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VATICANO 9 Ottobre Ott 2014 2120 09 ottobre 2014

Sinodo, i contraccettivi prassi contrastante con la dottrina

Vietati dalla Chiesa, utilizzati da coppie di credenti. Comunione ai divorziati: clima caldo.

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Vescovi e cardinali all'assemblea del Sinodo.

Matrimonio, fede e contraccettivi. Il tema è arrivato sul tavolo del Sinodo il 9 ottobre, per risolvere quella che sembra una forte discrepanza tra la dottrina e la prassi.
A evidenziarla è stata una coppia di laici, Arturo e Hermelinda As Zamberline, brasiliani, sposati da 41 anni e con tre figli, responsabili regionali dell'Equipe Notre Dame, un movimento di spiritualità coniugale presente in 70 Paesi.
MATRIMONIO FECONDO. La Chiesa richiede che il matrimonio deve essere 'fecondo', aperto alla vita, e tutt'al più sono consentiti per una genitorialità responsabile i metodi naturali, ma «la maggior parte delle coppie cattoliche, anche quelle che cercano di vivere sul serio il loro matrimonio, non si sentono obbligate a seguire tali indicazioni, né tantomeno considerano la contraccezione un problema morale o un peccato da confessare».
I metodi contraccettivi naturali, accettati dalla Chiesa, «sono buoni ma nella cultura attuale ci sembrano privi di praticità» e le coppie cattoliche «nella grande maggioranza non rifiutano l'utilizzazione di altri metodi contraccettivi».
«AMANDO CI SI APRE ALLA VITA». Marito e moglie, rivolti ai padri sinodali, hanno anche parlato a lungo della sessualità, sottolineando che è «un fattore di santificazione» e per questo «occorre salvare i rapporti da un erotismo malato che riduce l'uomo a una sola dimensione».
E quindi «un matrimonio è fecondo non solo perché genera figli ma perché ama e amando si apre alla vita».
Tuttavia, hanno fatto presente all'Assemblea i coniugi As Zamberline, «dobbiamo considerare che la relazione sessuale è orientata, sì, alla trasmissione della vita, ma è anche al servizio dell'amore coniugale». Il risultato è che oggi di fatto c'è «una disparità tra la dottrina morale e la prassi» nella vita delle coppie.
L'ESPERIENZA DI UNA COPPIA TORNATA AI METODI NATURALI. Completamente diversa invece l'esperienza di Olivier e Xristilla Roussy, francesi, sposati da 20 anni e con sette figli. All'inizio della relazione optarono per i metodi contraccettivi naturali ma dopo l'arrivo del terzo figlio «Xristilla era esausta, non eravamo più in grado di vivere serenamente il nostro rapporto», ha raccontato Oliver all'Assemblea dei vescovi.
Di lì la decisione di affidarsi alla pillola che però «sortì l'effetto contrario. Xristilla era spesso di cattivo umore, il desiderio era assente e la gioia era sparita. Nella nostra vita coniugale avevamo chiuso la porta al Signore». Di lì il ritorno ai metodi naturali «un cammino apparentemente più difficile perché ci impone di essere continenti nei periodi fertili anche se abbiamo desiderio. Tuttavia lo viviamo in due e siamo profondamente felici».

Comunione ai risposati: si accende il dibattito

Continua intanto a tenere banco tra i cardinali il dibattito sulla comunione ai divorziati risposati. Da una parte i favorevoli, a certe condizioni, dall'altra i contrari. Il 9 ottobre si è arrivati al faccia a faccia tra le due linee contrapposte.
DUE LINEE DIVERSE. «C'è una linea che parla con molta decisione dell'annuncio del Vangelo del matrimonio che esige di affermare che, se c'è un legame valido esistente, non è possibile l'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati», ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. «E la linea che, non negando l'indissolubilità del matrimonio, vuole vedere, nella chiave della misericordia, le situazioni vissute e fare un discernimento su come affrontarle nelle varie situazioni, a volte molto specifiche». Quindi «vedere se senza negare la dottrina, si può venire incontro con misericordia in un approccio pastorale alle singole situazioni».
«UNA PARTE DI SINODO VISSUTA CON PASSIONE». È su questo tema, il più contrastato già alla vigilia, con la proposta «aperturista» del cardinale Kasper da una parte e il fuoco di sbarramento dei cardinali conservatori dall'altra, che la discussione al Sinodo ha toccato i toni più vibranti.
«Tutti abbiamo vissuto questa parte del Sinodo come un crescendo di passione dell'assemblea, con interventi molto intensi e molto vissuti», ha sottolineato Lombardi.
Per il portavoce vaticano, comunque, anche se molti sono stati gli interventi sui due fronti dell'apertura e della chiusura sull'eucaristia ai risposati, «non è possibile in questa fase dire che c'è un orientamento nettamente prevalente», anche perché «nel Sinodo non si fa la conta».
COCCOPALMERIO: «FLESSIBILITÀ PASTORALE». Per uno dei più autorevoli membri del Sinodo, il card. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, però, «quando sarà il momento di votare la 'relatio synodi' ci sarà evidentemente la possibilità di contarsi e si potrà vedere dal testo stesso del documento come le due anime si rapportano».
Tra i vescovi, è stato assicurato, «non c'è antagonismo, non c'è contrapposizione quasi da nemici. C'è un ascolto, come diceva il papa, cordiale, umile e sincero». Sul tema dell'ostia ai risposati Coccopalmerio spinge per una linea di flessibilità pastorale. Nel suo intervento in aula, il porporato e canonista ha portato il caso di «una persona che si trova in un'unione non legittima e non può uscire da questa situazione. Pensate a una donna che si è accasata con un uomo abbandonato ingiustamente dalla moglie, con tre bambini piccoli: questa donna si è unita a lui, ha allevato questi bambini, e noi le diciamo 'tu abbandona questa unione se no non ti diamo la comunione'. Se succedesse, quell'uomo sarebbe morto, i figli non avrebbero più chi li cresce».
CONTRARI BURKE E PELL. Ma non tutti la pensano come lui. Il cardinale americano Raymond Burke ha detto alla Radio Vaticana di essere contrario anche allo snellimento dell'iter di nullità matrimoniale con l'eliminazione del secondo grado di giudizio. E l'australiano George Pell, dal canto suo, avverte: «Molti volevano che Gesù fosse più morbido nei confronti del divorzio. Non lo è stato. E io sto con lui».

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