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MOBILITAZIONE 10 Ottobre Ott 2014 0948 10 ottobre 2014

Istruzione, sciopero nazionale degli studenti

Proteste contro Jobs Act e riforma della scuola. «Siamo noi la Grande Bellezza».

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Mobilitazione degli studenti in tutta Italia indetta dall'Udu (unione degli studenti universitari) e dalla Rete degli studenti sotto l'hashtag #10ottstudentiinpiazza.
I ragazzi sono scesi in piazza «per chiedere una scuola, un'università, un Paese diverso, che non è certo quello del Jobs Act o dello Sblocca Italia, per dire che siamo noi la bellezza di questo Paese e che non possiamo più permetterci di vivere nella precarietà ed essere privati dei nostri diritti». hanno sottolineato in una nota.
L'ATTACCO A RENZI. Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell'Unione degli Universitari sottolinea che «il Premier non può usare la condizione giovanile come uno slogan fine a se stesso. È ora che la politica si prenda le sue responsabilità dando risposte reali ad una generazione precaria privata del proprio futuro. La stessa generazione che domani sarà in piazza per dire che è la Grande Bellezza di questo Paese e che ha fame di diritti e cambiamento».
«SIAMO NOI LA GRANDE BELLEZZA». Per Alberto Irone Portavoce della Rete degli studenti «negli anni gli studenti italiani sono stati dimenticati, messi da parte ed esclusi, come molti altri soggetti. Vogliamo riprenderci il nostro ruolo di motore della società, vogliamo dimostrare al paese e alla politica che siamo noi la Grande Bellezza di questo paese. Vogliamo quindi una scuola all'altezza delle nostre idee, una scuola che sia un luogo aperto e vivo, non il palcoscenico di competizioni e individualismo. Vogliamo una scuola all'altezza degli standard europei e veramente innovativa, non restaurata da provvedimenti saltuari».
«RIPARTIRE DALL'ISTRUZIONE». «È necessario ripartire investendo sull'istruzione tutta, dalla scuola all'università, questo è l'unico cambiamento che chiederemo oggi nelle piazze e che continueremo a chiedere anche il 25 ottobre insieme ai lavoratori perché non possiamo permetterci di vivere nella precarietà, che ci impedisce di investire sui nostri desideri e sulle nostre aspettative», ha sottolineato Scuccimarra.

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