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FOCUS 9 Ottobre Ott 2014 1402 09 ottobre 2014

Ebola, il rischio del contagio in Italia

Aeroporti Usa sotto controllo. A Malpensa e Fiumicino attivi 13 medici.

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L'aereoporto di Lisbona ha negato l'atterraggio al piccolo aereo che trasportava la dottoressa norvegese contagiata dall'ebola e lo ha dirottato sullo scalo delle Canarie. La donna aveva contratto il virus dopo essere stata in missione in Sierra Leone per Medici senza Frontiere.
IL PIANO ITALIANO. La paura che il contagio arrivi in Occidente attraverso la rete degli aeroporti si sta diffondendo. Anche in Italia. Il 9 ottobre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin intervenendo al Senato ha spiegato che saranno rafforzate «le procedure per individuare eventuali soggetti a rischio di ebola già prima dell'imbarco aereo dall'Africa».
Negli Stati Uniti, il Centers for Disease Control (Cdc) l'ente americano per la salute pubblica, ha deciso di avviare dei test in cinque aeroporti sui voli in arrivo dai tre Paesi più colpiti dal virus: Liberia, Guinea e Sierra Leone.
IL PERIODO DI INCUBAZIONE. Mentre le autorità britanniche stanno resistendo alle richieste di avviare più controlli. I tempi di incubazione della malattia (dai 2 ai 21 giorni) rispondono, rendono inutili i test. Tanto è vero che il paziente liberiano morto a Dallas non mostrava alcun sintomo della febbre emorragica.
Altri casi di contagio in Europa «sono inevitabili», a causa dei viaggi da e per l'Africa, ha dichiarato il 7 ottobre la responsabile europea della Organizzazione mondiale della sanità, Zsuzsanna Jakab.
Ma quanto è elevato il rischio per l'Italia e l'Europa?

Il personale sanitario al lavoro in Guinea.  

1. I voli dai Paesi colpiti toccano 39 aereoporti in 35 Paesi

I voli in partenza da Sierra Leone, Guinea e Liberia, le nazioni dell'Africa occidentale più colpite dall'epidemia, toccano 39 aeroporti in 35 Paesi. Di questi sette sono europei: Gran Bretagna, Belgio, Germania, Francia, Spagna e Olanda. Quattro si trovano in Medio Oriente e tre negli Stati Uniti.
L'associazione medica per il trasporto aereo non ha ancora preso posizione in merito alle possibilità di contagio, sostenendo di non voler sovrastimare la minaccia. Mentre la Associazione internazionale per il trasporto aereo (Iata) ha pubblicato delle linee guida per aiutare gli equipaggi ad affrontare in modo corretto un possibile contagio a bordo. Il documento comprende una lista di sintomi e le procedure base per gestire un malato e soprattutto per disinfettare le superfici (leggi come si trasmette il virus).

I collegamenti aerei dai Paesi colpiti dall'epidemia (Quartz).  

2. L'Italia è al 22esimo posto per il rischio contagio

Il Mobslab della Northeastern University di Boston, laboratorio di modellazione dei sistemi biologici, sociali e tecnici, ha elaborato un modello per il calcolo del rischio di diffusione dell'epidemia di ebola basato sui collegamenti aerei. Il centro di ricerca, diretto dall'Italiano Alessandro Vespignani, pubblica gli aggiornamenti ogni tre giorni su 30 Paesi collegati con le nazioni focolai del virus.
L'ultimo report del 6 ottobre è fondato sui casi di contagio registrati dal 9 agosto al 23 settembre e considera le probabilità di contagio nell'arco del mese di ottobre 2014.
GRAN BRETAGNA: 50% DI ESPOSIZIONE. Lo studio spiega che, mantenendo invariato l'attuale numero di collegamenti aerei, la Francia ha due possibilità su tre di essere esposta al contagio e la Gran Bretagna una su due.
L'Italia in questa classifica è al 22esimo posto dietro a Germania, Spagna, Svizzera e India, con meno del 10% di rischio. Insomma, è difficile che il virus arrivi nel nostro Paese che non ha rotte dirette con i Paesi più colpiti dall'epidemia, ma solo con la Nigeria dove il contagio è limitato.
Se le statistiche dei collegamenti aerei sono per l'Italia abbastanza rassicuranti, quelle della mortalità di ebola lo molto meno: se si contrae il virus, la possibilità di morire è di circa il 50%.

Il rischio contagio per i diversi Paesi secondo le rotte del trasporto aereo. Fonte: Mob Labs.  

3. Ridurre i voli dell'80% posticipa il rischio di contagio di sole tre settimane

Gli scienziati di Boston hanno provato a capire cosa succederebbe se i voli aerei venissero ridotti dell'80%. Ma il risultato non è confortante.
LE METE PIÙ VULNERABILI. A voli ridotti, il rischio contagio entro la fine del mese cala sotto il 40%, ma resta al 25% per la Francia, al 15% per il Regno Unito e al 10% per il Belgio. Praticamente, sintetizzano gli scienziati, la diffusione del virus sarebbe solo rallentata di tre-quattro settimane. Insomma ridurre il traffico aereo non sembra essere la soluzione migliore.
Resta, tuttavia, il problema della sicurezza negli scali aeroportuali, luoghi di transito a livello globale e quindi perfetti moltiplicatori dell'epidemia. Cosa può succedere se un malato di ebola fa scalo in un aeroporto come quello di Heathrow dove passano 67 milioni di passeggeri l'anno?
GLI ERRORI SPAGNOLI. L'Europa per sviluppo e copertura sanitaria dovrebbe essere tra le aree maggiormente in grado di rispondere a una tale minaccia biologica. Eppure la reazione della Spagna non è stata affatto all'altezza. L'infermiera contagiata è stata lasciata in una sala d'attesa e l'ambulanza usata per portarla in ospedale è stata riutilizzata per altri pazienti; il medico che l'ha curata ha lamentato mancanza di comunicazione e protezione. Mentre all'ospedale di Madrid infermieri e operatori sanitari si rifiutano di lavorare. E intanto l'Ue ha chiesto chiarimenti sospettando una falla nella sicurezza sanitaria.

4. Negli Stati Uniti controlli in cinque aeroporti dall'11 ottobre

Il Centers for Disease Control ha annunciato che cinque aeroporti americani hanno deciso di cominciare dall'11 ottobre i test sui passeggeri in arrivo da Guinea, Liberia e Sierra Leone, per individuare i pazienti infetti dal virus ebola.
JFK SCALO PIÙ A RISCHIO. Il 94% de passeggeri in arrivo dai tre Paesi colpiti dall'epidemia passano dal Jfk di New York City, Newark, Washington-Dulles, Chicago-O'Hare e Atlanta. E più della metà di questi fa scalo al Jfk.
Appena passato il controllo passaporti, ai viaggiatori sarà misurata la temperatura e saranno rivolte semplici domande per capire il rischio di esposizione. In caso negativo, al passeggero verranno fornite informazioni sull'epidemia e chiesto di continuare il monitoraggio della temperatura a casa. Il rischio, hanno messo in conto le autorità, è quello di creare falsi allarmi, perché i sintomi dell'ebola sono molto simili a quelli della malaria.
REGNO UNITO ATTENDISTA. La Gran Bretagna ha scelto una strada diversa. Nonostante le pressioni della stampa, il governo britannico ha deciso per il momento di non introdurre controlli. I controlli, ha argomentato il ministro della Difesa Michael Fallon, potrebbero non servire, dato che i sintomi possono non emergere per settimane.

I cinque aeroporti americani dove partiranno i controlli (Cnn).  

5. Per l'Oms l'unico modo per fermare l'epidemia è agire in Africa occidentale

I tempi di incubazione del virus vanno dai due ai 21 giorni. Questo significa che una persona infetta difficilmente riuscirà ad attraversare il deserto e arrivare dalle coste dell'Africa occidentale a quelle dell'Africa del Nord: starà male prima. Per questo il rischio della diffusione del contagio tramite i migranti che attraversano il Mediterraneo è limitato. Invece se una persona che sta incubando il virus prende un aereo potrebbe non mostrare alcun sintomo: è il caso del liberiano Thomas Eric Duncan, morto a Dallas l'8 ottobre e imbarcato senza che la malattia si fosse manifestata. Nel periodo di incubazione la malattia non è contagiosa.
LA SOPRAVVIVENZA DEL VIRUS. Al contrario, il virus si trasmette solo quando la malattia è realmente manifesta tramite liquidi corporei come sangue, saliva, lacrime, vomito, sperma, sudore e può sopravvivere anche per 60 giorni in materiali esterni al corpo umano. E quindi la disinfezione è fondamentale.Il ministro della Difesa britannico ha ribadito che «secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità è meglio controllare le persone in uscita dal Paese per assicurarsi che non siano infette piuttosto che compiere i controlli su chi arriva». E la stessa Oms ha ribadito che per bloccare l'epidemia bisogna fermare il contagio in Africa occidentale e investire fondi (mancano oltre 300 milioni di dollari) e competenze.

6. L'Italia si affida a 13 medici tra Malpensa e Fiumicino

L'Italia sembra per ora sulla stessa linea della Gran Bretagna. «Vogliamo adottare misure per rafforzare le procedure per individuare eventuali soggetti a rischio di ebola già prima dell'imbarco aereo dall'Africa», ha dichiarato il ministro della salute Beatrice Lorenzin, in Aula al Senato. Sul nostro territorio, ha ricordato il ministro già ci sono 12 uffici sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf), ovvero presidi sanitari in porti e aereoporti e 25 uffici territoriali. Negli Usmaf lavorano 79 medici, di cui sei a Fiumicino e sette a Malpensa.
LA CAMPAGNA INFORMATIVA. Il ministro ha riconosciuto che questo non basta per fermare chi non mostra sintomi. E ha annunciato una campagna informativa tra i viaggiatori con opuscoli ad hoc da diffondere in tutta Europa, sotto il coordinamento della presidenza italiana. Tuttavia la questione non è affatto chiusa: la Commissione Ue ha fissato per la prossima settimana un vertice dei ministri dei trasporti per valutare la possibilità di aumentare i controlli in aeroporto.

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