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EPIDEMIA 11 Ottobre Ott 2014 1549 11 ottobre 2014

Ebola, i test sul vaccino dividono gli scienziati

Ricercatori scrivono a Lancet: «Ridurre i tempi della sperimentazione».

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L'epidemia di ebola non permette indugi. E, secondo un gruppo di autorevoli scienziati tra cui Peter Piot, uno degli scopritori del virus, non è possibile procedere con le classiche procedure di sperimentazione dei vaccini.
«Se i test di sicurezza sui vaccini contro Ebola saranno positivi», hanno scritto diciassette ricercatori in una lettera alla rivista Lancet, «è eticamente inaccettabile procedere in maniera 'classica', con un trial clinico su un campione di soggetti a rischio a metà dei quali però viene dato un placebo, perchè non si può non dare un trattamento potenzialmente salvavita a persone esposte».
LA SPERIMENTAZIONE DAL 2015. Il dibattito è acceso nella comunità scientifica perché la prassi, che vale per tutte le terapie di cui si sta accelerando lo sviluppo, è tutt'altro che 'filosofica', ma andrebbe a modificare i tempi di via libera del vaccino di un virus che uccide un malato su due. L'Oms sta infatti mettendo a punto i protocolli per le sperimentazioni, e secondo la 'road map' stilata dagli oltre 100 esperti interpellati i test dovrebbero cominciare già all'inizio del 2015.
AGLI OCCIDENTALI SUBITO IL VACCINO. «Normalmente siamo a favore dei test randomizzati, in cui metà dei soggetti riceve un placebo, quando sono pratici e eticamente accettabili, ma non è questo il caso con una malattia dalla mortalità così alta e per cui non esiste nessuna terapia», hanno scritto gli autori della lettera che osservano: «Nessuno ha chiesto test randomizzati quando malati occidentali sono stati trattati con farmaci sperimentali, e non dovrebbero essere accettati ora».
Secondo Piot e gli altri esperti è possibile procedere come si fa ad esempio per tumori molto aggressivi, dando a tutti il trattamento e verificando come varia il tasso di mortalità.
ALL'OMS È SCONTRO SUI TEST. Medici senza frontiere nell'ultima riunione all'Oms ha chiesto test a tappeto. Non tutti sono però d'accordo. «Questo metodo richiede più tempo», ha affermato durante l'incontro, Ripley Ballou, che coordina i test del vaccino sviluppato dall'azienda Gsk, «e rende molto più difficile eliminare fattori di disturbo».
D'accordo anche Stephen Joffe dell'università della Pennsylvania, che ha pubblicato fa una lettera su un'altra rivista, Jama, supportando i test 'tradizionali'.
Mentre gli esperti discutono i test di sicurezza del vaccino, prodotto da un'azienda italiana, proseguono. Oltre a scienziati in Usa e Gran Bretagna anche nella capitale del Mali Bamako alcuni volontari hanno ricevuto il vaccino per verificare se ci sono effetti collaterali gravi e se c'è la risposta immunitaria vista negli animali.

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