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ALLARME 9 Ottobre Ott 2014 1743 09 ottobre 2014

Ebola, dagli Usa: «Peggior virus dall'Aids»

Spagna, peggiora Teresa Romero. Senza sintomi il medico italiano.

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Waterloo (Sierra Leone): un volontario con addosso la tuta protettiva è pronto a spruzzare il disinfettante all'esterno di una casa. Per Medici senza frontiere ci vorranno almeno sei mesi perché l'epidemia di Ebola in Africa Occidentale possa essere messa sotto controllo.

Non è più una questione confinata all'Africa, già da tempo. L'epidemia di ebola è senza precedenti dai tempi dell'Aids, secondo il capo dei Cdc (centro di controllo e prevenzione delle malattie) Thomas Frieden. «Sarà una guerra lunga», ha detto Frieden a proposito di Ebola nel corso di una tavola rotonda a Washington organizzata dalla Banca mondiale: «Nei 30 anni che lavoro nel settore della sanità pubblica, l'unica cosa paragonabile è stato l'Aids».
ONU: «NON È CONDANNA A MORTE». A stemperare la tensione ci ha provato l'Onu: «l'ebola non è una condanna a morte. Cure precoci significano una migliore possibilità di sopravvivenza».
E se gli Usa sono preoccupati, nemmeno l'Europa può dirsi tranquilla.
Il governo britannico ha annunciato l'introduzione di controlli supplementari negli aeroporti londinesi di Heathrow e Gatwick e nei terminal degli Eurostar per i passeggeri in arrivo dai Paesi dell'Africa occidentale colpiti dal virus.
A LONDRA QUESTIONARIO IN AEROPORTO. Downing Street ha precisato che i controlli riguardano domande ai passeggeri e, in caso sia ritenuto necessario, una valutazione medica.
In Spagna, invece, sono peggiorate le condizioni di Teresa Romero, l'infermiera ausiliare di 44 anni positiva all'ebola, ricoverata al Carlo III-La Paz. «Le condizioni sono peggiorate, ma per espresso desiderio della paziente non possiamo dare notizie sulla sua situazione clinica», ha detto la vicedirettrice generale dell'ospedale, Yolanda Fuentes.
SPAGNA: SEI PERSONE RICOVERATE. Sono sei le persone ricoverate al Carlo III-La Paz, sottoposte a isolamento per contatto di «alto rischio» con il virus, delle quali solo Romero è positiva. Fra i pazienti sotto osservazione, Juan Manuel Parra Ramirez, il medico del pronto soccorso dell'ospedale di Alcorcon, che la mattina di lunedì 6 ottobre ha assistito la Romero prima del trasferimento all'ospedale Carlo III-La Paz, e il medico di famiglia dell'infermiera ausiliare, la dottoressa dell'ambulatorio di Alcorcon che per prima ha visitato la paziente contagiata. Entrambi non presentano sintomi di contagio.
SOTTO OSSERVAZIONE IL MARITO DI ROMERO. Il terzo sanitario sotto osservazione è un infermiere della squadra dell'ospedale Carlo III, che ha assistito i due missionari spagnoli rimpatriati dalla Sierra Leone e poi deceduti, ricoverato la sera dell'8 ottobre e in attesa di essere sottoposto al test. Per «contatti a rischio» altre persone sono state ricoverate nel reparto di «vigilanza attiva» del Carlo III-La Paz: Javier Limon, il marito di Teresa Romero, che a sua volta non presenta sintomi dell'infezione, e un'infermiera dello stesso ospedale, che aveva partecipato al dispositivo di emergenza per i due missionari rimpatriati. Nel frattempo, sono stati dimessi dall'ospedale, perché negativi ai test dell'ebola, l'ingegnere spagnolo che era rientrato dalla Nigeria con sintomi febbrili e un'altra infermiera che aveva assistito i due missionari deceduti.
IN ITALIA NESSUN CASO. Non ha invece sintomi di ebola il medico ortopedico italiano rientrato dalla Sierra Leone e ricoverato allo Spallanzani di Roma. Lo ha affermato il direttore dell'Istituto nazionale malattie infettive 'Spallanzani', Giuseppe Ippolito. «In Italia al momento non ci sono casi di ebola e non ci sono rischi addizionali legati alla situazione. Il medico ortopedico italiano resterà in osservazione per i 21 giorni del periodo di incubazione eventuale del virus e poi sarà dimesso», ha detto Ippolito.

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