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GIALLO 13 Ottobre Ott 2014 1734 13 ottobre 2014

Omicidio Musy, il teste Altana: «Furchì disse che avrei fatto la sua fine»

Torino, l'ex 007 parla al processo. Si cerca la pistola.

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Francesco Furchì, accusato dell'omicidio dell'avvocato torinese Alberto Musy.

Nuovi sviluppi sul processo in corte d'Assise a Torino contro Francesco Furchì, in carcere con l'accusa di omicidio volontario dell'ex avvocato e consigliere comunale Alberto Musy, ferito sotto casa a colpi di pistola il 23 marzo 2012 e poi morto un anno e mezzo dopo in ospedale.
INTIMIDAZIONE IN CARCERE. Il super-testimone Pietro Altana, ex collaboratore dei servizi segreti (condannato per ricettazione ed ex compagno di cella dell'imputato), è stato chiamato dal pm Roberto Furlan, convinto che ciò avrebbe portato consistenti elementi sul caso. «Ti faccio fare la fine che ho fatto fare a Musy», sarebbe questa la minaccia che Furchì avrebbe rivolto ad Altana mentre erano entrambi in carcere.
SI CERCA LA PISTOLA. Secondo il testimone, il presunto omicida pretendeva la restituzione di alcune lettere che provavano suoi contatti con Felice Filippis, l'uomo che, per l'accusa, avrebbe nascosto l'arma del delitto.
Furchì avrebbe indicato ad Altana un capanno in un orto sotto cui sarebbe stata sepolta «una sua pistola». Il luogo è stato scoperto dalla polizia nel corso di una perquisizione e corrisponde alla descrizione, ma l'arma non è stata trovata.
«MI CHIESE DI VIOLARE LE E-MAIL DEL PM». Altana, durante l'audizione nel tribunale di Torino, ha poi raccontato che Francesco Furchì gli avrebbe chiesto di violare le caselle di posta elettronica dell'ex procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, del pm Roberto Furlan, dell'avvocato della famiglia Musy, Giampaolo Zancan e persino dei suoi stessi legali. «Le sue richieste si fecero molto insistenti col passare del tempo perché in precedenza mi aveva fatto un favore», ha dichiarato Altana, che ha sostenuto di essersi rifiutato di violare le e-mail.
«MI DIEDE CONTATTI CON RICICLATORI DI DENARO». Un'altra richiesta che Furchì avrebbe fatto ad Altana, sarebbe stata quella di accedere alla sua e-mail personale per cancellarne l'intero contenuto, dopo averlo salvato su una chiavetta Usb. «Io risposi che ero in grando di farlo», ha spiegato, «ma che non potevo, avrei rischiato dieci anni di carcere». Fuchì gli avrebbe infine proposto di compiere prelievi di denaro su conti correnti di terzi e gli avrebbe fornito contatti con personaggi dell'alta finanza «in grado di riciclare imponenti quantità di quattrini».

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