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TERRORISMO 8 Ottobre Ott 2014 1547 08 ottobre 2014

Isis, il ragazzo giapponese che voleva diventare jihadista

Fermato studente con un biglietto per la Siria: «Volevo unirmi ai miliziani». Rischia 5 anni.

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A distanza di quasi 40 anni dalla scoperta dei legami tra i gruppi di estrema sinistra giapponesi e i movimenti di liberazione palestinesi, uno studente 26enne dell’Università dell’Hokkaido, trovato in possesso di un biglietto aereo per la Siria, è stato associato all’Isis e interrogato perché sospettato di «preparare» un conflitto a titolo privato e «complottare» contro uno Stato estero. Secondo la polizia, l’uomo era pronto ad arruolarsi nelle fila dei combattenti per lo Stato islamico.
IL RAGAZZO CONFESSA. Messo sotto torchio dagli inquirenti lo studente avrebbe confermato. La spinta a questa decisione gli sarebbe arrivata da una delusione personale: «Ho fallito nella ricerca di un lavoro», avrebbe spiegato il 26enne durante l’interrogatorio.
Dagli ultimi sviluppi delle indagini, pare che il giovane avesse preso contatto con un ex professore universitario di diritto islamico. Quest’ultimo, secondo quanto rivelano fonti vicine alle indagini citate dal quotidiano Mainichi Shimbun, si sarebbe recato nelle zone controllate dall’Isis diverse volte negli ultimi tempi, l’ultima a settembre, e avrebbe riportato in Rete la propria esperienza.
AVEVA UN BIGLIETTO PER LA SIRIA. La scorsa estate, il giovane, ricevuto un permesso dalla sua università, si era trasferito a Tokyo, dove aveva iniziato a vivere in una casa condivisa con altre persone. Dopo aver visto un annuncio di lavoro in Siria in una libreria dell’usato, il 26enne aveva avuto un primo contatto con il professore. Ad agosto aveva quindi ottenuto un piano di volo per la Siria, senza però riuscire a raggiungere il Paese mediorientale per problemi nell’organizzazione del viaggio.
Dopo avere acquistato un nuovo biglietto, il 6 ottobre, è stato messo in stato di fermo dalla polizia metropolitana di Tokyo, che ha bloccato il suo espatrio e perquisito l’abitazione del professore.

Ora rischia fino a cinque anni di carcere

L'ex terrorista giapponese Fusako Shigenobu.

Il codice penale giapponese punisce all’articolo 93 chi viene ingaggiato «a titolo privato» in un conflitto contro uno Stato estero senza essere arruolato nelle forze nazionali con una pena fino a cinque anni di reclusione.
Tuttavia, nella giurisprudenza sono rari i casi di fermi. «Si tratta di una fattispecie assai rara», ha scritto sul suo blog l’ex pubblico ministero Yoshi Ochiai.
DUBBI SULL'APPLICAZIONE DELLA LEGGE. «Più che il tentativo di reato, [l’articolo 93] sancisce il grado precedente: la preparazione (…) ma [a differenza di casi di omicidio, rapina, istigazione alla sommossa] nel caso della ‘preparazione privata alla guerra’ non c’è un vero reato alla base», ha aggiunto l'avvocato Satoshi Kasama. Sempre da altri siti specializzati in informazione giuridica, sono stati sollevati sospetti sulle tempistiche del provvedimento.
La vicenda fa seguit alla risoluzione Onu (2170 del 15 agosto) che chiama i Paesi membri a prendere le misure necessarie «per prevenire i viaggi dei combattenti» dai territori nazionali alle aree di battaglia, consolidando le precedenti iniziative adottate contro gli spostamenti dei terroristi e contro il loro finanziamento.
IL PRECEDENTE DI FUSAKO. Per certi aspetti, il caso dello studente dell'Università dell'Hokkaido ricorda quello di Fusako Shigenobu, la quale, dopo avere assunto un ruolo di spicco nelle proteste studentesche tra il 1968 e il 1969, si legò all’Armata rossa giapponese, un gruppo di attivisti di estrema sinistra accusato di numerosi attentati e dirottamenti tra gli Anni 70 e la fine degli Anni 80. La donna si trasferì in Libano dove si unì ai movimenti radicali di liberazione palestinese. Arrestata nel 2000 in Giappone, fu condannata a 20 anni in carcere. Tra i capi d’imputazione l’attentato con mitragliatrici e granate all’aeroporto Lod, oggi Ben Gurion, dove rimasero uccise 28 persone e ferite altri 76.

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