento dell'udienza al Quirinale, cioè l'articolo che disciplina l'audizione del teste sentito a domicilio.
Inoltre - per la procura - alla luce dei principi generali che consentono all'imputato di partecipare al processo, un'eventuale esclusione, a fronte di una precisa istanza, potrebbe determinare una nullità processuale. Da qui il parere favorevole della procura.
Al momento sono solo tre gli imputati che hanno fatto sapere di voler partecipare all'udienza, fissata per il 28 ottobre al Colle.
Silenzio dagli altri, che ancora non si sono pronunciati sull'intenzione di ammettere solo pm e difensori, resa nota alle scorse udienze dal collegio.
DUBBI PURE PER QUESTIONI D'IMMAGINE. Molte le perplessità che si registrano al Quirinale sulla vicenda: dubbi che vanno al di là della persona di Giorgio Napolitano - che infatti testimonierà - ma che investono le garanzie e le prerogative del capo dello Stato, nonché l'immagine dell'istituzione, come d'altronde si evince dalla clamorosa possibilità che due boss stragisti possano in qualche modo interagire con la massima carica dello Stato.
Alla deposizione del capo dello Stato vorrebbero partecipare anche i giornalisti. E così l'Ordine di Sicilia ha chiesto alla corte che «i cronisti vengano messi in condizione di seguire la testimonianza, senza filtri e versioni riferite dai presenti, che - anche involontariamente - potrebbero risultare parziali e condizionanti, specie in un'occasione così importante».
CRITICO IL PARTITO DEMOCRATICO. Critico con la decisione della procura è il Partito democratico, con il presidente dei senatori, Luigi Zanda, che (al pari di Anna Finocchiaro) ha detto di «non comprenderne il significato, né processuale né istituzionale», mentre i deputati Federico Gelli ed Ernesto Magorno hanno parlato di «una grave caduta di stile».
Ancora più netto il giudizio del presidente del gruppo Pd della Camera, Roberto Speranza: «Vedo accostare il nome del presidente della Repubblica a quello di due capi mafia. È inaccettabile. Ho sempre rispettato la magistratura, ma sinceramente penso si sia superato il segno».

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