Cannabis 140221134105
SCIENZA 8 Ottobre Ott 2014 1540 08 ottobre 2014

La marijuana non aiuta il genio, distrugge la creatività

Lo dice uno studio su 54 ragazzi. «Nessun beneficio sulle prestazioni cognitive».

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Una pianta di Marijuana.

La marijuana annebbia la mente e spegne la creatività. È questo il risultato di uno studio condotto dall'italiana Lorenza Colzato, dottoressa dell'ateneo olandese di Leida, a sfatare il mito secondo il quale fumare spinelli aiuti a superare i blocchi mentali e a sviluppare fantasia e vena creativa. Una credenza ancora oggi presente nell'immaginario collettivo di molti giovani, influenzati dalle abitudini di rockstar e artisti famosi, che però sembra discostarsi dalla realtà.
«CONFRONTATA CON SOSTANZA PLACEBO». «Abbiamo testato due dosi di marijuana su un gruppo di giovani volontari (in tutto 54 ragazzi di età media 21 anni); la dose bassa era equivalente ad una canna abbastanza forte, mentre la dose alta era pari 3/4 canne», ha spiegato Colzato. «L'effetto della cannabis», ha continuato l'esperta, «è stato confrontato con una sostanza placebo. Non solo è emerso che la cannabis presa a basse dosi non aiuta la creatività di un individuo, ma che ad alte dosi addirittura la danneggia».
Lo studio, di prossima pubblicazione nella rivista Psychopharmacology, ha quindi reso a tutti gli effetti «evidente che le canne non aiutano a migliorare le prestazioni cognitive».
«È SOLO UN'ILLUSIONE». Il gruppo della Colzato, nel corso della sua ricerca, ha cercato di analizzare vari aspetti della creatività, come per esempio la capacità di pensare fuori dagli schemi, il cosiddetto pensiero divergente. L'esperta ha poi sottoposto ai vari test della creatività i volontari che avevano assunto marijuana o semplice placebo per vaporizzazione, dimostrando che non esiste alcun fondamento scientifico a supporto dei presunti effetti favorevoli della marijuana sul pensiero creativo. «Probabilmente», ha concluso Colzato, «il rilassamento legato al fumare cannabis dà a molti l'illusione di diventare più creativi; esperienza fenomenologica, la quale però non è obiettiva».
DA BAUDELAIRE A JOBS, GLI 'AMANTI' DEL FUMO. Lo studio si scontra con le parole dei molti grandi del passato e del presente che hanno ammesso di aver fumato marijuana e di averne tratto benefici. Forse il più celebre estimatore delle droghe leggere è lo storico poeta francese Charles Baudelaire, che ha scritto addirittura un saggio, I paradisi artificiali (1860), sulle sensazioni provate dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti come l'hashish. Non si contano i musicisti, gli artisti e gli scrittori che hanno sostenuto un collegamento positivo tra le droghe e il processo di creazione, compreso il fondatore della Apple Steve Jobs. «Se dovessi descrivere l'effetto della marijuana e dell'hashish», aveva ammesso l'imprenditore scomparso nel 2011, «direi che ti rendono più rilassato e creativo».

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