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EMERGENZA 11 Ottobre Ott 2014 1110 11 ottobre 2014

Ebola, Christine Lagarde: «Pronti a fare di più»

Il Fmi: «Donati 41 mln alla Guinea». In Usa termometri a distanza negli aeroporti.

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La direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde.

Il Fondo monetario internazionale in campo contro l'ebola. Parola di Christine Lagarde.
«Siamo pronti a fare di più se necessario per la Guinea, uno dei tre Paesi africani più colpiti dall'epidemia», ha affermato l'11 ottobre il direttore del Fmi. Nel quadro di un piano d'emergenza, l'organizzazione economica internazionale con sede a Washington ha «già dato 41 milioni dollari alla Guinea».
ALLARME NEL MONDO. La paura dell'epidemia ha, intanto, fatto scattare l'allarme in molti Paesi del mondo.
Il governo canadese ha consigliato ai suoi cittadini di lasciare i Paesi più colpiti dal virus, prendendo allo stesso tempo misure per controllare ai suoi confini gli ingressi da questi stessi Stati.
«Stiamo chiedendo ai canadesi che vivono in Sierra Leone, Guinea e Liberia», ha affermato il ministro della Sanità, Rona Ambrose, «di prendere in considerazione di lasciare questi Paesi con voli commerciali finché questi sono ancora disponibili».

Termometri a distanza negli aeroporti Usa

Waterloo (Sierra Leone): un volontario con addosso la tuta protettiva è pronto a spruzzare il disinfettante all'esterno di una casa. Per Medici senza frontiere ci vorranno almeno sei mesi perché l'epidemia di Ebola in Africa Occidentale possa essere messa sotto controllo.

Terrore anche negli Stati Uniti. E Washington corre ai ripari.
Per i passeggeri in arrivo dai Paesi dell'Africa occidentale, negli aeroporti americani sono entrati in vigore termometri a distanza e questionari da compilare.
Il primo scalo a introdurre i controlli è stato il John F. Kennedy di New York, al quale seguiranno il Newark Liberty in New Jersey, il Dulles di Washington, l'O'Hare di Chicago e l'Hartsfield-Jackson di Atlanta.
La maggior parte dei passeggeri diretti negli Usa da Guinea, Liberia e Sierra Leone fa scalo nei cinque aeroporti, prima di raggiungere eventualmente altre destinazioni.
«Poiché vogliamo proteggere la popolazione americana, stiamo avendo un approccio graduale», ha spiegato Jason McDonald, portavoce del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc).
CHI HA LA FEBBRE VA IN OSPEDALE. Per le verifiche sono utilizzate "pistole" a infrarossi in grado di accertare la temperatura corporea e vengono analizzati eventuali sintomi che potrebbero indicare il contagio da ebola. Se un passeggero dovesse avere la febbre, le autorità sanitarie americane potrebbero trasferirlo in ospedale per ulteriori esami o metterlo in quarantena, secondo quanto previsto dalla legge federale, ha sottolineato il Centro. Per chi dovesse opporsi, la normativa prevede anche il carcere.
Tuttavia, secondo gli esperti, le misure adottate negli Usa non basterebbero a impedire che un malato di ebola possa entrare in territorio americano. I passeggeri potrebbero mentire nelle risposte al questionario per «evitare di essere fermati per ore ai controlli», ha spiegato David Mabey, docente alla London School of Hygiene and Tropical Medicine.
VERTICE UE IL 16 OTTOBRE. Anche l'Europa ha deciso di fare quadrato contro la diffusione del virus: il 16 ottobre si terrà a Bruxelles un vertice straordinario tra gli Stati membri per mettere a punto la risposta all'epidemia. Si parlerà di nuovi sistemi di sicurezza negli aeroporti, dai check per i passeggeri in partenza dall'Africa occidentale alla tracciabilità di chi arriva in Europa con voli non diretti.
Inoltre è emersa l'opzione, all'esame dell'Unione europea, dell'impiego di militari per offrire appoggio logistico alle strutture sanitarie e servizi di trasporto nel coordinamento dell'evacuazione dei pazienti europei dall'Africa.

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