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SFOGO 8 Ottobre Ott 2014 2156 08 ottobre 2014

Concordia, De Falco attacca: «Io vessato e destituito»

Il capitano in Senato contro il cambio di ruolo. Ma la guardia costiera: è tutto ok.

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Il capitano Gregorio De Falco.

Il suo spostamento in ufficio amministrativo, pochi mesi dopo la gaffe di Francesco Schettino invitato alla Sapienza, aveva indignato la Rete e non solo.
Ora il capitano Gregorio De Falco ha spiegato la sua versione dei fatti al Senato, in Commissione Lavori pubblici: «Di ordinario in questo trasferimento non c'è nulla. Sono stato destituito. Contro di me ci sono state una serie di vessazioni», ha detto.
La notte del naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012, De Falco divenne famoso per quel «vadaabordocazzo!» urlato al capitano in fuga.
La guardia costiera però sostiene che il suo sia stato un normale avvicendamento.
«UN PECCATO PER LO STATO». «Non ci sto, questa decisione è un peccato per lo Stato», ha detto all'ingresso.
Nel suo sfogo, il capitano ha raccontato quella maledetta sera, quando subito dopo aver attaccato il telefono con Schettino, l'allora direttore marittimo di Livorno Ilarione Dell'Anna nel frattempo arrivato in sala operativa «allargò le braccia e mi guardò con disgusto» per quell'espressione.
Un comportamento, ha detto De Falco, «che non è stato isolato tanto che da allora continuai a notare una certa distanza».
«MI DISSE "IO L'AVREI MANDATA A..."». Non solo: tre giorni dopo quella telefonata lo stesso Dell'Anna - che oggi è capo del personale delle capitanerie ed è l'ufficiale che ha firmato il trasferimento di De Falco - , sempre secondo il racconto del capitano, lo convocò e gli disse: «Se io fossi stato in lui (Schettino, ndr), l'avrei mandata a quel paese».
De Falco non ha collegato in maniera diretta quelle frizioni col suo trasferimento.
Ma l'ha fatto capire.
Il suo nuovo incarico a Livorno è quello di responsabile dell'Ufficio studi, relazioni esterne e rapporti con i media della direzione marittima.
«FACCIO SOLTANTO IL SEGRETARIO». Un ruolo «in cui il mio apporto non ha alcuna valenza perché, al di là del nome altisonante, faccio il segretario dell'ammiraglio», ha spiegato.
Dunque «i miei atti non hanno alcun rilievo, non ho alcuna responsabilità diretta. Vuol dire che non lavoro più».
Ma «dopo 20 anni di servizio non voglio essere pagato per nulla».
Cosa fare ora? Impugnare il provvedimento oppure addirittura lasciare la guardia costiera? «Valuto dalla A alla Z, dunque valuto qualunque ipotesi», è stata la sua risposta.
LA REPLICA: «PRETESE STRUMENTALI». L'ammiraglio Angrisano ha replicato duramente, parlando di «pretese strumentali che fanno male al Corpo» e dicendosi addolorato di aver appreso delle «doglianze» del comandante De Falco dalla stampa, senza che «mai, mai, si fosse rivolto ai suoi superiori, pur consapevole dei doveri a cui il suo status di militare lo impegna».
Insomma secondo Angrisano «può essere l'amministrazione prigioniera della notorietà di un singolo? No, il Corpo non può essere prigioniero dei singoli».

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