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RICOSTRUZIONE 9 Ottobre Ott 2014 1727 09 ottobre 2014

De Santis: «Sparai perché stavano per ammazzarmi»

L'ultrà giallorosso dà la sua versione ai pm in una lettera: «Disperato per Ciro».

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Daniele De Santis in una foto del suo profilo Facebook.

Emergono i primi stralci della lettera inviata da Daniele De Santis ai pm della procura di Roma per ricostruire i fatti accaduti prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, costati la vita al tifoso partenopeo Ciro Esposito.
«Voglio dire che è vero, alla fine i colpi li ho esplosi io, ma senza mirare», ha raccontato De Santis, «ero pieno di sangue dappertutto. Mi stavano ammazzando punto e basta».
«DISPERATO PER CIRO». Nella lettera di due pagine che 'Gastone' ha deciso di rendere pubblica per «fare chiarezza», De Santis si è detto «disperato» per quello che è successo: «Mi porto dentro tutto il dolore per la morte di Ciro. Non volevo uccidere proprio nessuno però purtroppo alla fine un ragazzo è morto».
«MI HANNO RINCORSO IN 30». E ancora: «Mi hanno rincorso in 30 o forse di più e ho provato a scappare e già di spalle mi hanno preso a bastonate, mi hanno dato le prime tre coltellate e poi le bastonate».
Nella ricostruzione l'ultrà romanista ha affermato di «aver provato a chiudere il primo cancello (del vialetto per accedere al circolo sportivo dove viveva, ndr) ma non ci sono riuscito e mi sono rotto la gamba sotto il cancello», precisando che poi gli aggressori «hanno continuato comunque».
«LE MIE PAROLE POTREBBERO SCATENARE ODIO». Non ha chiarito oltre, De Santis. «Non posso farlo ora, tutte le parole su quello che è accaduto realmente alimenterebbero un clima di odio e scatenerebbero qualche altro pazzo, visto che mi hanno messo contro una città intera come se fosse una guerra. Ma per fortuna la verità sta emergendo da sola».
Commentando le parole di 'Gastone', la madre di Ciro ha dichiarato: «De Santis dice che è disperato per la morte di Ciro? Mi fa piacere, significa che allora ha una coscienza». Ma subito ha preso le distanze: «Dice che ha sparato perché aveva paura, ma io non gli credo, è una bugia. È uscito attrezzato per fare del male. Non avrebbe lanciato bombe carta contro il bus se avesse avuto paura. E poi ha aggredito mio figlio prima di essere picchiato. Il linciaggio è avvenuto dopo gli spari. Spari contro tre persone. Le avrebbe potute uccidere tutte, così come ha ucciso mio figlio».

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