Magistrati 141011180906
PROTESTE 11 Ottobre Ott 2014 1805 11 ottobre 2014

Riforma giustizia, l'Anm: assemblea generale il 9 novembre

Scontro tra magistrati e governo. Iniziativa approvata all'unanimità dal Comitato direttivo centrale.

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Magistrati sul piede di guerra contro la riforma della giustizia del governo Renzi.

L'Associazione nazionale magistrati ha convocato per domenica 9 novembre a Roma «un'assemblea generale straordinaria e urgente» dei soci per discutere sulla riforma della giustizia.
L'iniziativa è stata approvata all'unanimità nel corso del Comitato direttivo centrale di sabato 11 ottobre.
ATTACCO A RENZI. Prima di arrivare alla decisione, il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, riferendosi al premier Matteo Renzi aveva spiegato che le «riforme, lontane da quella rivoluzione che secondo facili slogan dovrebbe restituire alla giustizia piena efficienza e decoro, si uniscono a dichiarazioni che associano i ritardi della giustizia a una presunta scarsa produttività dei magistrati».
INEFFICIENTI? LUOGO COMUNE. Quindi, i giudici si sono difesi precisando che ci sono «molti luoghi comuni sulla presunta inefficienza e irresponsabilità» delle toghe, ma si tratta di «veri e propri falsi smentiti dai dati statistici, che evidenziano la serietà e la severità, talvolta anche eccessiva, del sistema disciplinare» dei magistrati.
Infatti, sempre secondo l'Anm, infatti, «la produttività della magistratura italiana è ai livelli massimi in Europa, con oltre 2,8 milioni di cause civile con oltre 1,2 milioni di procedimenti penali esauriti in un solo anno». E soltanto «l'impegno straordinario dei magistrati e del personale di cancelleria», secondo Sabelli, «ha consentito di consolidare la tendenza verso una lenta ma progressiva riduzione e delle pendenze nel settore civile e del lavoro».
PROVOCAZIONI CONTRO I GIUDICI. «Assistiamo da tempo a interventi che in modo asistematico e spesso incoerente eccedono i confini della semplice riforma tecnica», hanno continuato i magistrati dell'Anm. Che hanno bollato come «inutili provocazioni», quelle secondo cui l'associazione di Sabelli «avrebbe protestato contro il tetto stipendiale massimo e avrebbe considerato la riduzione delle ferie alla stregua di un attentato alla democrazia».

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