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GUERRA 12 Ottobre Ott 2014 1935 12 ottobre 2014

Isis, 10 mila jihadisti alle porte di Baghdad

Le truppe dello Stato islamico alle porte della capitale. Pronte a sferrare l'attacco.

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Una bandiera nera dell'Isis.

È l'attacco finale, la resa dei conti col governo, la battaglia più importante della guerra. L'Isis ha deciso di prendersi Baghdad, e fa sul serio. Secondo il sito al Arabiya, che ha citato un alto funzionario governativo iracheno intervistato dal quotidiano britannico Telegraph, «circa 10 mila jihadisti sarebbero alle porte della capitale, pronti a sferrare il loro attacco».
OBIETTIVO AEROPORTO. Secondo quanto ha rivelato il capo di stato maggiore interforze Usa, generale Martin Dempsey alla Abc, i jihadisti dello Stato islamico hanno nel mirino l'aeroporto di Baghdad.
Di recente hanno tentato di conquistarlo, e sono stati respinti dagli attacchi degli elicotteri Usa quando «erano a circa 20 o 25 chilometri dallo scalo», ha detto Dempsey, aggiungendo che «se avessero avuto la meglio sull'unità dell'esercito iracheno sarebbero arrivati dritti all'aereoporto» e «non potevamo consentire che accadesse. Quell'aeroporto ci serve».
La guerra sembra dunque essere arrivata fino alla capitale, dopo che il 12 ottobre i caccia Usa, assieme a quelli britannici, avevano bombardato postazioni jihadiste nei pressi di Hit, Kirkuk e Ramadi.
ANCHE KIRKUK MINACCIATA DAI JIHADISTI. Fonti curde hanno lanciato l'allarme sull'addensamento di truppe jihadiste dell'Isis a Sud e a Ovest di Kirkuk, la città un tempo contesa tra arabi e curdi e da giugno caduta totalmente sotto il controllo delle milizie curde. Un centro di importanza fondamentale per via della presenza di pozzi petroliferi, che ora sarebbe minacciato, come Baghdad, da un'imminente attacco congiunto dello Stato islamico.
Analogamente, potrebbe cadere in mano ai jihadisti quel che rimane della turbolenta regione occidentale irachena di al Anbar, roccaforte dell'Isis sin dal 2007.
ESERCITO DI BAGHDAD INDEBOLITO. Secondo fonti ufficiali irachene e fonti militari americane citate l'11 ottobre dalla stampa britannica, l'esercito di Baghdad è indebolito nonostante i raid della Coalizione internazionale.
Ecco perché Dempsey ha dichiarato che ai consiglieri militari americani potrebbe essere richiesto di giocare un ruolo molto più attivo e diretto sul terreno in Iraq, una volta che le forze di sicurezza del Paese dovessero essere pronte all'offensiva contro i jihadisti dell'Isis. «Mosul diventerà a un certo punto il campo di battaglia decisivo sul terreno», ha affermato il generale, «sono convinto che ciò richiederà un diverso modo di assistenza per la complessità della situazione».

A Kobane si combatte strada per strada

A Kobane, nel Nord della Siria, la battaglia continua strada per strada, ma lo Stato islamico non riesce a sfondare ed è costretto a inviare rinforzi, spostandoli dalla sua 'capitale', Raqqa. Una sconfitta sarebbe un disastro sul piano della propaganda jihadista, sul cui fronte l'Isis ora ha persino dichiarato guerra a Twitter, affermando che i suoi dirigenti 'devono morire'.
BANDIERA NERA SU SAN PIETRO. Di più, nell'ennesima provocazione contro «Roma» e «i crociati», lo Stato islamico ha fatto sventolare la sua bandiera nera su piazza San Pietro. Almeno sulla copertina dell'ultimo numero della sua rivista online Dabiq. Il vessillo nero sull'obelisco di San Pietro è accompagnato dal titolo, evidentemente con riferimento ai raid della coalizione a guida Usa contro l'Isis.
A Kobane intanto, dopo aver conquistato il quartier generale delle forze di autodifesa curde (Ypg), i jihadisti non sono riusciti a conquistare la piazza centrale della cittadina. Questo anche grazie alle continue ondate di raid aerei condotti dagli Usa e alleati nella zona.
ALMENO 50 RAID IN UNA SETTIMANA. Nel corso dell'ultima settimana, a Kobane e dintorni, sono stati almeno 50, ma ora sono diminuiti, perché gli obiettivi nel centro abitato sono diventati più difficili da individuare e colpire senza 'danni collaterali' e perché la zona è avvolta in una tempesta di polvere. «Stiamo facendo quello che possiamo attraverso gli attacchi aerei per far arretrare l'Isis», ha detto il segretario alla Difesa Usa Chuck Hagel, e «in effetti ci sono stati alcuni progressi in questo campo».
Che gli Usa siano molto preoccupati dall'avanzata dell'Isis a Kobane, lo ha confermato il segretario di Stato Usa, John Kerry: «È una tragedia quello che sta accadendo, ma la questione va affrontata nel complesso della strategia della coalizione».
Il 12 ottobre, la Bbc ha riferito peraltro che un «team di specialisti» formato da 12 militari britannici è in Iraq per addestrare i guerriglieri curdi. I soldati fanno parte dello Yorkshire regiment e devono istruire le forze curde sull'uso delle mitragliatrici pesanti fornite dal Regno Unito.
I PESHMERGA HANNO PERSO CIRCA 50 COMBATTENTI. Finora, la resistenza ha perso circa 50 combattenti. Però «tiene bene», secondo quanto riferito da un rifugiato siriano che è riuscito a parlare con il fratello a Kobane. Tuttavia, ha aggiunto, «se continua così sono pessimista perché i peshmerga hanno bisogno di armi e munizioni. Uccidono molti banditi, ma (i jihadisti) ritornano sempre più numerosi».
E un altro appello a «evitare un massacro di civili» a Kobane è stato lanciato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, preoccupato per «le migliaia di vite a rischio» a causa dell'assedio dei miliziani di al Baghdadi. Ma per l'Isis quella di Kobane è «una battaglia cruciale», ha osservato il direttore dell'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) Rami Abdel Rahmane, sottolineando che «se non riescono a prenderla, sarà un duro colpo per la loro immagine».

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