REPORTAGE 12 Ottobre Ott 2014 1150 12 ottobre 2014

Messico, massacro degli studenti della Normale

Nuovi rapimenti e stragi. Ma tutto viene insabbiato dalla politica. Così insieme all'angoscia sale la protesta della popolazione.

  • ...

da Guadalajara

Un’ondata di terrore e indignazione percorre il Messico. Anche la proverbiale pazienza di questo popolo, che a volte sembra non aver limiti, è arrivata ormai allo stremo.
L’ennesima strage sembra aver scosso radici profonde, che vanno oltre le migliaia di caduti nella guerra del narcotraffico, l’insicurezza del vivere, la parvenza di democrazia, sempre in discussione nel Paese.
I 43 studenti della Normale di Ayotzinapa scomparsi a Iguala, città dello Stato centrale del Guerrero, hanno smosso dalle fondamenta le coscienze messicane, probabilmente perché hanno toccato tasti dolorosi, legati a un passato che sembrava ormai lasciato alle spalle e che adesso sembra risvegliarsi e riapparire come un’ombra funesta: i decenni del partito unico (o la dittatura perfetta, come ha definito il premio Nobel Mario Vargas Llosa i settant’anni al potere del Partito della rivoluzione istituzionale, Pri), la repressione, la corruzione, il terrorismo di Stato.
L'OMBRA DEL MASSACRO DI TLATELOLCO. Ci sono due eventi tragici della storia recente del Paese che sono ancora vivi nella memoria collettiva dei messicani: il terremoto del 1985 e il massacro di Tlatelolco, quando la polizia, l’esercito e gruppi paramilitari spararono sulla folla di studenti (uccidendone ufficialmente 20, ma secondo i testimoni erano centinaia) riuniti in protesta in quella piazza di Città del Messico, il 2 ottobre 1968.
Gli studenti di Ayotzinapa, il 26 settembre scorso, si stavano preparando per recarsi nella capitale e partecipare alle manifestazioni in memoria di quel eccidio.
Non sapevano che stavano per diventare le vittime di un'altra strage, che già l’opinione pubblica considera la peggiore dopo quella del 1968.
«HO VISTO UNO STUDENTE SCUOIATO». Come ogni anno, avevano sequestrato tre autobus di una linea locale (che poi avrebbero restituito al ritorno), quando, secondo le testimonianze dei superstiti, sono stati intercettati in diversi punti da pattuglie della polizia e gente armata che hanno aperto il fuoco e poi hanno caricato decine di studenti, tutti fra i 16 e i vent’anni, sulle volanti.
Altri sono stati sequestrati durante una conferenza stampa che avevano convocato per denunciare i fatti.
Secondo le testimonianze alcuni corpi sono stati bruciati in vere e proprie pire, altri sono stati torturati, e a qualcuno è andata ancora peggio: «Quando sono tornato sul posto dell’aggressione, ho trovato il corpo di El chilango (soprannome, ndr): gli avevano tirato via la pelle dalla faccia e svuotato le cavità oculari. Sembrava un teschio», ha raccontato ai media, protetto dall’anonimato, uno dei sopravvissuti.

Le prime confessioni e la scoperta delle fosse comuni

Finora sono state arrestate 34 persone (22 di loro sono poliziotti) e il procuratore di giustizia dello Stato del Guerrero, Iñaki Blanco, ha dichiarato che la strage sarebbe stata ordinata e perpetrata dall’emergente cartello Guerreros Unidos, per il quale lavoravano gli agenti della polizia locale.
Le confessioni di uno di questi (che ha confessato di aver ucciso 17 studenti) e di due sicari catturati hanno portato al ritrovamento, nelle vicinanze della città, di sette fosse comuni con almeno 28 cadaveri, che i forensi stanno ancora esaminando per determinare se appartengano a degli studenti scomparsi. José Luis Abarca, sindaco di Iguala, è scappato ed è ancora latitante.
LE MINACCE DEI NARCOS. I narcos hanno risposto alle accuse con dei cartelloni appesi in differenti posti della città, annunciando che se non avessero lasciato liberi i poliziotti arrestati, avrebbero reso pubblici i nomi dei politici legati alla loro organizzazione. «La guerra è cominciata», concludeva il messaggio.
Questa settimana l’indignazione si è riversata per le strade di tutte le principali città del Messico: al grido di «Vivos se los llevaron, vivos los queremos (vivi ve li siete portati via, vivi li vogliamo)», migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni per chiedere la liberazione degli studenti e il chiarimento dei fatti. Si è anche costituito un gruppo di guerriglieri che ha annunciato la creazione di una «brigata di giustizia antinarcos» per combattere i Guerreros Unidos.
Il clamore ha superato le frontiere, e proteste sono state organizzate in almeno una quindicina di città straniere, tra cui Berlino, New York, Buenos Aires, Londra e Madrid.
TANTE PROTESTE INTERNAZIONALI. Ma, soprattutto, ha suscitato reazioni internazionali, e istituzioni e organizzazioni stanno facendo pressioni sul governo messicano perché velocizzi tutte le investigazioni sul caso.
Il governo degli Stati Uniti, l’Organizzazione degli Stati americani (Oea), e l’ufficio dell’Onu in Messico hanno condannato il crimine e hanno intimato alle autorità di chiarire i fatti al più presto.
D’altro canto, associazioni come Human right watch hanno accusato il governo di dare una risposta tardiva e limitata alle sparizioni forzate, mentre Amnesty international ha reclamato protezione per le famiglie dei desaparecidos di Iguala, dato che hanno documentato che stanno ricevendo minacce dalle stesse autorità.

La Normale, dove si diventa «lottatori sociali»

Le famiglie degli studendi scomparsi della Normale, sono in maggioranza contadini e gente umile. Ma quella di Ayotzinapa non è una scuola qualsiasi.
Fondata negli Anni 30 dal presidente Lázaro Cardenas (probabilmente il più socialista dei presidenti messicani), dalle sue aule sono uscite importanti figure dell’opposizione, come il mitico guerrigliero Lucio Cabañas.
OSORNO: «IL RESPONSABILE DEI SEQUESTRI? LO STATO». Il pluripremiato giornalista e scrittore Diego Osorno, che ha frequentato diverse volte e conosce bene la Normale e i suoi alunni, la definisce come «una scuola di lottatori sociali».
E aggiunge: «Il regime attuale non sa come affrontare in un modo democratico chi, da una trincea cittadina, cerca di partecipare al miglioramento della società. A quelli che hanno il potere in Messico fa paura l’idealismo e cercano la maniera per porgli fine».
LA SCUOLA ODIATA DAI PARAMILITARI. La scuola, dice, nelle ultime amministrazioni «è stata attaccata da gruppi paramilitari che operano nel Guerrero sotto la protezione dell’esercito». Addirittura, questo governo aveva proposto un decreto legge per chiuderla.
«Sappiamo che le cause e i responsabili della scomparsa di questi giovani si trovano nello Stato messicano», termina Osorno, «dove per molto tempo si è favoreggiato e permesso che nel Guerrero e altri stati, l’esercito operi fuori dalla legge contro lottatori sociali, aiutato dai corpi di polizia associati al narco ed eretti ad autentiche forze criminali».

Correlati

Potresti esserti perso