Maltempo Genova 141013112710
BASSA MAREA 14 Ottobre Ott 2014 0600 14 ottobre 2014

Alluvione a Genova, errori e responsabilità

Cementificazione e incuria da una parte. Lo scandalo Carige dall'altra. La città alle prese con un malgoverno decennale. Politico e finanziario.

  • ...

Genova: fango e detriti raccolti dopo l'esondazione in piazzale Kennedy (13 ottobre 2014).

Dalla storia al fango. Questa la parabola di una città, Genova, bellissima là dove non è stata rovinata, che ha dato un contributo fondamentale alla storia europea, dei traffici e della navigazione ma anche dell’industria, e che oggi è diventata simbolo del malgoverno del territorio.
E non solo del territorio, se si vuole ammettere la vera portata del recente scandalo finanziario della Carige, la vecchia Cassa di Risparmio di Genova. Fango su fango. Il primo da spalare e l’altro, quello finanziario, da coprire.
IL SACCO DI GENOVA. È un territorio difficile, dove torrenti in genere a secco e troppo stretti per smaltire piogge eccezionali si trasformano ogni tanto bombe d’acqua, ma mai prima degli Anni 70, a vergognoso sacco edilizio delle colline ultimato.
Oggi, e senza soluzione da 40 anni, tutto è cemento, le vie dell’acqua non ci sono: sono insufficienti o non sono state fatte. Peraltro in molti grossi quartieri Anni 50 e 60 con 12 mila e più edifici non ci sono in realtà nemmeno strade degne di questo nome, altro che scarichi adeguati. Perché le strade, come noto, non si riusciva a venderle a nessuno e i funzionari comunali non fiatavano perché non di rado erano soci occulti dei costruttori.
CEMENTO BIPARTISAN. Chi faceva il suo dovere, e c’è stato, aveva la carriera stroncata. In Giunta comunale comandava la Sezione Edili di Assoindustria, attraverso un noto notaio-assessore. Poi è arrivata 40 anni fa la sinistra, ma nessuno si è accorto della differenza, se non per l’arrivo delle coop edilizie emiliane che hanno ridotto i grossi costruttori locali di una volta a un ruolo minore. Qualcuno, come si dice a Genova, ci avrà mica avuto il suo interesse? C’è il cemento di destra e quello di sinistra.
La cementificazione e il diverso sbocco al mare spiegano come mai il più grosso bacino del Polcevera fa alla fine meno danni di quello più piccolo del Bisagno, anche se la Valpolcevera è più franosa, come confermano i dati del disastro attuale.
L'IMPATTO SUL CENTRO. Il Bisagno ha gli ultimi tre o quattro chilometri, quando una valle piuttosto stretta finalmente si allarga, immediatamente a ridosso del centro e quindi molto più preoccupante per gli insediamenti abitativi. Che sono stati selvaggi e incontrollati.
Un saggio piano regolatore degli Anni 30 limitava l’altezza dei condominii in collina e creava proprio in Valbisagno sulle alture sopra lo stadio di Marassi, sulla sponda sinistra del torrente, una spaziosa Città Giardino.
QUARTIERI VIOLENTATI. Meno di 30 anni dopo è sorta lì una delle peggiori speculazioni: casermoni enormi senza strade adeguate né spazio per le auto. Un incubo. Altre colline, fino a Quezzi lungo il temibile affluente Fereggiano, altre colate di cemento. In più, dagli Anni 30 è stato coperto l’ultimo tratto del Bisagno, che scompare sotto i binari della stazione Brignole. Una strozzatura nata male perché ipotizzava una portata del torrente in piena inferiore a quella in realtà possibile.
I FONDI BLOCCATI. Adesso tutti parlano delle battaglie legali di ditte escluse che hanno impedito i lavori. Quella che bloccò i miliardi di lire più di 20 anni fa e quella che ha bloccato i milioni di euro dopo l’alluvione del 2011. Ma anche una settimana fa il Bisagno a Molassana, il Polcevera a San Quirico, e corsi minori ma temibili a volte come il Burba affluente di destra del Polcevera poco a nord di Bolzaneto erano invasi da sterpaglie, boschetti con alberi di quattro o cinque metri, e tutti con un letto troppo alto rispetto agli argini perché da decenni mai davvero dragato e ripulito.
LE PRIORITÀ DIMENTICATE. Nessun sindaco, dal 1970 in poi, ha mai detto ai genovesi che avrebbe sturato i tombini, messo i corsi d’acqua in sicurezza e che su questo avrebbe voluto essere giudicato. Nessun sindaco ha mai detto che avrebbe tolto ai dirigenti comunali le inspiegabili «retribuzioni di risultato», nel 2014 un totale di 40 mila euro andati a quattro dirigenti che si sarebbero distinti nel campo della sicurezza idrogeologica.
LA SCOMPARSA DEI VIGILI URBANI. La denuncia è di Enrico Musso, consigliere di opposizione. Nessun sindaco ha mai assicurato che avrebbe riportato i vigili in strada a controllare selciati, tombini, pulizia, giardini, distratti proprietari della enorme popolazione canina (100 mila quadrupedi su 600 mila abitanti). I vigili sono spariti e sono del resto tutti graduati. Viene in mente Locri dove su sette vigili due sono capitani e cinque marescialli. Qui sono quasi 1.000 e sarebbe bello sapere quanti non hanno un grado.
Nessun sindaco, né presidente di Regione, ha mai detto che avrebbe fatto ordine e giustizia nei vergognosi premi che ogni anno premiano tutta la dirigenza, già ben pagata, todos caballeros.
DORIA SOTTO ASSEDIO. Nessun sindaco ha mai detto che è stanco di una città male amministrata e «da oggi si cambia». Marco Doria, l’attuale primo cittadino, ha quindi ereditato due anni fa una situazione pesantissima e il suo torto è stato quello di non dirlo a chiare lettere, di non urlarlo. Adesso rischia un Sic transit Doria mundi.
LO SCANDALO CARIGE. Quanto alla Cassa di Risparmio, o Banca Carige ma i genovesi sempre Cassa la chiamano, è abbastanza semplice. Quanto secondo l’accusa prelevato indebitamente dal Ceo Giovanni Berneschi, fatto gravissimo, è solo la punta dell’iceberg delle perdite. Il grosso, che ha imposto la ricapitalizzazione da 800 milioni chiesta da Bankitalia, è legato a mutui, in parte giustificati in parte no.
Quanto la banca ha perso e perderà? Non si sa, e a meno che qualche magistrato non si dimostri particolarmente tenace, non lo sapremo mai. Né mai sapremo quanti di quei mutui e fino a che punto sono stati concessi, agli amici e amici degli amici, con colpevole accondiscendenza.
LE RACCOMANDAZIONI DI BANKITALIA. La Banca d’Italia raccomandava un anno fa «un ampio ricambio» degli amministratori e una presa di distanze dal «contesto socio-politico», cioè dalle appiccicose città e Regione, di cui la Cassa era diventata ecumenica cassa di compensazione e di mutuo soccorso.
Bene, se si vanno a vedere oggi i vertici di Cassa e Fondazione, a parte il nuovo amministratore delegato Piero L. Montani , si tratta di sperimentatissimi collaboratori o clientes della classe politica ligure, di provata fede. Giustamente sabato 11 ottobre il Corriere della Sera titolava a tutta prima pagina «Il fango di Genova vergogna del Paese».
Il fango da spalare, e quello da coprire.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso