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CRIMINALITÀ 8 Ottobre Ott 2014 1618 08 ottobre 2014

Pentimento di Setola, spina per i casalesi

Il killer collabora con la giustizia. E può svelare i complotti contro de Raho.

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Giuseppe Setola.

Alla fine ha ceduto. «Ho deciso di collaborare con la giustizia, il pm Milita venga da me già da stasera. Salvate la mia famiglia, altrimenti i Bidognetti li uccidono».
Non è un personaggio qualunque della malavita casertana a pronunciare queste parole, ma il killer stragista Giuseppe Setola, reo confesso di ben 46 omicidi commessi durante la sua carriera di sanguinario assassino al soldo dei Casalesi.
IL PROCESSO NOVIELLO. Il colpo di scena, che a dire il vero era nell'aria già da qualche mese, è arrivato nel corso del processo per l'omicidio dell'imprenditore Domenico Noviello, ammazzato durante la folle stagione di assalto allo Stato tra il 2008 e il 2009 in provincia di Caserta.
«Io ci vedo benissimo», ha proseguito Setola, in riferimento ai suoi presunti problemi di vista che gli consentirono di ottenere il ricovero in una struttura ospedaliera di Pavia, da dove poi evase, «mandatemi a prendere. Mi dispiace per Casal di Principe». Poche parole nel silenzio dell'aula.

Setola: «La malavita è finita»

Castel Volturno (Caserta): la rivolta degli immigrati dopo l'uccisione di sei immigrati africani ordinata dal boss Setola avvenuta il 18 settembre 2008.

Setola venne arrestato nel gennaio 2009 dopo una lunga latitanza trascorsa a capo di un commando di fuoco composto da sei assassini affiliati al clan Bidognetti. La scorsa estate aveva iniziato a incontrare per colloqui investigativi gli inquirenti napoletani, ma l'ipotesi di un suo pentimento pareva tramontata.
LO SCONTRO CON LETIZIA. «Giovà, lo so che non sei d'accordo, ma la malavita è finita», ha detto ancora Setola rivolgendosi a un altro imputato, Giovanni Letizia, collegato anche lui in videoconferenza nel processo Noviello. Un invito che non è stato raccolto dal diretto interessato che ha replicato a muso duro: «Presidente, ho sentito di questo nuovo pentito, ma io non mi pento, piuttosto muoio in carcere».
Adesso toccherà ai pm antimafia Milita e Sirignano (quest'ultimo gestisce anche il pentimento di Antonio Iovine) raccogliere le dichiarazioni del boss stragista e sottoporle alle opportune verifiche.
ARCHIVIO DI INFORMAZIONI. Setola può svelare molti aspetti della criminalità organizzata in provincia di Caserta e probabilmente anche nel resto della Campania. Non solo omicidi, dunque. Ma anche e soprattutto gli affari sporchi commessi dai colletti bianchi della cosca e i rapporti con l'imprenditoria e la politica colluse (a cominciare dalle villette del clan affittate ai militari della Nato).
In particolare, Setola - condannato a sei ergastoli per la strage degli africani a Castevolturno - potrebbe svelare i piani segreti della camorra casertana per ammazzare i magistrati maggiormente impegnati sul fronte antimafia.
VARGAS E I PM NEL MIRINO. Un argomento top-secret di cui ha parlato recentemente anche un altro camorrista reo confesso, Roberto Vargas, che ha spiegato agli increduli inquirenti che, pur di eliminare gli odiati pubblici ministeri della Dda, i Casalesi si sarebbero rivolti ai terroristi islamici. E, a fare da mediatore, sarebbe stato Nicola Schiavone, figlio del padrino Sandokan.
«Mi disse che avremmo potuto colpire il pool di magistrati, per primo Cafiero de Raho e poi a seguire chi del pool che si occupava della camorra casalese», ha raccontato Vargas agli inquirenti. «L'azione sarebbe stata portata a termine dai terroristi, mentre noi avremmo fornito gli appoggi logistici».
L'ALLEANZA SCHIAVONE-ISLAMICI. Secondo quanto diceva Schiavone, i terroristi erano stati già addestrati a colpire in quanto avevano preso parte a fatti di sangue all'estero. Siccome i terroristi avevano avuto alcuni problemi, si erano alleati con Nicola al fine di ottenere dei rifugi sicuri nell'agro-aversano». Aggiungendo subito dopo: «Schiavone mi disse di aver incontrato questi terroristi e che sarei dovuto essere io il contatto diretto con queste persone, mentre lui si sarebbe trasferito a Modena, per sviare le indagini nei suoi confronti. Poi sono stato arrestato e quindi non se ne è fatto più nulla».

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